Nomi a dominio: business o esigenza?

Griffini Giorgio grigio a MEDIAPOINT.IT
Mer 31 Maggio 2000 22:41:44 CEST


Commento le obiezioni di M.Codogno
>
> Commento senza cappellino i punti:
>
> > 3) Qualunque soggetto ha diritto alla visibilita' su internet
> > per tramite di un nome a dominio.
>
> Ho dei dubbi su questo punto, anche perche` non e` detto che debba
> essere un dominio di secondo livello, che abbia il diritto di
> scegliersi il nome, ecc. (non sto proponendo nulla del genere..)
>

OK. Ma se un qualsivoglia soggetto ha un oggetto sulla rete credo sia
doveroso consentire che tale oggetto venga identificato per mezzo di un
nome a dominio (di secondo,terzo...quinto livello che sia)

>
> > 5) Le esigenze di propria visibilita' di un soggetto sono ampie a piacere ma
> > comunque un numero finito.
>
> E` difficile valutare quant'e` questo numero. Io sono un matematico,
> e trovo che gli unici numeri "sensibili" sono 0, 1 e infinito...
>

Proprio perche' non e' facile il computo che proponevo una soglia rivedibile in
modo da consumare "namespace" solo in base alle necessita' diffuse e non
in base alla azione degli (spero pochi) accaparratori.

>
> > 6) L'allocazione di risorse del "namespace" oltre le reali esigenze
> > di visibilta'
> > di un soggetto costituisce in se' un uso incoerente (spreco)  del namespace
> > se si considerano i punti 2 e 3
>
> Non necessariamente. Saro` un bieco consumista, ma parlo di spreco
> se si perde qualcosa....
>
> > 7) Nonostante il namespace di cui abbiamo la responsabilita' regolatoria
sia
> > tecnicamente ampio,  per effetto del punto 2 (facilita' di identificazione) il
> > campo "efficacemente utile" si restringe ad un insieme comunque finito di
> > identificatori utili (ancorche' ampio ) e pertanto l'incoerenza
> > citata nel punto 6
> > non puo' essere considerata solamente virtuosa ma di comunque misurabile
> > impatto reale (piccolo o grande a piacere) sul namespace.
>
> Anche il battere d'ali di una farfalla ha un impatto reale per fare
> gli uragani... Occorre fare il conto su *quanto* sia l'impatto. A mia
> stima spannometrica, si puo` ottenere almeno un miliardo di nomi "sensati".
>

Commento insieme le obiezioni al 6 e 7 :

Il concetto di fondo del 6 e' lo stesso per cui se alloco qualcosa che non uso
non utilizzo in modo razionale il "namespace". Credo tu abbia presente i
papiri di "intenzione" che bisogna fornire quando chiedi ti venga assegnato
un blocco di indirizzi IP (v4). Li' la carenza e' molto piu' critica ma tieni conto
che (e qui commento la obiezione al 7) i nuovi gTLD nascono proprio per la
carenza ormai riscontrabile da chiunque di trovare nomi che consentano una
"ragionevolmente facile" identificazione sul TLD '.com'.  Se cosi' non fosse,
(visto che affermi che sono possibili approx un miliardo circa di nomi sensati)
perche' allora tutto questo interesse nell'attivare dei nuovi gTLD se
l'occupazione corrente e'  meno dell' 1% dei "nomi sensati disponibili" ?

> >
> > 9) Il business delle registrazioni e' possibile quando e' possibile acquisire
> > risorse del namespace oltre le proprie esigenze di visibilita' in quanto tali
> > allocazioni hanno un potenziale valore economico (punto 4) per soggetti
> > terzi..
>
> No. Il famoso esempio di Virgilio by Matrix fondamentalmente e` stata
> l'acquisizione di una risorsa e la sua valorizzazione successiva.
> C'era l'esigenza di visibilita` diversa da quella di Matrix.
>

