Come la Pensa Assoprovider

Dino Elisei dino a MARCHEONLINE.NET
Gio 2 Nov 2000 22:03:28 CET


Di seguito Invio il Ns. contributo come Assoprovider firmato dal presidente,
Saluti,
Dino Elisei

CONTRIBUTO AP A RIUNIONE COESIN DEL 6/11/00 CNR ROMA

 premessa: Gli errori europei ed italiani su Internet

 La posizione di Assoprovider (AP) su come fino a questo momento e'
stato gestito lo sviluppo di Internet in Italia e piu' in generale nella
Comunita' Europea, e' fortemente critica.
 D'altra parte ormai si sente dire sempre piu' spesso dagli stessi
funzionari ed europarlamentari, che l'Europa punta sulle tecnologie
wireless (le tradizionali GSM e GPRS e il nuovo UMTS), probabilmente
essendo l'Europa complessata per non avere inventato e seguito il TCP/IP
all'inizio, dimenticandosi tuttavia che il WEB ad esempio e' nato a
Ginevra; per AP e' stato un errore strategico fondamentale averne
lasciato lo sviluppo tecnologico saldamente nelle mani degli Stati
Uniti, da sempre concentrandosi sulle tecnologie gsm.
 Dato che in Europa i fatti dimostrano che si considera centrale l'UMTS
e secondario Internet, e dato che l'Italia e' notoriamente un 'follower
scientifico e tecnologico' non certo per mancanza di cervelli ma
sopratutto a causa delle continue crisi di governo la programmazione
risulta inefficace in tutti i settori, ne e' seguito uno sviluppo
europeo e italiano di Internet schizofrenico e contraddittorio, da cui
discende il fortissimo ritardo accumulato oggi. Per l'Europa Internet e'
come l'uva per la volpe della famosa favola greca; non potendo
raggiungere gli Stati Uniti in questa rincorsa tecnologica,
l'abbandoniamo dicendo che non e' importante e preferiamo occuparci di
gsm e umts.La convocazione di una riunione come quella del COESIn in cui
si parla di Internet e' molto meno frequente per il governo italino di
quelle dedicate ad UMTS.

La domanda e': quale vale di piu' fra le tecnologie GSM ed Internet in
termini economici complessivi? La riposta scontata sta nelle cifre dello
sviluppo USA nella new economy, confrontate con quelle corrispondenti
europee ed italiane

 L'aggettivo schizofrenico riferito "all'italian way to Internet" nasce
dal fatto che nonostante questi dati, a parole spesso gli stati europei
e l'Italia (di conseguenza), hanno invece affermato l'importanza di
Internet come fattore strategico di sviluppo economico e sociale,
dimenticandosi che per sviluppare un  nuovo settore come quello delle
aziende specializzate in Internet (Internet Service Provider ISP e piu'
in generale le .com) occorre curarlo e favorirlo, e non lasciarlo alle
semplici regole del mercato come dichiarato piu' volte in Italia,  in un
impeto di liberismo economico inusuale in Europa; al contario dei
solitamente liberisti USA, dove invece accade esattamente l'opposto su
Internet ed il governo avendone intuito chiaramente l'importanza
strategica per il futuro del paese, imitando una volta tanto le
socialdemocrazie europee,  ha seguito con provvedimenti importanti la
nascita delle  aziende .com ed il loro sviluppo, proprio come farebbe
una chioccia con i suoi pulcini. I risultati di queste scelte invertite
fra USA e Europa in termini di sviluppo di Internet sono sotto gli occhi
di tutti.

