una nuova procedura di arbitrazione?

Maurizio Codogno mau a BEATLES.CSELT.IT
Lun 1 Maggio 2000 16:29:24 CEST


Cari tutti,

visto che penso sia chiaro a tutti che non ci vorrà molto prima di avere
una legge "regolamentatrice" sui dominii e che se siamo sfortunati questa
ci verrà propinata come decreto, direi che è meglio portarci avanti con il
lavoro e fare i propositivi.

Per la gioia di Griffini, mi sono ripreso in mano il Final Report WIPO
dell'anno scorso e ho cercato di vedere cosa si può tirare fuori di
pratico. Ecco i risultati.

Alcune note: manca tutto il supporto legale a quello che scrivo, che può
essere pertanto una bischerata; e manca inoltre tutta una parte molto
importante quale l'eventuale trasformazione dei maintainer in registrar: di
quest'ultima parlerò in un altro messaggio. Vediamo dunque la parte che
riguarda questo Final Report WIPO: visto che sarò logorroico, numererò i
vari punti che tratterò, per la comodità di tutti.

(1) [well-known marks] Innanzitutto, occorre ricordare che il Final Report
è nato per i problemi nei gTLD, che non sono necessariamente quelli dei
ccTLD. Possiamo infatti discettare sul fatto che .to oppure .nu siano in
realtà dei TLD globali sotto mentite spoglie, ma .it ha una sua dignità
anche se molti lo sfruttano come "complemento oggetto" di un verbo inglese.
Questo sproloquio serve per dire che non trovo affatto necessaria nè
doverosa una tutela dei "well-known marks". Il problema non si dovrebbe
comunque porre, visto che questi marchi saranno registrati anche in Italia
e quindi la tutela si applicherebbe a *quella* registrazione. Altro è il
caso di un gTLD, dove in effetti ha più senso un discorso del tipo "il
marchio è noto in molti Stati, quindi gli serve una tutela globale.

(2) [nomi e cognomi] L'altro punto di divergenza con il Final Report è la
tutela dei "nomi e cognomi", che a noi purtroppo tocca fare... Qui la
materia è ovviamente ben scivolosa, e occorre stare attenti a cosa si
deciderà in proposito. Io tenderei a equiparare la stringa di caratteri
"massimodalema.it" alla stringa "coca-cola.it", o se preferite a definire
il "nome e cognome" alla stregua di un marchio e quindi applicare le stesse
norme, il tutto per semplificarci la vita. Sfrutterei il fatto che l'uso
sembra appunto convergere verso la stringa tutta attaccata e tutelerei solo
questa: il problema delle omonimie lo accantonerei per evidente incapacità
di risoluzione, ma me ne ricorderei nel caso improbabile venga riesumato il
progetto di "id.it" o comunque di un secondo livello all'uopo destinato. In
questo caso l'idea del "portale nome" non è in realtà così balzana, a ben
pensarci!

(3) [nomi geografici] Qui la faccenda è ancora più oscura. L'unico accenno
nel Final Report è al #167, dove si spiega perché non si è voluto procedere
anche nei confronti di nomi geografici e di persona. Inoltre, la struttura
di .it che mette i nomi di comuni e province nell'albero geografico
renderebbe ancora più difficile il rafforzamento di una tutela che non c'è
mai stata. Ed è difficile dire che una persona che abiti a Portofino e
abbia un'aziendetta Portofino s.r.l. non possa "avere diritti" sul nome
portofino.it. L'unica possibilità che potrei al limite vedere è il
controllo che nessuno registri portofino.it per parlare male di Portofino:
ma vale la pena di esplicitarlo nelle regole?

