una nuova procedura di arbitrazione?

Stefano Trumpy Stefano.Trumpy a IAT.CNR.IT
Mar 2 Maggio 2000 13:45:59 CEST


At 16:29 +0200 1-05-2000, Maurizio Codogno wrote:
>Cari tutti,
>
>visto che penso sia chiaro a tutti che non ci vorrà molto prima di avere
>una legge "regolamentatrice" sui dominii e che se siamo sfortunati questa
>ci verrà propinata come decreto, direi che è meglio portarci avanti con il
>lavoro e fare i propositivi.
>
>Per la gioia di Griffini, mi sono ripreso in mano il Final Report WIPO
>dell'anno scorso e ho cercato di vedere cosa si può tirare fuori di
>pratico. Ecco i risultati.
>
>Alcune note: manca tutto il supporto legale a quello che scrivo, che può
>essere pertanto una bischerata; e manca inoltre tutta una parte molto
>importante quale l'eventuale trasformazione dei maintainer in registrar: di
>quest'ultima parlerò in un altro messaggio. Vediamo dunque la parte che
>riguarda questo Final Report WIPO: visto che sarò logorroico, numererò i
>vari punti che tratterò, per la comodità di tutti.

lode a Maurizio per questo encomiabile sforzo da non legale, come
sono anche io; poiche' gli argomenti trattati sono oggetto di ampia
discussione anche a livello internazionale, do qui di seguito qualche
ulteriore commento basato sulle mie frequentazioni in CENTR ed in
ICANN; questo non e' il parere della RA ma un contributo personale al
brainstorming;

>(1) [well-known marks] Innanzitutto, occorre ricordare che il Final Report
>è nato per i problemi nei gTLD, che non sono necessariamente quelli dei
>ccTLD. Possiamo infatti discettare sul fatto che .to oppure .nu siano in
>realtà dei TLD globali sotto mentite spoglie, ma .it ha una sua dignità
>anche se molti lo sfruttano come "complemento oggetto" di un verbo inglese.

effettivamente e' in corso una discussione che riguarda la natura dei
ccTLD citati (ve ne sono altri) i quali si pubblicizzano esattamente
come i gTLD; le tendenze sono due: od impedire loro di continuare su
questa via o di fatto considerarli dei gTLD e quindi costringerli in
qualche modo a seguire le regole dei gTLD; tra le due ipotesi sta
prevalendo la seconda, anche se il come questo verra' implementato
non e' ancora chiaro;

>Questo sproloquio serve per dire che non trovo affatto necessaria nè
>doverosa una tutela dei "well-known marks". Il problema non si dovrebbe
>comunque porre, visto che questi marchi saranno registrati anche in Italia
>e quindi la tutela si applicherebbe a *quella* registrazione. Altro è il
>caso di un gTLD, dove in effetti ha più senso un discorso del tipo "il
>marchio è noto in molti Stati, quindi gli serve una tutela globale.

sul tema dei "well known marks" WIPO si agita da tempo; il vero
problema e' come questi verranno definiti: se ne fa un bel data base
che viene reso disponibile in linea a tutti i registrars ed a questi
si danno direttive affinche' i nomi riportati nel data base siano
concessi solo si legittimi proprietari o a soggetti da loro
direttamente delegati ? i registrar/registry, se hanno procedure che
non impediscano loro di gestire le cose in automatico, non fanno
opposizione poiche' si rendono conto di quanto la questione sia
foriera di grane anche per loro;

>
>(2) [nomi e cognomi] L'altro punto di divergenza con il Final Report è la
>tutela dei "nomi e cognomi", che a noi purtroppo tocca fare... Qui la
>materia è ovviamente ben scivolosa, e occorre stare attenti a cosa si
>deciderà in proposito. Io tenderei a equiparare la stringa di caratteri
>"massimodalema.it" alla stringa "coca-cola.it", o se preferite a definire
>il "nome e cognome" alla stregua di un marchio e quindi applicare le stesse
>norme, il tutto per semplificarci la vita. Sfrutterei il fatto che l'uso
>sembra appunto convergere verso la stringa tutta attaccata e tutelerei solo
>questa: il problema delle omonimie lo accantonerei per evidente incapacità
>di risoluzione, ma me ne ricorderei nel caso improbabile venga riesumato il
>progetto di "id.it" o comunque di un secondo livello all'uopo destinato. In
>questo caso l'idea del "portale nome" non è in realtà così balzana, a ben
>pensarci!