 LA SCELTA DEL TUTTO GRATIS
 Un esempio e' dato dall'avere scelto, nel 1999, in Italia la
scorciatoia del "Internet tutto gratis", copiando quanto avveniva in
Gran Bretagna, ed in contrasto con quanto avveniva negli USA dove i
servizi Internet compreso l'abbonamento si sono sempre pagati, il tutto
per fare crescere rapidamente il numero di abbonati italiani ad Internet
(attenzione a non giocare con i numeri, se io ho 5 abbonamenti, tanto
sono gratis, conto 1 non 5); alla luce di quanto e' accaduto questa
scelta, come era logicamente prevedibile, non si e' certo coniugata con
la qualita' di Internet in Italia; appare oggi strano che dopo che si e'
imposto questo modello di crescita selvaggio, che ha tagliato
drasticamente le entrate delle aziende fornitrici di servizi Internet,
ISP e .com, si pretenda dagli Internet Service Provider direttamente un
monitoraggio sui contenuti e sulla qualita' dei servizi che vengono
erogati dai loro clienti, magari ospitati gratuitamente; i conti alla
fine devono tornare comunque, gratis  e qualita' raramente  si coniugano
in ambito commerciale.
 Per concludere con un battuta, continuiamo a non capire perche' una
telefonata gsm (spesso di pessima qualita') debba costare infinitamente
piu' cara di un abbonamamento ad Internet, sopratutto confrontando il
valore oggettivo dei due servizi.

 DUNQUE
 Partendo da questa analisi della situazione, essendo comunque mossi da
un inguaribile ed inspiegabile ottimismo ci auguriamo che questo
incontro del COESIN offra l'occasione per una inversione di tendenza
reale a livello italiano, e non sia invece la solita occasione per
enunciare montagne di buone intenzioni, irrealizzabile dato che siamo a
fine legislatura; il governo e le forze politiche possono ancora cmq
realizzare alcune iniziative, a cominciare ovviamente da quelle gia'
avviate (vedi i DDL che camminano a passo di lumaca in parlamento, primi
fra tutti il 7208).


    RICONOSCIMENTO IMMEDIATO UFFICIALE DELLE ASSOCIAZIONI DEGLI ISP COME
INTERLOCUTORI PER IL GOVERNO NELLA PROGETTAZIONE DI INTERNET IN ITALIA.

 1) DDL 7208: giace alla IX commissione da moltissimo tempo in attesa di
pareri da parte delle altre commissioni, e poi dell'esame della
finanziaria; l'anno scorso la finanziaria 1999 ne aveva rimandato gia'
l'emanazione, non capiamo che logica abbia presentare un DDL governativo
a favore degli ISP per poi abbandonarlo alla propia sorte come se fosse
stato presentato da qualcun altro; SIAMO PREOCCUPATISSIMI dei tempi
attuali dato che siamo in fine legislatura; siamo convinti che non ci
siano scuse a queste lungaggini visto che ad esempio un altro importante
provvedimento sul commercio elettronico, presentato dal Ministero
dell'Industria sta invece viaggiando molto piu' velocemente verso la
trasformazione in legge. Fra l'altro ci risulta che anche le
opposizioni, nonostante abbiano negato la legislativa in commissione,
siano favorevoli ad un rapido varo di questa legge.

 2) Venture capital; Qualche (pochi) mesi fa il Presidente Amato
dichiaro' che le risorse per sviluppare le aziende .com andavano
ricercate nel Venture Capital, affermando al tempo stesso che i capitali
bancari in Italia da investire non mancavano certo, il problema era
convincerli a investire nelle aziende della New Economy; che il governo
e le forze politiche in generale si impegnino in tale direzione, poiche'
il problema e' rimasto del tutto irrisolto, con in piu' l'aggravante che
oggi i fallimenti di alcune .com hanno indotto alla prudenza i Venture
Capital.
 Qui la faccenda ha degli aspetti comico-grotteschi, per qualunque
italiano abbia avuto a che fare con il nostro sistema finanziario; viene
da chiedersi in Italia che senso abbia essere prudenti per i Venture
Capital, stante che di fatto la loro azione non e' mai praticamente
partita; ebbene, vuole il governo promuovere l'incontro fa VC e aziende
della new economy, probabilmente deve intervenire direttamente per
farlo, cosi' come timidamente ha fatto fino ad ora la CE; si organizzi
subito un incontro fra queste realta', nel quale si chiarisca se il VC
vuole o meno cominciare a investire sulle aziende .com, o, in
alternativa, non si prenda il VC come una delle fonti potenziali di
capitalizzazione della new Economy all'italiana.

