R: Sul trasferimento dei domini.

Riccardo Roversi rroversi a SLA.IT
Gio 25 Maggio 2000 11:54:08 CEST


Buongiorno,

credo di aver già esposto una tesi che concorda in pieno con quella
sostenuta da Fogliani.

Vorrei commentare rapidamente la sua replica:

- il domain name assomiglia sempre di più ad un segno distintivo, ovvero ad
un nuovo membro della famiglia che sino ad oggi è stata formata dai marchi
di impresa (registrati e non registrati), dalla insegna (cioè dal segno
distintivo che contraddistingue il luogo dove si svolge l'attività di una
impresa) e dalla ditta (cioè dal nome della impresa, che può essere diverso
dalla sua denominazione sociale);

- i segni distintivi possono essere ceduti, a titolo oneroso o gratuito;

- quanto alle concessioni demaniali, alle licenze commerciali ecc., non mi
risulta che il loro trasferimento sia illegale: sia le licenze che le
concessioni si sono sempre trasferite, anche se è necessario il consenso
dell'amministrazione che le ha rilasciate per perfezionare l'accordo di
cessione (ad esempio, le concessioni di derivazione di acqua che servono per
far funzionare le centrali idroelettriche si cedono, previo consenso della
Regione in cui si trova la centrale);

- quanto al suo ragionamento sulle tasse non pagate, si tratta di un
ragionamento che (come a volte dicono i giuristi) prova troppo.  Infatti,
anche in settori in cui la fiscalità è consolidata da anni (come la vendita
al dettaglio di articoli di abbigliamento o la produzione industriale di
imballaggi di cartone ondulato) l'evasione fiscale è una triste realtà.  Nel
caso di specie, non è affatto detto che la liberalizzazione della vendita
dei domini comporterebbe la conseguenza che i "ricchi" non pagherebbero le
tasse e i "poveri" rimarrebbero schiacciati dal meccanismo.  Potrebbe, anzi,
succedere esattamente il contrario.  Tenga conto, infatti, che l'Authority
italiana rappresenterebbe una fonte di prova incontestabile ed inesauribile
per le cessioni di domain names concluse in Italia ed il fisco italiano -
quindi - potrebbe rivolgersi all'Authority per individuare coloro che hanno
concluso accordi di cessione e non hanno dichiarato i relativi proventi ai
fini fiscali;

- sempre in relazione agli aspetti fiscali, lei pone un altro problema molto
importante.  Oggi le imprese italiane non contabilizzano (se non in rari
casi) il valore dei domain names di cui sono titolari e ciò contribuisce,
insieme alle attuali regole, a creare un mercato nero dei domain names.  Al
proposito l'Authority, che non può imporre alle imprese di mutare la propria
politica di bilancio, potrebbe svolgere una importantissima opera di
sensibilizzazione presso le autorità competenti e, più in generale, presso
l'opinione pubblica e gli utenti internet.

Grazie dell'attenzione


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Riccardo Roversi
Studio Legale Abbatescianni
Tel +390255183148 Fax +390255014830
www.sla.it

----- Original Message -----
From: Alessandro Nosenzo <nosenzo a idea.it>
To: <ITA-PE a NIC.IT>
Sent: Thursday, May 25, 2000 12:40 PM
Subject: Re: Sul trasferimento dei domini.


