Note a margine del DDL e della relativa relazione

Eusebio Giandomenico eusebio a CORELLI.NEXUS.IT
Sab 15 Apr 2000 01:55:37 CEST


At 10:58 +0100 14-04-2000, Claudio Allocchio wrote:
<...>
>La cosa non mi sembra affatto velleitaria, ma anzi e' il nostro dovere.


In primo luogo mi sembra manchi del tutto la definizione di cosa sia un
nome a "dominio" e di quale sia tecnicamente  la sua funzione (e fin qui
basta fare un taglia&incolla dalla RFCilnumerolosaallocchio).

Poi - seguendo l'ordine espositivo del DDL - all'articolo 1, comma 1.a e
1.b, si usa l'espressione "identici o simili", nel nostro campo - mentre
posso essere d'accordo sul proibire, a chi non ne ha diritto, l'uso di nomi
identici a persone o marchi - non penso si possa estendere il divieto alle
similitudini, in quanto le leggere variazioni del nome a dominio sono
spesso l'unica soluzione per garantire una soddisfacente presenza sulla
rete a realta' omonime (basti pensare come due ipotetiche societa' - Pippo
srl e Pippo scrl - debbano poter registrare due diversi nomi a dominio
distinti da una sola lettera)

Il comma 1.d dello stesso articolo vieta la cessione dei nomi a dominio
senza pero' che in nessun punto del DDL vengano definiti i diritti che
derivano dalla registrazione di un nome, lacuna questa molto pericolosa.
Penso sarebbe meglio specificare - dopo aver definito cosa sia un dominio
ed a cosa serva - se la registrazione di un dominio sia una concessione,
un'assegnazione, un acquisto o altro. Il principio che soggiace alle
attuali norme mi par di ricordare consideri di proprieta' pubblica tanto il
registro quanto i nomi in esso inseriti, che vengono quindi concessi in
uso, senza diritto di cessione, ad un dato ente. Sempre lo stesso punto
vieta poi la registrazione di nomi se utilizzati per recare danno. I danni
arrecabili con mezzi di comunicazione penso siano gia' ampiamente previsti
dall'ordinamento, il passaggio potrebbe quindi essere tranquillamente
defalcato.

Il comma 1.e infine introduce una variante fantasiosa al tema della
similitudine di cui ai commi 1.a e 1.b , se ne potrebbe dedurre - al limite
- che il dominio finestre.it sia assolutamente irregistrabile in quanto
potenzialmente lesivo del detentore di un marchio registrato avente lo
stesso significato in lingua inglese (che so' Windows), oltretutto,
trattandosi di un lemma di uso comune, per un italiano sarebbe impossibile
anche da registrare come marchio, il che lede gli interessi delle nostre
imprese.( e sposa la folle direttiva WIPO sui "marchi famosi" che ci
ritroveremmo cosi' preregistrati in quanto tali ed in tutte le possibili
traduzioni permutate per tutti i TLD. Qualcuno sa' come si dice "finestre
in swaili?)

Passando ora al comma 2 dell'art.1, questo commina pene retroattive, in
quanto non punisce le registrazioni (nuove) ma l'utilizzo, pertanto un
soggetto che ha assegnato da 10 anni un nome a dominio -finora mai
contestato - potrebbe vedersi comminati 60Ml di multa. Non e' carino.

Infine nell'intero articolo manca qualsiasi riferimento alle testate
giornalistiche registrate(telematiche e non) che aggiungono un'ulteriore
variante ai conflitti fra marchi omonimi registrati per categorie
differenti.

L'art.2 istituisce un'anagrafe di nomi a dominio, inaudita l'Accademia
della Crusca, penso sarebbe preferibile una denominazione del tipo
"Pubblico Registro" mutuata da quello automobilistico o delle imprese,
lasciando il lemma "Anagrafe" al compito che l'uso comune ha definito,
ossia di registro relativo ad una data popolazione del mondo animale (umana
o canina che sia) e questo pur riconoscendo la sovrapposizione di
significato data la provenienza etimologica del lemma dal greco Anagraphe'
(appunto Registro), oltretutto una simile scelta sarebbe piu' affine alla
denominazione anglofona di Registry.

Entrando invece nel merito occorre qui evidenziare come una cosa sia il
Registro "detenuto" dal CNR, un'altra le azioni che il CNR compie come RA,
questo per porre fin d'ora le basi ad uno scenario - che tutti speriamo
prossimo - di molteplici RA - in concorrenza fra loro ed autorizzate ad
iscrivere nomi nel Pubblico registro. Scelta questa sicuramente piu'
efficiente del debole comma 3 dell'art.1 posto li' ad esorcizzare
un'evoluzione tecnologica talmente rapida da vanificare la legge (meglio
sarebbe limitare il DDL al solo Internet demandando ad altre azioni
specifiche la regolamentazione di eventuali prossimi "servizi in rete").
Sul comma 4 dell'art.2 - come gia' evidenziato in lista - meglio seguire
strettamente le attuali regole di naming che prevedono - oltre alla
raggiungibilita' del DNS - anche la disponibilita' dell'account postmaster
(visto che il NIC italiano e' - in questo - fra i piu' efficienti al mondo
evitiamo di disperdere tale patrimonio).

Concludo con un epitaffio per la NA.

Proprio ora che dopo anni di lavoro il NIC italiano aveva raggiunto la sua
ottimale configurazione - scindendo la funzione della Naming Authority da
quella della Registration Authority - tanto da poter essere considerato fra
i piu' avanzati del mondo, il nostro legislatore, invece di promuovere il
modello italiano in sede europea, come sistema ideale per la gestione del
futuro TLD .eu, trema e indietreggia lasciando che la tecnologia avanzi e
con essa quanti propongono linee guida atte a rallentare lo sviluppo della
rete europea a tutto vantaggio di chi in vantaggio gia' e'.
(gli epitaffi sono di norma scarsamente intellegibili)

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Questo sproloquio e' disponibile su richiesta in formato HTML con DDL,
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Eusebio Giandomenico
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