 3) Ricerca Applicata e innovazione tecnologica; nell'ipotesi che in
Italia ci sia un interesse reale per le .com, e' di fondamentale
importanza aprire per queste aziende un canale privilegiato per farle
accedere ai fondi delle leggi per  la ricerca applicata e l'innovazione
tecnologica, al fine di permettere la progettazione e lo sviluppo di
servizi innovativi, di cui la mente delle .com e' piena; visto che il VC
non decolla  a causa dei prudentissimo sistema finanziario italiano, e
nelle more che questa situazione cambi, questa e' un'altra via per
finanziare lo sviluppo e l'innovativita' di questo settore. Si organizzi
subito un incontro su questo tema, fra ministero dell'Industria e le
organizzazione delle aziende impegnate in questo settore al fine di
spiegare quali canali privilegiati e' possibile attivare nel poco tempo
rimasto alla fin della legislatura.

 4) Incubatori aziendali; come punto precedente, occorre incontrare le
associazioni ed attivare i canali di finaziamento di queste attivita'

 5) Formazione professionale; abbiamo notato nella nuova programmazione
2000/2006, una certa tendenza ad emarginare il ruolo delle aziende
rispetto a quello degli enti di formazione e delle universita',
relegando le aziende spesso a semplici gestori degli stage; eppure le
.com e gli ISP sono state in questo anno i veri attori della formazione
nel settore delle nuove tecnologie; mentre gli enti di formazione
formavano sarti e parrucchieri o esperti in cobol, e mentre le
universita' restavano arriccate nelle loro cittadelle isolate dalla
societa' reale, gli ISP italiani formavano le aziende e gli studenti
all'uso e alla conoscenza di Internet dando loro la possibilita' di
produrre servizi ed informazioni e non semplicemnet di navigare sui siti
americani. Questo ruolo va riconosciuto, gli ISP e le .com devono avere
un ruolo pari a quello degli enti di formazione, come nei fatti e' stato
fino ad ora, modificando eventualmente l'impostazione della
programmazione 2000/2006

 6) Misure europee per i contenuti, l'ecommerce e lo sviluppo della
societa' dell'Informazione; anche qui il governo convochi subito le
aziende e spieghi loro come attivare questi canali di finanziamento, che
di fatto vedono tagliate fuori le PMI .com

7) ddl  S 4560 mostra come evidentemente ci sia ancora scarsa
conoscenza delle problematiche inerenti le attivitā dei
mantainer/provider.
Non č assolutamente pensabile che ciascun gestore di servizi e delle
reti si
faccia responsabile dei contenuti di ogni pagina web pubblicata, in
quanto
non ha nessuna derivazione di organo di controllo, responsabilitā che
deve
essere assunta esclusivamente da enti dello stato preposti a tale tipo
di
attivitā.

8) Internet cafe; il governo aveva a suo tempo proposto di promuovere
gli Internet cafe come mezzo di navigazione pubblica su Internet; che
fine ha fatto questo provvedimento.



Conclusioni
Alla luce di tutto questo e' bene quindi ripensare al ruolo ed alla
valenza di coloro che la rete l'hanno fatta nascere e che hanno tenuto a
battesimo tanti internauti; gli ISP locali, proprio perche' distribuiti
capillarmente sul territorio, rappresentano una risorsa ed un'occasione
per consentire all'Azienda Italia di recuperare il tempo perduto.
 E' necessario uno sforzo dello Stato perche' venga riconosciuta la
qualita' di "luoghi di eccellenza su internet" agli ISP e che quindi ci
sia la spinta per trasformare queste aziende nei laboratori, nelle
accademie alle quali le pubbliche istituzioni debbano guardare per
allineare il passo e non venir travolte dalla forzata nuova
alfabetizzazione.
 Se proprio la formazione sara' l'arma con la quale si dovra' combattere
per non perdere competitivita', allora solo attraverso il
riconoscimento, la cooperazione e l'incentivazione degli "avamposti
della rete", gli ISP, potra' avvenire un adeguamento ed un rilancio
della nostra economia.
 Ma i provider vanno aiutati e tutelati, pressati come sono oggi da un
presunto mercato libero, dove i provvedimenti giungono spesso tardivi,
inopportuni o inefficaci; E' importante capire che se un piccolo ISP
chiude non e' il mercato che ha vinto, e' il progresso che ha perso.

Palermo, 2-11-00        Matteo Fici
Presidente  Assoprovider
www.assoprovider.net



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