Domini di terzo livello e domini geografici

Vittorio Bertola vb a VITAMINIC.NET
Mar 7 Nov 2000 16:06:38 CET


On Sun, 05 Nov 2000 23:38:03 +0100, you wrote:

>> La mia opinione personale e' la seguente: per registrare un nome
>> dentro un ramo geografico devi provare di avere un legame con tale
>> realta' geografica - ad esempio avere una sede in tale provincia.
>
>Era gia' cosi nelle vecchie regole, e non ha mai funzionato. E'
>inattuabile dal putno di vista pratico, ed inoltre e' contrario al
>principio delle nuove regole che lasciano liberta' di scelta... inoltre,
>come la mettiamo con una ditta di Milano che vuole registrare sotto
>Palermo.it perche' ha interessi in quella provincia?

Se ha interessi significativi, non avra' un ufficio a Palermo? Comunque mi
va anche bene la liberalizzazione; vorrei solo chiarire un punto di
principio. Liberalizzazione, IMHO, non significa assenza di criteri, o che
tutti debbano poter fare tutto: quella e' anarchia. Anzi, proprio nel
momento in cui ci sono molti gradi di liberta' nel sistema e' necessario
organizzare le cose in modo da non sconfinare nel caos assoluto. Tanto per
fare un esempio pratico: a cosa serve introdurre una classificazione di
secondo livello, se poi tutti possono registrarsi dappertutto? Chi ha un
nome da difendere si registrera' comunque in tutti gli ambiti possibili per
proteggerlo. Se questo da una parte moltiplica il fatturato di chi registra
domini, e' assolutamente controproducente per lo spazio di naming, che si
esaurisce prima e senza motivo.

In altre parole: a cosa serve poter avere pippo.to.it e pippo.mi.it, se poi
tra essi non c'e' alcuna differenza, e addirittura il SLD introduce
confusione? (nel senso che io, navigatore, se vedo pippo.to.it mi aspetto di
trovare un Pippo di Torino, e magari ne trovo uno di Napoli)
--
.oOo.oOo.oOo.oOo vb.
Vittorio Bertola     <vb a vitaminic.net>    Ph. +39 011 23381220
Vitaminic [The Music Evolution] - Vice President for Technology



Maggiori informazioni sulla lista ita-pe