Accaparramento e Squatting : Due cose distinte

Piero Serini piero a ESI.IT
Mar 4 Gen 2000 11:19:48 CET


Ciao.

Quoting from Griffini Giorgio (Tue Jan  4 03:22:45 2000):
> Commento una affermazione di Piero Serini
>
> > Infatti in presenza di una eventuale norma di legge (che  tuttora
> > mi   sfugge)   non   e'   piu'   necessario   parlare  in  merito
> > all'accaparramento dei  nomi  a  dominio  (o  squatting  per  gli
> > anglofili), e si puo' rivolgere l'attenzione della lista ad altri
> > temi.
>
> Accaparramento e Squatting sono due cose ben distinte.
>
> Lo Squatting.
>
> Letteralmente e' 'occupazione abusiva' e nel campo dei nomi a
> dominio si riferisce ad attivita' di registrazioni di nomi a dominio per
> i quali non si possiedono titoli che invece sono posseduti da altri.

Che dal 15 dicembre non sono piu' un problema della RA, dal
momento che le regole prevedono che si possano registrare
infiniti nomi a dominio. Abbiamo voluto togliere il limite?
Lasciamo allora ai tribunali il loro lavoro.

> In questo ambito rientrano eventuali nomi uguali o simili a marchi
> registrati, nomi di aziende magari concorrenti. Tale pratica e' un
> evidente forma di usurpazione di titolo e per intenderci, negli Usa,

Dal momento che si puntualizza, giustamente, sui termini, puntualizziamo.

Per usurpazione di titolo si intende l'uso abusivo di titoli
e qualifiche (es. dottore, cavaliere, ecc.). A emnte dell'art. 498
C.P. infatti:

498 - usurpazione di titoli o di onori.

Chiunque abusivamente porta in  pubblico  la  divisa  o  i  segni
distintivi  di  un ufficio  o  impiego  pubblico,  o  di un Corpo
politico, amministrativo o giudiziario, ovvero di una professione
per  la quale e` richiesta una speciale abilitazione dello Stato,
ovvero indossa abusivamente in pubblico l'abito eccelsiastico, e`
punito con la multa da lire 200.000 a 2.000.000.

Alla  stessa  pena  soggiace  chi  si  arroga  dignita'  o  gradi
accademici,   titoli,  decorazioni,  o  altre  pubbliche  insegne
onorifiche, ovvero qualita'  inerenti  ad  alcuno  degli  uffici,
impieghi o professioni, indicati nella disposizione precedente.

La condanna importa la pubblicazione della sentenza.

Per gli appassionati, vedasi anche L. 475/25, R.D. 1592/33,
L. 262/58 e loro succ. mod.

> dove sono piu' sensibili, sta per essere o forse e' gia' stato
> approvatoa una legge che lo punisce con severe pene pecuniarie
> (se non mi ricordo male circa 100.000 dollari.)

L'informazione e` interessante. Se puoi darmi un riferimento (anceh
per mail privata se preferisci) mi documento. In linea di principio,
e riservandomi di meglio argomentare, sono pero' sfavorevole ad una
americanizzazione del nostro sistema.

Trovo inoltre assai poco applicabile  una  norma  del  genere  in
quanto  di  fatto bloccherebbe ogni richiesta di registrazione da
parte di quanti non sappiano  o  non  vogliano  fare  un  ricerca
preventiva  in  materia  di  tutela  del  marchio  per opporre ad
eventuale contestazione il proprio  diligente  comportamento  (si
ricordi  che  essendo  di diritto romano abbiamo principi diversi
dalla common law applicabile nei paesi di diritto anglosassone).

> L'Accaparramento
>
> Modalita' di registrazione in quantita' rilevanti di nomi a dominio
> senza che ne venga fatto un uso diretto ma eventualemnte

Condizione difficilmente provabile.

> effettuata nell'intento di poi far salire il prezzo per chi necessiti 'per
> ragioni di marketing' un nome di un certo tipo o foggia.
> Aldila' della efficacia commerciale, l'accaparramento non
> necessariamente corrisponde a violazione a meno che i nomi
> accaparrati non rientrino nel caso delle categoria per cui si parli di
> squatting.

Violazione, come detto, di che? Di supposti diritti che  comunque
devono  essere ratificati da un tribunale su ricorso degli aventi
interesse.  Ripeto, e` materia di competenza  della  magistratura
civile, non certo della RA o della NA.

> Per intenderci, accapparrare nomi del tipo  'avvocati.it' o
> 'meccanici.it' e' perfettamente lecito perche' non esiste soggetto
> specifico che abbia titoli sufficienti per dimostrare di avere diritto ad
> un uso privilegiato di tali nomi.
>
> Della vendita dei nomi a dominio.
>
> Un nome a dominio non si puo' vendere, pero' non e' difficile
> sostenere che di fatto si possa.
> Lo si puo' chiamare indennizzo versato a favore del cancellante per
> gli oneri che egli deve subire a causa dell'invito a cancellare la
> registrazione che gli viene fatto da chi poi fara' la nuova richiesta.

Anche qui mi sembra materia non di cometenza della RA  ne`  della
NA.   Ricondeurrei la fattispecie al contratto avente per oggetto
obbligazioni di fare. Tale contratto mi  sembra  nel  caso  senza
dubbio  lecito,  e  difficilmente  un  contratto  con  la RA puo'
limitare la capacita' di contrarre di terzi.

Attendo pero` il parere di qualche professionista in merito.

> Salvo che non si pensi a mettere in quarantena lunga i nomi
> cancellati od anche a 'bruciarli' non vi sono artifizi legali che
> possano impedirlo....

Gia' che il c.d. namespace non e` infinito, se anche lo riduciamo
in questo modo siamo fritti.

> (e i metodi suggeriti comunque lo scoraggiano solamente)

E  si  torna  alla  mia   domanda:   dove   sta   l'*illegalita'*
dell'*intenzione*?   Ma  mi  sembra  evidente  si trattasse di un
errore nella formulazione.

Bye,
--
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