Alert: Decreto Passigli procede!

Griffini Giorgio grunz a TIN.IT
Lun 20 Nov 2000 03:23:05 CET


Commento il messaggio di M.Cammarata:

> C'è una cosa che devo sottolineare, e chiedo scusa se il discorso non è
> simpatico. Sia nelle domande di Mario, sia nella risposta di Vittorio, sono
> sollevate questioni che in realtà non esistono, perché ampiamente risolte dal
> codice civile, dalla legge marchi e da una consolidata giurisprudenza sulla
> materia.
> Mi riferisco, in particolare, al problema del "secondo arrivato", che è
> pacificamente risolto nel principio millenario "prior in tempore, potior in
> iure" (come quando si trova un parcheggio, chi arriva un secondo dopo deve
> cercare un altro posto).
> O, ancora, alla questione di che cosa significhi "simile": è evidente (per
> l'esperto di cose legali), che la somiglianza deve configurare la "attività
> confusoria" sanzionata dalla legge.
>

Visto dal punto di vista della giurisprudenza 'classica' (mi si perdoni il
termine) non fa una grinza. Il problema e' invece proprio di merito.
In ambito internet chi primo arriva meglio alloggia (se in buona fede) nel
campo dei marchi no. Uno puo' arrivare dopo, registrare un marchio, e l'altro
sloggia (anche se in buona fede ed eventualemente a meno della
localizzazione del preuso che se applicata anche in campo internet
renderebbe ogni disputa inaffrontabile )

> Altro problema è quello dei nomi riservati. In linea di principio, la riserva
> dovrebbe tutelare gli interessi collettivi, più forti di quelli privati. Per
> esempio, tra un signore di cognome "Milano" e la città di Milano, si considera
> prevalente il diritto della seconda ed è meglio quindi evitare in partenza un
> contenzioso, negando al signor Milano una registrazione che potrebbe essere
> impugnata con successo dal Comune.
>

A parte il fatto che il ramo geografico (nel .it) ha una sua struttura riservata,
in Internet, se c'e buona fede, il nome rimane al signor Milano.
Personalmente, in ambito NA, sono sempre stato favorevole alla possibilita'
di revocare un nome nel momento che tale nome assume le caratteristiche
di pubblica utilita'  ma solo se tali criteri vengono ben specificati proprio per
dare certezze a chi richieda un eventuale nome 'a rischio'.

> Tutto questo, compresi i nomi di genere, è già nelle leggi vigenti: l'art. 1
> del DDL Passigli non contiene nulla di nuovo rispetto alla legge marchi, al
> codice civile e alla giurisprudenza.
>

Onestamente parlando la piu' grossa castroneria che si potesse fare e' inibire
la registrazione di nomi di genere ovvero quelli per cui non e' possibile avere
un consenso scritto da chicchessia perche' parole di uso comune per cui
non esiste un titolare. Se questo e' ragionevole per l'ambito 'marchio' in cui
esso deve risultare distintivo ha poco senso per offrire servizi che per loro
natura si caratterizzano per non essere specifici come un sito B2B di
idraulici o B2C di ristoranti.

> I problemi sono altri, come accenno nell'articolo, e su questi una
discussione
> potrebbe essere utile.
>

I problemi enunciati nell'articolo mi sembrano ineccepibili (anche se, non
essendo avvocato, la mia opinione vale quello che vale)
Invece credo di notare che nel DDL Passigli (nato come reazione un po'
scomposta ad una famosa azione di accaparramento)  manchino dei punti
addirittura essenziali.

- Nulla e' specificato per registranti non soggetti all'ordinamento italiano.
E quindi paradossalmente un soggetto della comunita' europea (a cui
dobbiamo garantire parita' di accesso) puo' fare quello che gli italiani non
possono. (tipo registrare un 'ristoranti.it' )

- Siccome viene espressamente citata come applicabile a registrazioni
effettuate da cittadini comunque soggetti all'ordinamento italiano
indipendentemente dal fatto che siano recanti il suffisso ".it" ( :-)) l'unica
possibilita' che ne deriva e' che l'Anagrafe sia un doppione di archivio visto
che deve contenere anche i '.com' '.net' ma anche i '.nz'  i '.nu'  registrati dai
cittadini italiani e non e' possibile, al momento, che questo sia una normale
'TLD' registry.
A tal guisa, la cancellazione dalla 'Anagrafe' risulterebbe addirittura un fatto
secondario ed irrilevante.

Volendo si puo' continuare con tutta una serie di curiosita' e situazioni
paradossali che potranno scautrire da una applicazione di un DDL cosi'
costituito.
Uno degli effetti che potrebbero essere divertenti e' che vedremo in giro siti
pubblicizzati e riferiti per indirizzo IP alla stregua dei servizi telefonici
'psicologici' ex 144 ora 166... con buona pace dell'anagrafe dei nomi...

Il vero problema, invece, e' che credo che questa 'sensibilita' al problema
internet sia invero un po' pelosa visto che siamo ben o male sotto campagna
elettorale (per stessa dichiarazione piu' o meno esplicita del sen. Passigli
nella seduta 664)
Aldila' delle convinzioni politiche di ciascuno ritengo sia triste vedere la longa
mano della 'politica di bottega' tentare di allungarsi su un mondo che non le
e' proprio.

Cordiali saluti
Giorgio Griffini



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