adesso non possiamo piu' nasconderci dietro a un dito.

Griffini Giorgio grigio a MEDIAPOINT.IT
Gio 13 Apr 2000 23:56:22 CEST


Per brevitą non riporto il testo originale ma sono assolutamente
d'accordo che la comparsa del ddl ci mette di fronte ad una
situazione tipo "se qualcuno (la NA) ha qualcosa da dire lo dica ora
oppure taccia per sempre"
(visto che siamo in tema di matrimoni colgo l'occasione per fare gli
auguri al Ns. Presidente...)

Pertanto, e' vitale (se si vuole che la NA venga riconosciuta come
soggetto "autorevole" ) che il contributo ci sia, e sia, pur con le
considerazioni proprie derivanti dalla esperienza sinora acquisita,
consono con le intenzioni del legislatore ovvero cercando di non
soverchiare le ragioni che hanno portato alla stesura dei singoli
commi ma mediando , portando a suffragio elementi anche esterni
alla mera sola opinione della NA, e con il fine di rendere compatibili
tra loro le ragioni, gli atti dispositivi e la situazione reale.

Sinceramente, ritengo il compito arduo e di fine equilibrismo, perche'
scrivere un "position paper"  a 120 mani diventa davvero complicato.
(Ad ogni modo sono moderatamente ottimista...)
Nel caso specifico credo che l'input piu' efficace e di interesse per il
legislatore sia quello delle linee guida, piuttosto che di aspetti tecnici
della registrazione che possono invero essere piu' efficacemente
demandati a chi poi si occupa operativamente della cosa.
In particolare credo che risulti evidente che la corrente formulazione
del ddl si preconfigura come un rafforzamento ed estensione della
protezione dei marchi e questo stride fortemente con l'ambito per il
quale questa legge si applica. Nemmeno WIPO, la "tana"
istituzionale mondiale della protezione dei marchi, nel formulare le
raccomandazioni ha profuso simili "reinforcement" perche' ha
riconosciuto che nel mondo Internet non vi sono solo soggetti
"business" che abbisognano di riconoscibilitą per mezzo di un nome
a dominio ma anche soggetti nel campo del non-
profit,educational,singoli individui,libere associazioni di pensiero,
svago, religiose o quant'altro.
Se riusciamo con il nostro contributo a far recepire questo semplice
ma "basilare" concetto allora le  'idiosincrasie' attualmente presenti
nel ddl si potranno risolvere molto piu' facilmente anche attingendo
alle varie esperienze fatte in altri paesi ove la realta' internet e' piu'
radicata.

Faccio un esempio: l'articolo 1 comma 3 (quello della applicabilitą
per TLD diversi da '.it'). Il principio e'  di per se' lodevole e impone una
regola "morale" di comportamento ovvero il concetto e' : "In italia, chi
occupa (in qualunque sede) abusivamente un nome e' sanzionabile".
Il problema e' che il concetto di "abusivamente" - se non si specifica
meglio - si intende implicitamente quello "italiano". Questo comporta
che la norma sia potenzialemnte o inefficace oppure vessatoria
perche' magari in un altro paese per "abusivamente" si intende
qualcosa di piu' ristretto o piu' ampio rispetto al modello "italiano".
 Saro' ossessivo ma un modello di "abusivamente" applicabile  al
mondo internet e che ha ricevuto ampio consenso e' sicuramente
quello di ICANN ma al momento non riesco ad individuare un sistema
"sufficientemente morbido" per poterlo almeno suggerire come
emendamento all'articolo 1 (riferito dal comma 3) perche' i
presupposti sembrano purtroppo "in primis" riferiti alla protezione di
"marchi" come estensione della regolamentazione corrente da
"terraferma".

Per non dilungarmi termino qui questo intervento per dare modo a chi
legge di "rifiatare".... :)

Cordiali Saluti
Griffini Giorgio.



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