condivido; in questo caso non e' pensabile di avere un data base in
linea e di fare dei controlli automatici; a mio vedere, si devono
dare dei warning ai registranti mettendoli di fronte alle loro
responsabilita' qualora registrino nomi di altre persone e con questo
limitare il fenomeno di accaparramento; il registro potrebbe fare dei
controlli previ (come stiamo attualmente facendo), imponendo di
mostrare un documento di identita' a chi vuole registrare un nome di
persona; ma come si definisce un nome di persona ? la casistica e'
cosi' vasta che e' impensabile che una percentuale di nomi "strani" o
nomi stranieri non sfuggano a tali controlli; da qui la tentazione di
escludere ogni controllo previo, come fanno diversi registri, o di
inserire quel secondo livello che a suo tempo e' stato rigettato;

>(3) [nomi geografici] Qui la faccenda è ancora più oscura. L'unico accenno
>nel Final Report è al #167, dove si spiega perché non si è voluto procedere
>anche nei confronti di nomi geografici e di persona. Inoltre, la struttura
>di .it che mette i nomi di comuni e province nell'albero geografico
>renderebbe ancora più difficile il rafforzamento di una tutela che non c'è
>mai stata. Ed è difficile dire che una persona che abiti a Portofino e
>abbia un'aziendetta Portofino s.r.l. non possa "avere diritti" sul nome
>portofino.it. L'unica possibilità che potrei al limite vedere è il
>controllo che nessuno registri portofino.it per parlare male di Portofino:
>ma vale la pena di esplicitarlo nelle regole?

condivido anche qui; o si fa un automatismo con relativo data base in
linea per il registro(per i nomi geografici protetti) oppure vedo
solo grane interpretative e disquisizioni legali a non finire; faccio
notare comunque che lo spirito del documenti WIPO per quanto riguarda
i nomi protetti e le possibili grane che sorgano, distingue sempre se
la registrazione di un nome "in odore di essere protetto o
effettivamente protetto" e' stata fatta in buona fede o in mala fede
(con evidente scopo di trarne profitto per una successiva vendita o
per danneggiare colui che ne sarebbe a maggior diritto titolare);

>(4) [procedure di disputa] Le procedure di disputa indicate nel Final
>Report sono tre: Court Litigation, Arbitration e Administrative Procedure,
>e la terza è quella su cui il rapporto si sofferma di più. Nel nostro
>ordinamento, la Litigation è l'andare in tribunale, fino a qui non ci
>piove. L'Arbitration è in pratica il nostro arbitrato: infatti (a)
>sostituisce la via alla corte, e (b) è inappellabile. Tutto questo non
>capita per la Procedura: è scritto esplicitamente che è indipendente
>dall'eventuale ricorso in tribunale (#140. I punti 194-196 commentano il da
>farsi se la causa inizia durante l'esame della procedura e la risposta è
>"dipende"), e soprattutto si limita a togliere l'assegnazione del dominio
>senza comminare pene, lasciando implicitamente la richiesta di eventuali
>danni alle comuni vie giudiziarie (#150 sub vi). Purtroppo ritengo che
>ormai l'unica possibilità pratica di avere questo tipo di Procedura è
>inserirlo in una legge, e questo significa essere *molto* attenti a cosa
>viene scritto. Si può comunque sentire se la NA pensa di riproporre una
>Procedura obbligatoria per i casi indicati al prossimo punto, come da #162.
>
>(5) [limiti della Procedura] Il Final Report scrive in più punti che la
>procedura può essere applicata ("should" implica una raccomandazione che
>non ha forza di legge, come l'avrebbe "shall", ma comunque è un obbligo) in
>casi molto specifici: quando cioè c'è stata (a) una registrazione in
>cattiva fede e (b) in violazione di marchi registrati (#135, #171). Anche
>se ampliamo (b) ad esempio con i nomi e cognomi, il punto (a) rimane molto
>importante, e a mio parere è fondamentale per una difesa del concetto
>stesso di Internet. Il guaio è che ciò non basta. Non mi preoccupo certo
>del definire quando la Procedura si potrà applicare: ci penseranno gli
>arbitri stessi, che daranno un giudizio equivalente a "il fatto non
>costituisce reato". Purtroppo il punto #171-(1)-(ii) ("non avere diritto o
>interesse legittimo nel nome a dominio") è molto pericoloso perché
>generico, anche se mitigato dal fatto di essere una condizione in AND
>logico. Peggio ancora, visto che il punto #226 afferma che le spese per i
>propri avvocati, a differenza di quelle per gli arbitri, non possono essere
>pagate dalla parte pendente, si può avere il cosiddetto "reverse domain
>name hijacking", con i grossi nomi che cercano di fregare il nome a dominio
>ai piccoletti che lo stanno usando a pieno diritto. Ritengo pertanto
>corretto spostarmi dalle raccomandanzioni del Final Report e cercare in
>questo caso una soluzione più equa, pur sapendo che probabilmente il grosso
>tenderà ad adire a vie legali in ogni caso.

