R: Nomi a dominio: business o esigenza?

Riccardo Roversi rroversi a SLA.IT
Ven 2 Giu 2000 13:01:52 CEST


Buongiorno.

Ho la sensazione che le perplessità che sono state manifestate negli ultimi
giorni in merito alla maggiore (o minore) apertura del "mercato" dei domain
names sia strettamente collegata al timore che ad "apertura" corrisponda
necessariamente "abuso".

E' sicuro che un mercato (nel senso economico del termine) è un luogo molto
più esposto ai rischi di abusi rispetto ad una situazione in cui (quanto
meno formalmente) vige il divieto del mercato.  Questo è tanto vero che da
oltre un secolo esistono le leggi antitrust, ovvero quelle leggi che,
appunto, reprimono gli abusi (o i rischi di abuso) dei soggetti forti su un
dato mercato.

E' però altrettanto vero che tentare di mantenere un divieto di commercio è
un'impresa ardua, come dimostra - ad esempio - il sostanziale fallimento
delle leggi che tendono a controllare i canoni delle locazioni abitative
(tutte regolarmente eluse perchè tentavano di eliminare un mercato che,
invece, esisteva).

Non credo siano opportuni i riferimenti al commercio di sostanze
stupefacenti, armi, schiavi e donne bianche...  Stiamo parlando della
possibilità di consentire la cedibilità dei domain names il che, in sè, non
ha alcuna connotazione morale negativa.

Il vero problema, come dicevo in esordio, è quello del rischio di abusi.

Se questo è il vero problema, la risposta a mio parere corretta non consiste
nel mantenere il divieto, ma piuttosto nell'introdurre sistemi di
repressione degli abusi quanto più efficienti possibile.  Da questo punto di
vista, efficienti significa:

- rapidi (non a caso al primo posto);

- stabili (decisioni non contraddittorie);

- trasparenti, imparziali e controllabili;

- qualificati.

In altre parole, e per concludere, la decisione sulla cedibilità, o meno,
dei domain names può essere influenzata da fattori politici, ideologici,
convinzioni personali ecc.  Ma detta decisione non dovrebbe essere
influenzata in maniera determinante dalla riflessione sulla repressione
degli abusi.

A ben vedere, infatti, gli abusi (che comunque ci sono) vanno repressi anche
in una situazione in cui la cedibilità è vietata.


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Riccardo Roversi
Studio Legale Abbatescianni
Tel +390255183148 Fax +390255014830
www.sla.it







----- Original Message -----
From: Maurizio Codogno <mau a beatles.cselt.it>
To: <ITA-PE a NIC.IT>
Sent: Friday, June 02, 2000 12:20 PM
Subject: Re: Nomi a dominio: business o esigenza?


