R: Richiesta di info

FABRIZIO BEDARIDA f_bedarida a MODIANO.COM
Ven 17 Nov 2000 12:23:18 CET


>Date: Fri, 17 Nov 2000 10:59:33 +0100
>From: Alessandro Nosenzo <nosenzo a idea.it>
>Subject: Re: R: Richiesta di info
>To: ITA-PE a NIC.IT
>X-Mailer: Pegasus Mail for Win32 (v3.12c)
>Priority: normal
>X-MIME-Autoconverted: from Quoted-printable to 8bit by master.nic.it id
LAA71358
>Sender: owner-ita-pe a NIC.IT
>
>On 17 Nov 2000, at 10:05, Francesco Lamperti wrote:
>
>> Oltre al principio del "first come first serve", devono altresì
>> tenersi in considerazione le disposizioni normative in materia di
>> marchi in quanto applicabili. L'indirizzo giurisprudenziale
>> prevalente, infatti, tende ad ammettere la l'applicabilità delle norme
>> sopra menzionate anche ai nelle dispute aventi per oggetto i nomi a
>> dominio. Ad esempio, se Giovanni Rossi registra il nome a dominio
>> rolex.it, l'omonima società potrà intentare nei suoi confronti un
>> azione per la cancellazione e la riassegnazione a quest'ultima del
>> predetto nome a dominio. Viceversa, se Marco Ferrari registra il nome
>> a dominio ferrari.it, difficilmente la famosa casa produttrice di auto
>> da corsa potrà ottenere la riassegnazione del nome a dominio di cui
>> sopra.
>
>Premesso che nell'esempio fatto qualcosa mi sfugge, cioe' il marchio
>Ferrari e' meno tutelato di quello Rolex, insisto nel dire che i nomi
>a dominio NON hanno nulla a che vedere con i marchi.
>Se taluni Tribunali cadendo in errore li associano ai marchi cio' non
>significa affatto che questa sia la realta.
>Se il nome a dominio fosse una sorta di nome identificativo
>dell'azienda o comunque un marchio la relativa registrazione dovrebbe
>avvenire tramite le regole stabilite dalle norme sui marchi e
>brevetti e non dalla RA o dalla NA.
>Invece il nome a dominio e' uno strumento tecnico e non commerciale
>per consentire l'uso di taluni servizi tutto qui.
>Mentre non mi avventuro nella discussione di natura giuridica che mi
>vedrebbe certamente perdente nei confronti degli abili avvocati
>presenti in lista, ribadisco che il nome a dominio non puo' essere
>assimilato ad un marchio.
>Mi rendo certamente conto che il saggio chiamato a decidere tramite
>MAP sul nome a dominio rolex.it in mano a Mario Rossi possa
>concludere che tale Rossi l'abbia registrato solo con l'intendo poi
>di rivenderlo alla Rolex, ma io non sono necessariamente d'accordo su
>questo principio salvo che sia supportato da altre concrete prove
>(tipo l'offerta di vendita del nome a dominio ecc.).
>In Tribunale poi la Rolex potrebbe contestare non gia' di aver
>diritto al nome a dominio rolex.it perche' cio' non e' previsto nelle
>regole di naming (almeno secondo la mia interpretazione) ma potra'
>chiedere al Giudice di far cessare un sito web (cioe' non il dominio)
>perche' crea danni all'immagine della Rolex ecc. ecc. ecc.
>Cerchiamo quindi di essere chiari i domini internet sono assegnati al
>primo che ne faccia richiesta e vengono revocati solo se il
>richiedente iniziale abbia ottenuto il dominio solo allo scopo di
>accaparramento a vari fini non consentiti.
>Se i Tribunali la cui autorita' al momento prevarica le Authority
>preposte decidono di applicare altri principi sbagliano e devono
>essere informate di tali errore e non e' la NA che per giustificare
>gli errori (in buona fede sia chiaro) di qualche magistrato deve
>modificare le proprie regole.
>Quindi il nome a dominio NON e' un marchio ed infatti va registrato
>alla RA e non all'ufficio Brevetti.
>I tempi cambiano d'ora in poi una grande azienda prima di partire
>deve cercare un nome, vedere se il dominio internet (se lo ritiene
>cosi' importante) sia libero, registrare il dominio, poi il marchio e
>poi finalmente partire. Se registra solo il marchio e magari solo in
>alcuni Paesi il dominio internet non gli e' garantito affatto.
>Saluti.
>
>Alessandro Nosenzo
>

Vorrei solamente far notare che la Registration Authority richiede che
perchè possa essere registrato un dominio.it sia presentata dal richiedente
una Lettera di Assunzione Responsabilità (LAR).

Con questa lettera il richiedente autocertifica, dichiara e quindi
sottoscrive di avere titolo all'uso e/o disponibilità giuridica del nome a
dominio richiesto e di non ledere con tale richiesta di registrazione
diritti di terzi.

Ora se la RA per la registrazione di un dominio richiede questa espressa
dichiarazione ne consegue che non può essere ignorata nè dalla RA e tanto
meno dalla NA la violazione dei diritti di terzi.

In Italia che piaccia o meno esiste una Legge Marchi che attribuisce al
titolare di un marchio registrato il diritto di farne uso in esclusiva non
limitandone ne i modi ne i mezzi. Cioè il diritto all'esclusiva vale anche
per i domini.

Seppur tecnicamente il dominio sia ancora un indirizzo elettronico non si
può non accettare che esso sia diventato un qualche cosa di più.

La giurisprudenza si sta orientando nel riconoscergli il valore di segno
distintivo in particolare è stato equiparato ad un'insegna.

Mi sembra poi assurda un'affermazione in cui si dica che i Tribunali
prevaricano le Authority preposte alla registrazione dei domini.

Le Authority che si chiamino RA, NA od in qualsiasi altro modo non sono al
di sopra delle leggi dello Stato.

Inoltre, sono stati creati dalla stessa NA gli Enti conduttori e la
procedura di riassegnazione proprio perchè si possa riuscire ad evitare la
continua violazione dei  diritti legittimi di terzi. Terzi che possono
essere per l'appunto i titolari di marchi registrati, le denominazioni
sociali ecc.

Quindi tornando al'esempio fatto del dominio rolex.it registrato dal sig.
Mario Rossi, vorrei che fosse chiaro che in presenza di un marchio
registrato ed inoltre così noto, la presenza di un diritto legittimo da
parte del sig. Mario Rossi deve essere esclusa di per sè in quanto detto
Sig. Rossi sta già violando una legge dello Stato casualmente chiamata
Legge MArchi.

La richiesta o meno di un "riscatto" per il dominio è indice di sicura
malafede.
Tuttavia, la mancanza di una tale richiesta non esclude di per sè la
malafede in quanto si è visto nelle esperienze, tanto italiane quanto
internazionali, che i cybersquatter sempre più (eccetto i più
sprovveduti)stanno ben attenti nel formulare tali richieste in modo aperto.

Infine, sono ben d'accordo sul fatto che i tempi cambino e che quindi le
aziende debbano fare più attenzione al mondo Internet, ma l'evoluzione dei
tempi e delle diverse connotazioni che i domini hanno assunto, deve essere
in primo luogo attentamente osservata e studiata dalla NA e dalla RA che
dovranno impegnarsi (possibilmente con l'aiuto di noi tutti) verso
soluzioni che si mantengano nella legalità. Poichè, ribadisco la NA e la RA
non sono nè al di sopra nè al di fuori delle leggi dello Stato italiano.

Fabrizio Bedarida



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