Reply (breve) a G.Just: La rigorosita' e' un "male" necessario

Griffini Giorgio grigio a MEDIAPOINT.IT
Sab 15 Gen 2000 00:53:39 CET


Cerco di non alluvionare.....:)

> Mi pare che la posizione per cosi' dire *rigorista" manifesti una
> tesi semplice e ferrea: le LAR devono essere *in tutto e pertutto"
> conformi al modello depositato.
> I *possibilisti*, invece, ritengono che ci sia un margine di
> variabilita'  laddove gli eventuali errori ammissibili (con
> conseguente possibile correzione su segnalazione della RA)
> rientrino nella categoria degli errori *formali*
> (scrivo una data sbagliata, dimentico di riportare sotto la
> firma il ruolo ricoperto che e' comunque specificato nel
> testo della LAR, ecc.)
> Scusate la semplificazione ma direi che sostanzialmente
> ho letto cosi' le due tesi antitetiche.

Sono assolutamente d'accordo sulla sintesi sulle due correnti di
pensiero.

L'enfasi che pongo sulla rigorosita' e' dettata dall'esperienza
personale.
Da ormai oltre 10 anni predispongo standard tecnici interni (che
comprendono anche i collegati aspetti procedurali e organizzativi)
dove per "interni" intendo relativi ad aspetti che interessano l'intero
parco tecnico-funzionale di ENEL su base nazionale. Per
intenderci meglio sono standard che vanno applicati sui grandi
numeri (>40000)  e vi posso assicurare che essere rigorosi non e'
un vezzo ma una necessita'.
Se la standardizzazione e' affidata solamente ad uno strumento
tecnico (senza coinvolgimento  'umano' ) normalmente non vi sono
grandi difficolta'. Se invece nella catena che permette di pervenire
ad una standardizzazione (applicazione di norme) vi sono interventi
'umani'  le norme devono essere predisposte per difendersi da due
tipi di soggetti: i distratti ed i furbi.
Il distratto disattende "geneticamente" una norma ma una volta
fatto rilevare la applica volentieri - perche' riconosce che e'  una sua
carenza - e solitamente (eventualmente con un po' di education)
poi non commette in seguito analoghi leggerezze.
Il furbo invece, o si finge distratto, ma si capisce perche' poi non la
applica volentieri, oppure si aggrappa a tutte le possibili aree di
incertezza delle norme pur di sostenere la propria ragione
comportamentale (resistendo quanto puo' alla non applicazione).
Essere rigorosi non significa essere inflessibili, perche' il buon
senso esiste comunque.. Si puo' essere "possibilisti" l'importante
e' che dove ci sono margini di discrezionalita' essi vengano
esplicitati in maniera puntale.
Essere possibilisti inoltre e' anche piu' oneroso per il 'normatore'
perche' si assume lui in proprio la fatica di analizzare i gradi di
flessibilta' "opzionale" che pone nelle norme. Le norme risultano
migliori ma costano molto di piu' (anche solo come tempi di
stesura). In alcuni casi assumersi questo costo aggiuntivo e'
ragionevole,fattibile e auspicabile in altri casi puo' anche diventare
tecnicamente impossibile.

Per contro, sui grandi numeri, gli effetti di regole 'lasche' (ovvero
"flessibili" per carenza e non per "progetto"), diventano
progressivamente ingestibili nel breve-medio termine e addirittura
caos totale nel lungo.

Cordiali Saluti
Griffini Giorgio

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