Sulle possibili lamentele per IANA

Griffini Giorgio grigio a MEDIAPOINT.IT
Sab 15 Gen 2000 02:28:56 CET


Esprimo un parere in merito ai messaggi di:

----- Luca Sambucci:

> Se e' vero che ci si deve rivolgere alla IANA per segnalare
disservizi sulla
> gestione del TLD .it che dall'interno noi provider non riusciamo a risolvere
> (e si', perche' io sento solo persone lamentarsi, e non mi sembra che la
> situazione stia migliorando) allora perche' non lo facciamo?
>

----- Alfredo Cotroneo:

> Arrivo al punto : discutendo on-line con alcuni
> "esperti" d'oltre oceano si era giunti alla
> conclusione che, cosa mai accaduta prima, ma pur
> possibile e prevista nei testi dei "padri fondatori",
> alias RFC, il mandato alla Registration Authority /
> GARR / IAT *potrebbe* essere revocato *SE* un numero
> considerevole di utenti del dominio .it si
> lamentassero del mal funzionamento del registro.
> Ripeto i *SE* in quanto come potete intuire la
> procedura di revoca e' altamente discrezionale e
> spesso molto contano le "entrature" ai vari livelli
> in tali organismi internazionali.
>


C'e' un piccolo problema.... faremmo una brutta
figura.... La causa delle inefficienze dell'attuale
meccanismo di registrazione e' prevalentemente dovuta
ad una errata valutazione degli effetti delle nuove
regole soprattutto da parte di chi le ha predisposte
(NA) e chi concorda con RA gli investimenti ed
evoluzioni tecniche che il 'sistema di registrazione
deve avere (Comitato dei Contributori).
Se in concerto con il Comitato dei Contributori la RA
si attrezza (per le nuove regole) per ricevere solo un
15% in piu' di richieste vogliamo dare la colpa solo
alla RA?
Se la NA predispone regole e scadenze non studiando a
dovere gli effetti sulla parte operativa e' solo colpa
della RA?
Per via delle clausole contrattuali con i maintainer la
RA e' - di fatto - nella posizione :
"Io non ci guadagno ---> Voi dite ---> Io faccio"

Se - come maintainers - ci si va a lamentare da IANA si
fa solo una brutta figura, credetemi.

Il processo di passaggio ad un ccTLD "open" sarebbe
dovuto avvenire per gradi per diversi motivi:
- I gTLD "open" correnti sono cresciuti insieme alla
crescita della domanda di registrazioni e hanno avuto
progressivamente il tempo di adeguare le loro strutture
tecniche. Noi arriviamo quando il treno e' gia' in
corsa....
- Il disinteresse nell'assicurarsi che la struttura
tecnica fosse in grado di reggere a tale tipo di
passaggio e'stato pressoche'totale soprattutto da parte
di chi per primo ne ha il diretto contatto.

Si sarebbe dovuti studiare meglio gli effetti
dell'attuale "domanda" , verificare se gli strumenti
(normativi e tecnici) cosi come predispoti fossero
adeguati facendo eventualmente gli interventi opportuni
e tutto questo procedendo per gradi (cioe' non
allargando ad una data X la base dei soggetti che
potessero effettuare le richieste da 4 a 200 milioni)
predisponendo eventualmente contigentamenti, periodi
pilota, verifiche. Quindi con la dovuta 'confidenza'
passare in 'esercizio'....

Invece e' prevalsa l'idea : "vogliamo tutto e subito".
Eccoci accontentati.

Credo non sia opportuno andare a lamentarsi per
problemi che noi stessi abbiamo (probabilmente
involontariamente) creato.

O meglio... se qualcuno vuole farlo a titolo di gruppo
lo faccia pure ...purche'mi dia almeno la possibilita'
(se e' un gruppo di cui faccio 'nominalmente' parte) di
dissociarmi personalmente dalla protesta.

Cordiali Saluti
Griffini Giorgio

e-Mail: grigio a mediapoint.it
e-Mail: griffini.giorgio a enel.it



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