Alert: Decreto Passigli procede!

Manlio Cammarata m.cammarata a INTERLEX.IT
Mar 21 Nov 2000 12:02:01 CET


Monday, November 20, 2000, 6:35:15 PM, you wrote:

cm> Egregi,

cm> una risposta collettiva:

cm> *** questioni di 'filosofia':

cm> Io non credo che la contrapposizone sia - nè in Italia nè nel mondo - tra
cm> Internet senza regole vs. Internet regolata. Ma piuttosto su quali regole
cm> vogliamo per Internet, ovvero per la comunicazione del futuro.

cm> Il carattere marginale di Internet nei tempi pioneristici che non faceva
cm> emergere alcuni problemi (eg. protezione marchi) e il carattere globale che
cm> elude normative solo nazionali hanno contribuito a dare  l'impressione che
cm> Internet vivesse/possa vivere nell'assenza di norme. Ma questa era in gran
cm> parte  una percezione errata.

cm> Inoltre, io non credo in: libertà = assenza di norme, ma anzi credo che un
cm> sistema di libertà sia spesso tutelato da (il corretto framework di) norme.
cm> Il problema, quindi, è adottare le norme giuste.

Sono completamente d'accordo.

cm> *** questioni di strategia e di tattica:

cm> Anch'io credo che non ci siano i tempi tecnici per l'approvazione del DDL
cm> Passigli. Nonostante questo credo che sia utile per la Internet community
cm> italiana utilizzare questa occasione per esprimere in modo chiaro, ben
cm> motivato e autorevole la propria contrarietà, per i seguenti motivi:
cm> -- ci possono sempre essere sorprese (l'appoggio al DDL sembra essere ampio
cm> in Senato);
cm> -- credo che sia giusto e utile se 'sentiamo il dovere' di mettere in
cm> circolazione le nostre conoscenze, di non disdegnare un ruolo 'pedagogico',
cm> e di evitare di trovarci nella situazione che qualcuno possa dire: perchè
cm> non ci avete aiutato a non sbagliare?
cm> -- e questo anche per sviluppare qualche maggiore abilità di relazione il
cm> 'mondo esterno'.

D'accordo anche su questo. Con InterLex sto cercando di fare il possibile in
questa direzione (la rivista è molto letta nel Palazzo, anche se spesso con
fastidio).

cm> *** questioni di contenuto:

cm> il DDL è particolarmente brutto perchè:
cm> -- è chiaramente scritto da incompetenti che non hanno cercato il parere
cm> dei competenti;
cm> -- come dice Manlio, è ampiamente ridondante
cm> -- sembra ispirato dal principio illiberale che si può fare solo ciò che è
cm> esplicitamente permesso, e non tutto ciò che non è esplicitamente proibito
cm> per buoni e giustificati motivi
cm> -- presuppone che la gestione di una rete telematica  debba essere affidata
cm> necessariamente a un ente amministrativo statale (questo diventerebbe lo
cm> IAT/CNR), e non possibilmente essere iniziativa di privati (contro il
cm> processo di liberalizzazione ICANN)

Su quest'ultimo punto credo che sia necessaria una rifessione, perché si deve
calare la "struttura internet" nell'ordinamento italiano. La struttura di ICANN
è tipicamente americana e tra i due ordinamenti ci sono differenze notevoli. Fra
parentesi, per questo motivo non sono molto utili i confronti con la normativa
USA (sarebbe necessaria ogni volta una specie di "transcodifica" tra common law
e diritto positivo europeo, e allora si vedrebbe che su molti punti le
differenze sono meno ampie di quanto sembra a prima vista). Comunque non mi
sembra che la struttura "privata" di ICANN in questa prima fase non stia dando
grandi esempi di efficienza, trasparenza, democrazia...

Credo che i dati dai quali dobbiamo partire siano questi:
1. Lo IAT - che è un organismo pubblico - dispone delle competenze e
dell'esperienza per svolgere perfettamente il ruolo di ente di registrazione.
Ruolo tecnico, senza attribuzioni normative o arbitrali o valutazioni di
merito. Non vedo i vantaggi di privatizzare questa funzione.
Altro è la "gestione della Rete", richiamata da Mario, che non può non essere
"distribuita".

2. Società Internet, la lista ITA-PE ecc. sono i "luoghi" ideali per la
discussione, la proposta e la "sorveglianza democratica" di tutto il sistema
dell'assegnazione dei nomi a dominio.

3. La definizione delle regole deve essere affidata a un organismo indipendente
(questo è il punto più sballato del DDL Passigli), che deve tener conto di
quanto espresso dai due soggetti prima indicati, ma non deve avere connessioni
dirette né con l'uno né con l'altro. Si può valutare se affidare a questa
struttura anche la gestione del contenzioso o se crearne una ad hoc, ma con due
qualità che, a mio avviso, sono vitali: a) ogni contendente deve poter
scegliere il proprio arbitro al di fuori di qualsiasi condizionamento, come
peraltro prescrive il codice civile per diversi tipi di procedure contenziose;
b) il terzo arbitro deve essere "riconosciuto" dal registro, che quindi avrà un
elenco di persone alle cui decisioni il registro stesso sarà vincolato. Ma
queste persone non devono avere alcun rapporto organico o funzionale con il
registro stesso: il terzo arbitro o è "terzo" in ogni senso, o non è un
arbitro.

Infine l'aspetto "istituzionale": tutto questo dovrebbe essere approvato, se
non promosso, dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Questa fino a
oggi non si è occupata del problema, e forse è meglio così... Ma alla lunga
dovremo tener conto che le leggi vanno in questa direzione.

Ciao a tutti.
Manlio

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dr. Manlio Cammarata
InterLex
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