R: R: Art. 13.3 ed incompatibilità........

Lapo Sergi quixe a QUIXE.COM
Dom 22 Ott 2000 16:11:36 CEST


Ti ringrazio della cortese risposta, e noto con sollievo che le questioni
che pongo sono avvertite o perlomeno ritenute lecite anche da altri membri
NA.
La tua analisi è precisa e coincide con la mia salvo alcuni punti che di
sotto mi permetto di confutare, al fine di stimolare la discussione:

> Il fatto che ci siano pochi ricorsi e' perlomeno sintomo di bassa
litigiosita'
> quindi dire che e' un male mi sembra un po' azzardato...
> Per avere il quadro piu' preciso bisognerebbe mettere nel conto quei
ricorsi
> che vengono comunque fatti solo per via giudiziale per avere un termine di
> confronto e verificare se e dove possano esserci problemi.
> In aggiunta, la procedura di riassegnazione e' recente e la NA non e'
dotata
> di un ufficio stampa e in generale di strumenti che possano dare la
> necessaria visibilita' a strumenti di risoluzione 'veloce' delle dispute
come
> la MAP e che godrebbero di maggiore favore rispetto alla via giudiziale.

Concordo sulla mancanza di visibilità della procedura ma non sulla bassa
litigiosità: hai dimenticato nella tua analisi le risoluzioni
extragiudiziali (o accordi) che a quanto mi risulta del colloquio con
diversi avvocati e soggetti privati che si occupano di queste istanze
rappresentano la maggior parte delle conclusioni delle liti.

In parole povere, prima di pagare almeno Lit. 1.400.000 (il costo minimo
della procedura) si offre 1 milione al registrante per la rinuncia spontanea
il quale nella maggior parte dei casi accetta (il suo guadagno del 90% l'ha
fatto a meno che non creda di poter spuntare di più).

E' triste e va in barba a tutti i principi di concessione del dominio
anzichè di proprietà, ma mi dicono che la realtà è questa e come spesso
succede è assai lontana da certe discussioni accademiche (non questa,
fortunatamente) che ho potuto leggere su ita-pe.

In poche parole si può essere convinti che un nome a dominio sia un mero
indirizzo e non capire come si possa arrivare al commercio dei nomi a
dominio, ma si deve anche accettare che una grande parte di chi investe in
internet non la pensi nello stesso modo ed esista chi arriva ad offrire 9,5
milioni di dollari per business.com (non faccio esempi italiani ma so che ce
ne sono...).

> Gli enti di cui si parla non mi sembra abbiano investimenti in essere tali
da
> rischiare la 'chiusura'  nel senso che funzionano piu' da collettore che
da
> prestatore di servizio. D'altronde i 'saggi' vengono interpellati al
momento di
> dirimere una disputa quindi anche loro non hanno investimenti da tutelare.

Non sono assolutamente d'accordo, le spese per coordinare i saggi e per
tutti gli adempimenti richietsi dalla NA in materia di comunicazione alle
parti sono notevoli. Poi anche il sito web ha un costo di realizzazione e
mantenimento annuo. Infine, chi ha deciso di formare un'apposita società
(l'e-solv è una srl anche se non so se la sua attività si limita alla
conduzione della procedura) ha ulteriori spese tra camera di commercio,
tasse etc,
Infine l'amministratore dovrebbe essere perlomeno un impegato part-time a
cui (se si ha ancora rispetto del lavoratore) andrebbe corrisposto uno
stipendio.

Concordo invece sui saggi che ricevono il ricorso già istruito e dunque il
loro intervento è limitato, sebbene il loro compenso sia la parte più
importante del costo della procedura.

Spero di incontrarti a Pisa il 25 per proseguire la discussione, anche se,
da novizio, non conosco personalmente nessuno di voi e dunque non saprei
come riconoscervi, a meno che la NA non pensi a fornire i partecipanti di un
cartellino o qualcosa di simile (ripeto, non ho mai visto un'Assemblea).

Cordiali saluti.

Lapo Sergi

www.quixe.it



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