> At 09.31 25/05/00 +0200, Enzo Fogliani wrote:
> >Salve!
> >        Intervengo sulla questione del trasferimento dei nomi a dominio
> > per far
> >conoscere il mio pensiero e quella che e' stata la mia proposta al CE,
> >la cui discussione e' stata rinviata alla scorsa riunione per mancanza
> >di tempo.
> >        Il principio da cui parte la proposta e' che in tutto il mondo il
nome
> >a dominio, che piaccia o meno, ha ormai acquisito un valore economico.
> >Anche se in Italia non e' configurato come un diritto di proprieta' ma
> >come un diritto d'uso, e' innegabile che il nome a dominio abbia un
> >valore, se non altro perche' in genere esso identifica inscindibilmente
> >il servizio cui si riferisce.
> >        Anche se in passato si sarebbe potuto auspicare un diverso
sviluppo
> >della questione, non mi sembra sia saggio negare questa realta'; realta'
> >che non ha niente di negativo se sviluppata correttamente. Cio' che si
> >deve impedire, infatti, e' il domain grabbing, non il trasferimento
> >lecito di chi, per esempio, ha istaurato un'attivita' sul web, l'ha
> >identificata con un nome a dominio del tutto legittimo e decide quindi
> >di cederla.
> >        Non dobbiamo impedire alla gente di passeggiare per strada solo
> > perche'
> >puo' essere scippata. Dobbiamo invece colpire gli scippatori perche' la
> >gente possa andare tranquilla per strada. Tutto qui.
> >        L'idea e' colpire gli "scippatori" con la "administrative
> > procedure" di
> >ICANN; e al contempo rendere piu' semplice il trasferimento del diritto
> >d'suo del nome a dominio a chi lo abbia legittimamente registrato e
> >legittimamente lo detenga.
> >        La "administrative procedure" dovrebbe essere sostanzialmente
> > quella di
> >ICANN, e quindi non mi dilungo; per il trasferimento, invece, ritengo
> >necessaria una piccola modifica alle regole di naming per semplificare
> >quelle che di fatto avviene oggi (ed e' sempre avvenuto) per trasferire
> >il nome a dominio; ossia rinuncia del vecchio assegnatario e contestuale
> >richiesta del nuovo.
>
> Ho letto con attenzione il Tuo interessante post, ma devo obiettare che in
> Italia quasi in tutti i casi si impedisce di passeggiare.
> Hai mai provato ad essere fermato da qualche Autorita' in terra o in mare
> per "semplici controlli". Cio' avviene solo nei Paesi sottosviluppati dove
> la polizia agisce anche da Giudice e decide chi fermare e chi no. La scusa
> e' quella che in questo modo arrestano i delinquenti invece la realta' e'
> che violano i diritti delle persone per bene.
> La premessa (o pistolotto) per dire che se la cessione dei nomi a dominio
> e' una attivita' non consentita ma di fatto regolarmente svolta da tutti
> (solo ieri mi hanno chiesto di vendere il dominio idea.it) non
> necessariamente se ne deve prendere atto come una prassi regolare. Altri
> piu' illustri Colleghi hanno detto che se tutti i giorni si spaccia droga
> cio' non vuole dire che questo sia la legalita'.
> Tuttavia credo che se un divieto viene sistematicamente aggirato,
lasciando
> quindi spazio anche ad alcuni azzeccagarbugli di muoversi impunemente,
> allora tanto vale fare una norma chiara e semplice per evitare il
perdurare
> del caos.
> In fondo pero' il nome a dominio non mi sembra diverso da una carta di
> credito o da una targa di una auto o una barca. Certo mi piacerebbe avere
> la carta di credito di Gianni Agnelli o la targa AL 000 NO ma non si puo'
> comprare (certo si puo' avere la carta personalizzata o la targa
> personalizzata basta pagare). Non mi risulta neppure si possano comprare i
> numeri di telefono eppure sarebbe bello poter avere il numero di telefono
> che fino a ieri era di Inet  :)) sai quanti nuovi clienti si otterrebbero.
> Certo alcuni piu' fortunati e ricchi possono scegliere il numero di
> telefono ma tutto qui. Perche' allora il nome a dominio dovrebbe essere
> ceduto.
> Provate a pensare se venisse ceduto il nome a dominio virgilio.it e poi il
> contenuto del sito web venisse inserito nel nuovo dominio
> virgilio.nosenzo.it credete che il nuovo proprietario di virgilio.it
faccia
> un affare? Sia chiaro non mi interessa affatto entrare nel merito di cio'
> ma solo evidenziare che in realta' forse stiamo parlando di un falso
> problema. Intanto il dominio non e' solo web, ma tante altre belle cose
che
> non possono essere vendute. Sebbene ci sia l'idea che tutto si possa
> comprare questo non e' affatto vero.
> Se un sito web e' interessante ed ha successo non vedo come cio' possa
> essere messo in correlazione con il nome a dominio.
> Da bravi Italiani ci piace fare regole e regoline ma in fondo avete fatto
> una rilessione: se il nome a dominio e' di una azienda basta vendere
> l'azienda per cedere il dominio e visto che la cessione di una azienda non
> e' vietata non vedo dove stia il problema.
> Certo se la vendita dei dominii forse legale allora assisteremmo al
> commercio dei dominii a 50.000 l'uno mentre cedere un'azienda costa
> qualcosina in piu' e taglierebbe fuori da questo ridicolo commercio
proprio
> le persone che il regolamento voleva bloccare.
> Pensate alle concessioni demaniali, non mi riuslta che siano vendibili
> eppure su tali concessioni si costruiscono palazzi, porti e strutture che
> valgono centinaia di miliardi.
> Vi ricordate il commercio piu' o meno clandestino delle licenze degli
> esercizi commerciali? Aveva un senso pagare qualche centinaio di milioni
(o
> piu') quasi sempre in nero per avere una licenza che invece era stata
> consegnata a poche lire dal Comune?
> Perche' vogliamo fare questo passo indietro.
> Se un tizio vuole il dominio idea.it viene e si compra la Business Idea.it
> Srl (se i soci vendono) altrimenti si registra idea1.it ed il gioco e'
fatto.
> Inoltre io propongo che il nome a dominio dopo che e' stato restituito
alla
> RA in seguito a rinuncia non possa essere riutilizzato per altri 12 mesi e
> sia fatto obbligo alla richiesta di tale dominio (web, posta o altro) di
> una risposta del tipo: il dominio e' cambiato il nuovo dominio e' XXXXX.it
> oppure il dominio e' inesistente ecc. esattamente come avviene ai telefoni
> quando li disdettate.
> In questo modo quindi metteremo fine al patetico commercio di dominii con
> rinuncia di uno e casuale richiesta contestuale di un altro soggetto.
> Lo scopo e' solo evitare che alcuni speculatori si arricchiscano
> illegalmente evitando di pagare le tasse commerciando con una risorsa di
> tutti come i nomi a dominio. Non si tratta di invidia perche' preferisco
> che certa gente faccia qualche spicciolo in questo modo piuttosto che
> truffare altrimenti il prossimo ma solo di sano realismo: non tutto cio'
> esiste sulla terra e' comprabile o vendibile.
> Saluti.
>
>
>
> Alessandro Nosenzo - Business Idea.it Srl
> Via Cortelonga, 14/a - 20052 MONZA MI
> Tel. +39039320191 Fax +390392302955
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