Sono d'accordo che non e' solo il nome a fare il successo di una iniziativa.
(un esempio per tutti : amazon.com). Tieni presente pero' che per certi tipi di
business spesso il nome diventa un irrinuciabile strumento di marketing per
la capacita' che ha, qualora uno lo scelga opportunamente, di diventare un
segno distintivo e di facile ricordabilita'. Non a caso i nomi brevi,secchi,
monosillabici sono i piu' ambiti.... (in questo senso parlo di "impatto" che nel
nostro caso - visto che siamo solo agli inizi - non e' probabilmente ancora
avvertibile (il numero totale delle registrazioni e' ancora basso in valore
assoluto)  ma credo che prevenire (senza dover per forza mettere limiti
inamovibili) sia meglio che dovere essere costretti a curare in futuro)
A supporto della opportunita' di un limite vorrei citare - en passant - che nelle
norme per la tutela della proprieta' industriale mentre non non ci sono limiti
per i brevetti di invenzione o registrazioni di modelli di utilita' esiste un limite
numerico ben preciso di "modelli ornamentali" che un soggetto puo'
sottoporre a registrazione. Non entro in dettagli per non dilungarmi ma
sostanzialmente il "modello ornamentale" e' cio' che conferisce ad un
oggetto la capacita' di distinguersi ed essere identificato rispetto ad altri per
la particolare foggia, forma, combinazione cromatica etc.. che riportato nel
nostro ambito corrisponde di fatto al "nome" che e' costituito da oculata
scelta di vocaboli (o accostamenti di ) di uso comune scelti per rendere
distinguibile ed identificabile rispetto ad altri un oggetto sulla rete.

> > 12) E' un dovere morale per la NA predisporre le regole
> > per l'allocazione delle risorse del namespace in modo da rendere
> > il piu' basso possibile il rischio di
> > abusi in merito alle entita' coinvolte ovvero il "namespace" stesso, i
> > registranti, i registrars e i maintainer.
>
> .. compatibilmente con la semplicita` di registrazione "non abusiva".
> Preferisco un po' di abusi a un peggioramento della registrazione tipo
> perche` occorre andare a farsi lo scan della retina :-)
>
OK . Purche' la semplicita' di registrazione non diventi un alibi per non fare
scelte poco popolari per la platea a cui le si presentano (in maggioranza
Maintainer).

> > Prima della completa liberalizzazione si era in una situazione in cui ad ogni
> > entita' veniva assegnato un solo nome a dominio mentre a soggetti a cui era
> > riconosciuto lo stato di 'business operator del settore TLC'  era
> > concessa la possibilita' di rendersi visibili con limitate
> > ulteriori allocazioni di
> > nomi che dovevano essere messe in rigida e stretta correlazione con servizi
> > forniti
>
> E c'erano gli abusi gia` allora :-)
>
E' ovvio che chi vuole abusare trova comunque un modo. L'importante e' che
non sia facilitato da assenza di regole.

> Una mia proposta era stata di contingentare il numero di
> richieste *per unita` di tempo*, ma purtroppo non e` stata
> approvata... non si puo` avere tutto dalla vita :-(
>
Certo non si puo' avere tutto ma forse contingentare "per unita' di tempo"
era troppo oneroso (come impegno di misuazione puntuale protratto nel
tempo) e non spostava il problema se non sull'asse temporale.
Quello che ho proposto io non impedisce che la registrazione dei nomi
diventi un business di "rivendita" (come molti pensano magari di fare ma non
vogliono dire cosi' apertamente) ma semplicemente fa in modo che diventi
eventualmente possibile solo se una sensibile parte della comunita' dei
soggetti interessati alla registrazione dimostra uno specifico interesse a
proposito. Mi si perdoni il termine ma diventa di fatto un modo per misurare il
"comune senso del pudore" rispetto alle motivazioni per cui uno vuole
registrare un numero significativo di nomi.
Quello che voglio sottolineare e' che ritengo sbagliato in via di principio
consentire "formalmente" ad un solo soggetto l'allocazione dell'intero
"namespace" (cosa che, soldi permettendo, e' attualmente possibile)
Se metto il limite di 1 nome trovo sicuramente una alta percentuale di
soggetti che vorrebbero ampliarlo e man mano che alzo il limite questa
percentuale tende fisiologicamente ad abbassarsi. Se identifichiamo una
soglia percentuale sotto la quale non ampliare ulteriormente il limite siamo
certi di interpretare le esigenze reali della comunita' di registranti
(misurandole sul campo) senza dover (al buio e senza riscontri) mettere a
rischio di accaparramento/spreco  il namespace.

Cordiali Saluti
Griffini Giorgio



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