Reply a E.Fogliani: Ossessioni e commenti

Griffini Giorgio grigio a MEDIAPOINT.IT
Dom 20 Feb 2000 01:05:01 CET


(BREVE PARENTESI OSSESSIVA)

Vedo che solo ora si paragonano i problemi che ci sono nel campo
della registrazione dei nomi a dominio ad analoghe problematiche nel
campo dei marchi....
Cosa sara' mai successo ?

Nelle nostre regole si sono abbastanza bellamente ignorate le
indicazioni della massima autorita' mondiale sul tema...
la World Intellectual Property Organization (WIPO) con sede a
Ginevra che ha "casualmente" preparato un report di 170 pagine tra
body e allegati dal titolo "THE MANAGEMENT OF INTERNET
NAMES AND ADDRESSES: INTELLECTUAL PROPERTY ISSUES".
(e se qualcuno se lo ricorda.. anche con il nostro contributo...)

Ma a noi non interessa proprio vero ?

(CHIUSA PARENTESI)

Scusatemi la parentesi ossessiva (atto dovuto) e proseguo con il
commento:

> Salve!
>
>         Ho seguito con molto interesse il lungo dibattito sulla questione
> Grauso e le varie proposte di modifica delle attuali regole di naming.
>
>         Pur esecrando il comportamento di tale signore e comprendendo i seri
> motivi che spingono alcuni maintainer a fare tali loro proposte,
> vorrei invitare tutti a riflettere su alcuni aspetti che, secondo me,
> sconsigliano avventate modifiche alle regole di Naming sull'onda
> emozionale di questi avvenimenti.
>
>         Ve ne sottopongo alcuni:
>
> 1) Per gli aspetti che qui interessano, le nostre regole di naming
> sono analoghe a quelle per la registrazione dei marchi. L'ente che
> registra il marchio controlla solo che il marchio non sia gia'
> registrato, esattamente come la RA controlla che il dominio non esista
> gia'. La situazione odierna si potrebbe quindi verificare anche in
> tema di marchi, in quanto chiunque potrebbe prendere e cominciare a
> registrare come marchi tutti i nomi dei cittadini italiani.
>

C'e' una sostanziale differenza ... il marchio e' "protetto" da leggi
nazionali e da adesioni reciproche a trattati internazionali...
per i nomi a dominio invece non v'e' una legislazione cosi' evidente.

> 2) In effetti, cio' si e' in passato verificato, ma e' stato lo stesso
> mercato a far giustizia degli accaparratori. Cosi' come una parte
> minima delle persone e' interessata a registrare un marchio che abbia
> il proprio nome, cosi' una minima parte degli italiani e' interessata
> a un dominio con il proprio nome. Gli accaparratori si renderanno
> quindi presto conto che il gioco non vale la candela (specie se la RA
> gli presentera' subito il conto...)
>

Certo, e' comunque il mercato a fare giustizia... ma se cio' deve
significare non introdurre delle regole a maggior tutela di chi ha
maggior diritto a registrare un nome a dominio senza dover ricorrere
a soluzioni "giudiziali" della magistratura ordinaria... sopratuttto in
Italia....mi sembrerebbe invece un atto dovuto... non un disturbo.

> 3) La migliore reazione, a mio avviso, non e' quella di contingentare
> o porre limitazione o ostacoli alla registrazione (che poi si
> ripercuotono su di tutti), ma di reagire con decisione agli abusi. Se
> chi ha diritto al nome a dominio non cede al ricatto e pretende cio'
> cui ha diritto, vedrete che gli accaparratori scompariranno (come sono
> ridotti al minimo gli accaparratori di marchi), perche' il costo delle
> contestazioni gli risultera' molto maggiore di quello che
> guadagneranno.
>

Tutti chi ? I maintainer ?
Se gli ostacoli sono uguali per tutti ..ai maintainer - come si dice in
quel di Roma - "non puo' fregar de meno..".
Sono i registranti che sicuramente preferirebbero essere
maggiornente tutelati.... solo che non li abbiamo mai presi in
considerazione direttamente...
Nella attuale situazione se il soggetto che vuole fare valere il proprio
diritto puo' solo ricorrere alla magistratura - scusate i termini - allora
gli cascano le braccia (o peggio)  e rinuncia.... infatti credo che pochi
soggetti siano cosi' determinati da sopportare un procedimento civile
di almeno 3-4 anni....

> 4) La legge perfetta non esiste. Il detto popolare "fatta la legge
> trovato l'inganno" riflette un dato di esperienza storica, secondo cui
> le leggi, anche le migliori, possono essere aggirate in qualche modo.
> E' quindi difficile che una modifica affrettata alle regole di naming
> risolva d'incanto il problema, senza crearne altri e piu' gravi.

BURP (ahem.. scusate.. ma ho mangiato la foglia) .
OK...Allora lasciamo le cose cosi' come stanno in modo che le
possa *finalmente* sistemare almeno un po' meglio qualcun'altro...

> 5) Di solito le norme approvate sulla scia dell'emergenza risolvono
> ben poco il caso per cui sono state emanate, ma creano ostacoli,
> impicci e burocrazia per il futuro in situazione normale.

Un ccTLD non-restricted in questo preciso momento non e' proprio
una situazione "normale"....sopratutto in assenza di minime misure
anti-squatting che non coinvolgano le sedi giudiziarie...

>         Con questo non voglio dire che le norme attuali non siano
> perfettibili; sono state pero' pensate e ponderate pensando ad una
> situazione normale, e cosi' penso dovrebbero essere impostate.
>

Se lo si vuole veramente si puo' utilizzare lo strumento delle "norme
transitorie" fintanto che la situazione non diventi davvero "normale"....
Se pero' non si intende fare nulla ...
....si fa anche prima.... basta fregarsene...(e funziona...)

Cordiali Saluti
Griffini Giorgio


e-Mail: grigio a mediapoint.it
e-Mail: griffini.giorgio a enel.it



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