Marchi, nomi a dominio, e le solite discussioni...

Griffini Giorgio grunz a TIN.IT
Sab 18 Nov 2000 00:36:17 CET


Chiedo scusa per il subject forse un po' provocatorio (come mio solito :)

La discussione marchi-nomi a dominio puo' continuare all'infinito se non si
stabiliscono dei punti saldi su cui poi elaborare i concetti.

Per gli avvocati in lista, ritengo possano facilmente considerare come testo
fondamentale l'ormai famigerato WIPO final report dal titolo "The
management of internet names an addresses: Intellectual Property Issues"
(reperibile presso http://wipo2.wipo.int/process1/report/index.html )
Nonostante che chi lo abbia redatto sia il soggetto principe proprio per la
tutela dei marchi,nomi brevetti etc. in esso non viene considerato opportuno
che la tutela del nome a dominio sia meccanicamente 'una estensione' della
tutela del marchio.

Secondo punto, i giudici e le sentenze in Italia.
Leggendo i messaggi dei vari membri NA che svolgono la professione di
avvocato ho letto di 'procedimenti per analogia' ed in generale riferimenti
stretti alla legge sui marchi. Il problema, credo, e' che tale analogia viene
fatta prendendo a riferimento testi che possono ricondursi per certi versi alla
stessa problematica ma che sono esattamente carenti proprio nei punti in
cui due scenari, in prima istanza analoghi, differiscono.
Non sono un avvocato e da quello che ho potuto apprendere consultando
pareri altrui, in linea generale la giurisprudenza, nel momento in cui e'
chiamata a pronunciarsi su settori non regolati specificatamente per legge e
auto-regolati dagli stessi soggetti interessati, e' prevalentemente orientata a
giudicare secondo 'la prassi operativa del settore' e per gli aspetti  piu' tecnici
si avvale della consulenze peritali degli opportuni esperti dei relativi settori.
Questo accade ad esempio nel settore pubblicitario e tali esperienze di
autoregolamentazione trovano facile riscontro (come tipologia) anche nel
nostro ambito diretto di NA. Se l'orientamento corrente e' quello di rifarsi piu'
o meno 'rigidamente' alla legge dei marchi e' solo perche' non si e' instaurata
una consapevolezza che sui nomi a dominio non e' opportuno operare in tal
senso (vedasi WIPO)  e c'e inoltre il problema di 'visibilita' degli enti
autoregolatori (la NA in questo caso) che esistono (Passigli permettendo)
ma che 'raramente' vengono interpellati.

E' certamente meno faticoso andare per meccanica analogia sull'esistente
che fare lo sforzo di adattare la forma mentis alle nuove problematiche
introdotte delle potenzialita' d'espressione della rete Internet ma confido che
nel medio termine si possa arrivare, in sede giudicante, a tale
consapevolezza.
Una strada piu' rapida sarebbe una legge, ma non sono sicuro che
l'opportuno grado di questa stessa consapevolezza via sia negli organi
legislativi, per cui il rischio concreto e' che la strada piu' rapida si possa
rivelare anche la piu' deleteria.

Credo stia diventando irrinunciabile affrontare le luci del palcoscenico, cosa
che sinora abbiamo piu' o meno consapevolmente cercato di evitare per poter
lavorare con l'opportuna minore pressione nel back-stage.

Cordiali saluti
Giorgio Griffini



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