(4) [procedure di disputa] Le procedure di disputa indicate nel Final
Report sono tre: Court Litigation, Arbitration e Administrative Procedure,
e la terza è quella su cui il rapporto si sofferma di più. Nel nostro
ordinamento, la Litigation è l'andare in tribunale, fino a qui non ci
piove. L'Arbitration è in pratica il nostro arbitrato: infatti (a)
sostituisce la via alla corte, e (b) è inappellabile. Tutto questo non
capita per la Procedura: è scritto esplicitamente che è indipendente
dall'eventuale ricorso in tribunale (#140. I punti 194-196 commentano il da
farsi se la causa inizia durante l'esame della procedura e la risposta è
"dipende"), e soprattutto si limita a togliere l'assegnazione del dominio
senza comminare pene, lasciando implicitamente la richiesta di eventuali
danni alle comuni vie giudiziarie (#150 sub vi). Purtroppo ritengo che
ormai l'unica possibilità pratica di avere questo tipo di Procedura è
inserirlo in una legge, e questo significa essere *molto* attenti a cosa
viene scritto. Si può comunque sentire se la NA pensa di riproporre una
Procedura obbligatoria per i casi indicati al prossimo punto, come da #162.

(5) [limiti della Procedura] Il Final Report scrive in più punti che la
procedura può essere applicata ("should" implica una raccomandazione che
non ha forza di legge, come l'avrebbe "shall", ma comunque è un obbligo) in
casi molto specifici: quando cioè c'è stata (a) una registrazione in
cattiva fede e (b) in violazione di marchi registrati (#135, #171). Anche
se ampliamo (b) ad esempio con i nomi e cognomi, il punto (a) rimane molto
importante, e a mio parere è fondamentale per una difesa del concetto
stesso di Internet. Il guaio è che ciò non basta. Non mi preoccupo certo
del definire quando la Procedura si potrà applicare: ci penseranno gli
arbitri stessi, che daranno un giudizio equivalente a "il fatto non
costituisce reato". Purtroppo il punto #171-(1)-(ii) ("non avere diritto o
interesse legittimo nel nome a dominio") è molto pericoloso perché
generico, anche se mitigato dal fatto di essere una condizione in AND
logico. Peggio ancora, visto che il punto #226 afferma che le spese per i
propri avvocati, a differenza di quelle per gli arbitri, non possono essere
pagate dalla parte pendente, si può avere il cosiddetto "reverse domain
name hijacking", con i grossi nomi che cercano di fregare il nome a dominio
ai piccoletti che lo stanno usando a pieno diritto. Ritengo pertanto
corretto spostarmi dalle raccomandanzioni del Final Report e cercare in
questo caso una soluzione più equa, pur sapendo che probabilmente il grosso
tenderà ad adire a vie legali in ogni caso.

(6) [pagamenti] il #96 dice chiaramente che è raccomandabile che un dominio
non venga attivato fino a che non è stato pagato. Anche questo è un punto
che dovrebbe essere trattato nel Contratto RA-Maintainer: se la RA non
può/non vuole accettare carte di credito, una possibilità può essere dire
che il pagamento è ogni quattro mesi oppure ogni 50 dominii, whichever
comes first.

(7) [uso del dominio] Non solo il Final Report concorda con l'inutilità di
indicare nella richiesta di dominio l'uso he si vuole farne, ma ricorda
anche che di per sé non c'è nulla di mala a "non usarlo" (#93), a
differenza di quanto scritto nel ddl Passigli. (altra cosa sono le
procedure tecniche di verifica di connettività,  considerando che basta
semplicemente avere un MX e postmaster@ per essere in regola...) Occorre
quindi togliere questi accenni.

(8) [ricerca sui marchi] il #105 dice di invitare i registranti a fare una
ricerca volontaria per evitare di usare un marchio. A me questo punto
sembra il massimo dell'ipocrisia, personalmente: certo che se i consorzi di
titolari di marchi offrono alla RA la possibilità di avere un link a un
servizio automatico di ricerca sui marchi registrati, da lasciare nelle
pagine dedicate alla registrazione dei dominii, non ci vedo nulla di male.

(9) [altro] i #82 e #119 fanno notare che sarebbe utile una clausola che
tolga il dominio a chi non aggiorna quando necessario le informazioni di
reperibilità. Potrebbe non essere una pessima idea.

Ho finito, almeno per il momento. Prima di tradurre il tutto in un testo
compatto, aspetto commenti da tutti voi.

ciao, .mau.



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