> > > > 3) Qualunque soggetto ha diritto alla visibilita' su internet
> > > > per tramite di un nome a dominio.
> > >
> > > Ho dei dubbi su questo punto, anche perche` non e` detto che debba
> > > essere un dominio di secondo livello, che abbia il diritto di
> > > scegliersi il nome, ecc. (non sto proponendo nulla del genere..)
> > >
> >
> > OK. Ma se un qualsivoglia soggetto ha un oggetto sulla rete credo sia
> > doveroso consentire che tale oggetto venga identificato per mezzo di un
> > nome a dominio (di secondo,terzo...quinto livello che sia)
>
> No.
>
> Esempio cretino:
> Il governo Berlusconi fa sua la proposta dalemiana di un Portale Italia,
> e decide che io ho gratuitamente
> http://portaleitalia.it/maurizio_codogno_00001/
> con possibilita` di redirect a un mio sito, oppure di mettere CGI,
> posta e quant'altro...
>
> Un conto e` definire l'identificazione, un conto e` dire che
> deve essere fatta mediante un nome a dominio.
>
>
> > > E` difficile valutare quant'e` questo numero. Io sono un matematico,
> > > e trovo che gli unici numeri "sensibili" sono 0, 1 e infinito...
> >
> > Proprio perche' non e' facile il computo che proponevo una soglia
> > rivedibile in modo da consumare "namespace" solo in base alle
> > necessita' diffuse e non in base alla azione degli (spero pochi)
> > accaparratori.
>
> Continuo a non pensare che un limite sensibile si riesca a trovare
> (e peggio ancora a gestire nel tempo). Se qualcuno vuole provare a
> fare esempi numerici...
>
>
> > Il concetto di fondo del 6 e' lo stesso per cui se alloco qualcosa
> > che non uso non utilizzo in modo razionale il "namespace". Credo tu
> > abbia presente i  apiri di "intenzione" che bisogna fornire quando
> > chiedi ti venga assegnato un blocco di indirizzi IP (v4).
> > Li' la carenza e' molto piu' critica
>
> Li` - data la politica di allocazione - la carenza e` *davvero* critica.
> I quattro miliardi di indirizzi IP esistono solo *molto* in teoria.
>
> > ma tieni conto
> > che (e qui commento la obiezione al 7) i nuovi gTLD nascono proprio per
la
> > carenza ormai riscontrabile da chiunque di trovare nomi che consentano
una
> > "ragionevolmente facile" identificazione sul TLD '.com'.
>
> Peccato che poi vogliano il Sunrise Period :-(
>
>
> > perche' allora tutto questo interesse nell'attivare dei nuovi gTLD se
> > l'occupazione corrente e'  meno dell' 1% dei "nomi sensati disponibili"
?
>
> Sarebbe interessante scoprire *chi* e` interessato ad attivare i nuovi
> gTLD :-)
>
>
> > Sono d'accordo che non e' solo il nome a fare il successo di una
iniziativa.
> > (un esempio per tutti : amazon.com). Tieni presente pero' che per certi
> > tipi di
> > business spesso il nome diventa un irrinuciabile strumento di marketing
per
> > la capacita' che ha, qualora uno lo scelga opportunamente, di diventare
un
> > segno distintivo e di facile ricordabilita'.
>
> Certo. Tutta la normativa sui marchi e` nata per questo. Ma un nome
> a dominio non e` un marchio.
>
> > esiste un limite
> > numerico ben preciso di "modelli ornamentali" che un soggetto puo'
> > sottoporre a registrazione. [...] che riportato nel
> > nostro ambito corrisponde di fatto al "nome" che e' costituito da
oculata
> > scelta di vocaboli (o accostamenti di ) di uso comune scelti per rendere
> > distinguibile ed identificabile rispetto ad altri un oggetto sulla rete.
>
> Mah. Ho provato una volta, cosi` per gioco, a vedere cosa si poteva
> fare e mi sembrava ci fossero troppe combinazioni simili.
>
>
> > > .. compatibilmente con la semplicita` di registrazione "non abusiva".
> > > Preferisco un po' di abusi a un peggioramento della registrazione tipo
> > > perche` occorre andare a farsi lo scan della retina :-)
> > >
> > OK . Purche' la semplicita' di registrazione non diventi un alibi per
non fare
> > scelte poco popolari per la platea a cui le si presentano (in
maggioranza
> > Maintainer).
>
> Nel qual caso saremo buttati a mare a ottobre :-)
>
>
> > > Una mia proposta era stata di contingentare il numero di
> > > richieste *per unita` di tempo*, ma purtroppo non e` stata
> > > approvata... non si puo` avere tutto dalla vita :-(
> > >
> > Certo non si puo' avere tutto ma forse contingentare "per unita' di
tempo"
> > era troppo oneroso (come impegno di misuazione puntuale protratto nel
> > tempo) e non spostava il problema se non sull'asse temporale.
>
> Beh, l'onerosita` significava aggiungere una modalita` di ricerca
> nella base dati, e non so in realta` quanto risolvesse il problema.
> Ma non rivanghiamo queste cose.
>
> > Quello che ho proposto io non impedisce che la registrazione dei nomi
> > diventi un business di "rivendita" (come molti pensano magari di fare ma
non
> > vogliono dire cosi' apertamente) ma semplicemente fa in modo che diventi
> > eventualmente possibile solo se una sensibile parte della comunita' dei
> > soggetti interessati alla registrazione dimostra uno specifico interesse
a
> > proposito. [...]
> > Quello che voglio sottolineare e' che ritengo sbagliato in via di
principio
> > consentire "formalmente" ad un solo soggetto l'allocazione dell'intero
> > "namespace" (cosa che, soldi permettendo, e' attualmente possibile)
>
> Non so... e` come dire che non deve essere concesso formalmente che
> all'asta dei bot un soggetto li prenoti tutti. Mi sembra un po'
> complicato in pratica...
>
> ciao ,.mau.
>



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