del presupposto della mala fede per togliere il dominio a chi lo ha
registrato prima ho detto sopra; sul fatto che debba essere il
contestante a pagare la procedura di WIPO non lo trovo cosi'
sconvolgente, dato che i costi sono comunque molto contenuti e
pertanto non e' grave pagare per recuperare per un bene sull'uso del
quale si ripongono evidentemente delle aspettative anche economiche;
comunque, per i nomi di persona la cosa potrebbe essere diversa e
forse si potrebbe pensare alla gratuita' per il contestante;

>(6) [pagamenti] il #96 dice chiaramente che è raccomandabile che un dominio
>non venga attivato fino a che non è stato pagato. Anche questo è un punto
>che dovrebbe essere trattato nel Contratto RA-Maintainer: se la RA non
>può/non vuole accettare carte di credito, una possibilità può essere dire
>che il pagamento è ogni quattro mesi oppure ogni 50 dominii, whichever
>comes first.

per i pagamenti, in vista dei contratti per il prossimo anno, si
dovra' pensare come rivedere la struttura attuale;

>(7) [uso del dominio] Non solo il Final Report concorda con l'inutilità di
>indicare nella richiesta di dominio l'uso he si vuole farne, ma ricorda
>anche che di per sé non c'è nulla di mala a "non usarlo" (#93), a
>differenza di quanto scritto nel ddl Passigli. (altra cosa sono le
>procedure tecniche di verifica di connettività,  considerando che basta
>semplicemente avere un MX e postmaster@ per essere in regola...) Occorre
>quindi togliere questi accenni.

concordo;

>(8) [ricerca sui marchi] il #105 dice di invitare i registranti a fare una
>ricerca volontaria per evitare di usare un marchio. A me questo punto
>sembra il massimo dell'ipocrisia, personalmente: certo che se i consorzi di
>titolari di marchi offrono alla RA la possibilità di avere un link a un
>servizio automatico di ricerca sui marchi registrati, da lasciare nelle
>pagine dedicate alla registrazione dei dominii, non ci vedo nulla di male.

concordo sul principio; ma poi di chi e' la responsabilita' della
completezza dei data base dei marchi ? e se uno registra un marchio e
poi dimostra che non era contemplato nel servizio di ricerca sui
marchi registrati ? io mi ero spinto a supporre che il Ministero
dell'Industria si prendesse la responsabilita' di questo data base e
che addirittura i nomi contenuti nel data base si considerassero
assegnabili solo ai legittimi proprietari; la ipotesi di un servizio
self service con liberta' di scelta mi sembra foriera comunque di
grane;

>(9) [altro] i #82 e #119 fanno notare che sarebbe utile una clausola che
>tolga il dominio a chi non aggiorna quando necessario le informazioni di
>reperibilità. Potrebbe non essere una pessima idea.

certo; questo va nella direzione di responsabilizzare gli utenti.
Stefano Trumpy

>Ho finito, almeno per il momento. Prima di tradurre il tutto in un testo
>compatto, aspetto commenti da tutti voi.
>
>ciao, .mau.

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 Stefano Trumpy
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