Reply a P.Zangheri: "se-me-lo-vendi-lo-compro.it"

Griffini Giorgio grigio a MEDIAPOINT.IT
Gio 20 Gen 2000 04:58:12 CET


Commento:

> Maurizio Codogno wrote:
>
> > D'altra parte, non so nemmeno se i maintainer vogliano davvero che
> > la RA ostacoli/sanzioni un'azione del genere. Rimettendo il cappellino
> > da Diretur, sono sempre disponibile a discutere su proposte piu`
> > serie di quella da me prospettata per trovare una soluzione decente.
>
> Proviamo...
>
> Ammettiamo che esista una domanda ed un offerta di domini .it.
> Ammettiamo che come in tutte le occasioni in cui domanda ed offerta
> possono incrociarsi nasca un mercato.
> Ammettiamo che un mercato dei domini .it esista, nonostante le regole
> che vietano tale vituperata abitudine.
>
Infatti, credo proprio che esista... e che non ci sia possibilita' di fare
in modo che non ci sia...

> Qualsiasi testo di economia ci spiega che la "forza" del mercato è
> inarrestabile, e che ad esso nulla puo' opporsi.
>
> E allora perchè, dico io, non rendiamo "lagale" la compravendita di
> domini,
Perche' e' gia' legale....infatti uno si fa pagare per "cancellare" la sua
registrazione. (Poi, visto che chi ha pagato e' interessato al nome
che ora e' libero invia la richiesta di registrazione subito dopo..)

> fatto salvo il fatto che se due persone decidono di concludere
> l'affare, attivano un'apposita procedura presso la RA e pagano una
> "tassa" di lire 1.000.000, da devolvere per lo sviluppo della cultura
> informatica nel nostro paese, per dotare la NA di un bilancio,

Ci avevo pensato anche io ma ho desistito per due motivi...
1 - Non esiste una procedura di 'trasferimento'  con unico mandato.
Bisogna prima che il primo registrante cancelli il nome e poi che il
secondo invii la richiesta di registrazione
In questo modo non c'e' possibilita' di correlare formalmente i due atti
e non credo si voglia sguinzagliare investigatori privati se ci sono
stati trasferimenti in denaro (od oro, gioielli,uranio, beni mobili ed
immobili) tra le parti.
2 - Non scoraggerebbe la vendita..perche' sarebbe solamente una
spesa che verrebbe fatta probabilmente ricadere sul compratore...
(se vuoi il nome ti sorbisci tu la "tassa") oltre a costituire una
aggravio per chi viene colpito da "squatting"

Certo e' che si raccoglierebbero comunque un sacco di fondi....
pero'  credo sarebbe considerato come un balzello poco congruente
all'ottica attuale di "copertura delle spese"

> ... organizzare la miglior festa dei Maintainer del pianeta o per
finanziare
> il centro studi "Zangheri" per il miglioramento della qualità di vita di
> coloro che non stanno mai zitti ? (Su quest'ultimo punto mi aspetto
> almeno l'appoggio di Nosenzo, Griffini e Fogliani , tra gli altri).

OK. ma piu' che un centro studi preferirei una casa di riposo....
Mi raccomando che ci siano i flipper come quelli di una volta....

>
> So già che i problemi sono molti, soprattutto per quanto riguarda la
> tassa, ma una volta tanto non potremmo prendere posizioni esenti da
> ipocrisie ?
>
> Tanto non sarà mai possibile impedire la compravendita di un dominio.
>
Infatti, essendo il ccTLD '.it' praticamente diventato un gTLD e'
abbastanza anacronistico riaffermare ogni volta che il nome a
dominio non si puo' vendere... Ci sono decine e decine di modi di
"non vendere" un nome e comunque  concederne "legalmente"  l'uso
ad un terzo...
L'unica cosa che invece deve essere ribadita ogni volta e' che il nome
viene "concesso in uso" al registrante per identificare un oggetto
esistente in rete ed eventualmente (aggiungendolo nelle regole) che il
nome puo' essergli revocato o traslato anche per ragioni di.
razionalizzazione dello spazio dei nomi. (In modo da avere lo
strumento per recuperare i futuri nomi riservati gia' registrati da
qualcuno senza aspettarne la spontanea cancellazione come invece
si deve fare adesso)

Riassumendo, sono concorde con te che e' un po' ipocrita ribadire
che la registrazione di un nome a dominio non si vende (pensando
cioe' che non puo' essere oggetto di trattativa commerciale).
L'unica cosa che ci spetterebbe fare e' pero' predisporre (per una
sorta di dovere morale) dei meccanismi o regole che prevengano i
fenomeni di "cybersquatting" e le attuali regole sono assolutamente
carenti.(carenti=eufemismo)
In che punto e quanto sono carenti lo potete agilmente trovare sul
report di WIPO (lo so, sono noioso)

Cordiali Saluti
Griffini Giorgio


e-Mail: grigio a mediapoint.it
e-Mail: griffini.giorgio a enel.it



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