Alert: Decreto Passigli procede!

Manlio Cammarata m.cammarata a INTERLEX.IT
Lun 20 Nov 2000 18:29:56 CET


Rispondo a Giorgio e, indirettamente, a Mario.

Monday, November 20, 2000, 3:23:05 AM, you wrote:

GG> Commento il messaggio di M.Cammarata:

>> ...
>> Mi riferisco, in particolare, al problema del "secondo arrivato", che è
>> pacificamente risolto nel principio millenario "prior in tempore, potior in
>> iure" (come quando si trova un parcheggio, chi arriva un secondo dopo deve
>> cercare un altro posto).
>> O, ancora, alla questione di che cosa significhi "simile": è evidente (per
>> l'esperto di cose legali), che la somiglianza deve configurare la "attività
>> confusoria" sanzionata dalla legge.
>>

GG> Visto dal punto di vista della giurisprudenza 'classica' (mi si perdoni il
GG> termine) non fa una grinza. Il problema e' invece proprio di merito.
GG> In ambito internet chi primo arriva meglio alloggia (se in buona fede) nel
GG> campo dei marchi no. Uno puo' arrivare dopo, registrare un marchio, e l'altro
GG> sloggia (anche se in buona fede ed eventualemente a meno della
GG> localizzazione del preuso che se applicata anche in campo internet
GG> renderebbe ogni disputa inaffrontabile )

La giurisprudenza (e il DDL Passigli) pongono senza dubbi il regime dei domini
nell'ambito di quello dei marchi. Quindi la differenza non c'è, quello che vale
per i marchi, vale per i domini.

>> Altro problema è quello dei nomi riservati. In linea di principio, la riserva

>>

GG> A parte il fatto che il ramo geografico (nel .it) ha una sua struttura riservata,
GG> in Internet, se c'e buona fede, il nome rimane al signor Milano.
GG> Personalmente, in ambito NA, sono sempre stato favorevole alla possibilita'
GG> di revocare un nome nel momento che tale nome assume le caratteristiche
GG> di pubblica utilita'  ma solo se tali criteri vengono ben specificati proprio per
GG> dare certezze a chi richieda un eventuale nome 'a rischio'.

D'accordo, il problema è proprio nelle certezze preventive, ma può essere
risolto migliorando a applicando proprio le denominazioni riservate. A questo
proposito sarebbe utile se qualcuno facesse un riassunto delle regole inglesi,
dove si utilizza sistematicamente il secondo livello come "distintivo"
(.gov.uk, .com.uk ecc.). Il sistema potrebbe essere esteso, con il risultato di
evitare conflitti tra omonimi che operano in campi diversi, per esempio-limite
"Ferrari.auto.it", "Ferrari.vino.it". Ricordo che per questo non occorre una
legge...

GG> Onestamente parlando la piu' grossa castroneria che si potesse fare e' inibire
GG> la registrazione di nomi di genere ovvero quelli per cui non e' possibile avere
GG> un consenso scritto da chicchessia perche' parole di uso comune per cui
GG> non esiste un titolare. Se questo e' ragionevole per l'ambito 'marchio' in cui
GG> esso deve risultare distintivo ha poco senso per offrire servizi che per loro
GG> natura si caratterizzano per non essere specifici come un sito B2B di
GG> idraulici o B2C di ristoranti.

Anche qui c'è la legge: l'art. 18 del R.D. 21 giugno 1942, n. 929. Ed è logico:
un produttore di vini che registri "vini.it" pone in condizioni di svantaggio
tutti i suoi concorrenti.

GG> - Nulla e' specificato per registranti non soggetti all'ordinamento italiano.

Il legislatore italiano non può imporre alcunché a chi non è soggetto
all'ordinamento italiano.

GG> E quindi paradossalmente un soggetto della comunita' europea (a cui
GG> dobbiamo garantire parita' di accesso) puo' fare quello che gli italiani non
GG> possono. (tipo registrare un 'ristoranti.it' )

L'aspetto comunitario è un'altra cosa. E se le regole di naming del dominio
".it", da chiunque scritte, dicono che non si può registrare un nome generico,
questo vale per chiunque chieda di registrarlo. Il problema è, ancora una
volta, nella confusione del DDL Passigli, che mette insieme disposizioni
rivolte ai registranti e disposizioni rivolte al registro.

GG> - Siccome viene espressamente citata come applicabile a registrazioni
GG> effettuate da cittadini comunque soggetti all'ordinamento italiano
GG> indipendentemente dal fatto che siano recanti il suffisso ".it" ( :-)) l'unica
GG> possibilita' che ne deriva e' che l'Anagrafe sia un doppione di archivio visto
GG> che deve contenere anche i '.com' '.net' ma anche i '.nz'  i '.nu'  registrati dai
GG> cittadini italiani e non e' possibile, al momento, che questo sia una normale
GG> 'TLD' registry.
GG> A tal guisa, la cancellazione dalla 'Anagrafe' risulterebbe addirittura un fatto
GG> secondario ed irrilevante.

E' vero, questa è un'altra bestialità del DDL: si dovrebbe imporre a ogni
italiano che registra un .com (o .net ecc.) di comunicarlo all'anagrafe...

(Continua...)
Manlio


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dr. Manlio Cammarata
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