Re: R: R: Art. 13.3 ed incompatibilitÓ........

Griffini Giorgio grunz a TIN.IT
Dom 22 Ott 2000 17:24:18 CEST


Rispondo:

> Ti ringrazio della cortese risposta, e noto con sollievo che le questioni
> che pongo sono avvertite o perlomeno ritenute lecite anche da altri membri
> NA.
> La tua analisi Ŕ precisa e coincide con la mia salvo alcuni punti che di
> sotto mi permetto di confutare, al fine di stimolare la discussione:
>
Assolutamente benvenute. Nessuno e' depositario della verita'....

> Concordo sulla mancanza di visibilitÓ della procedura ma non sulla bassa
> litigiositÓ: hai dimenticato nella tua analisi le risoluzioni
> extragiudiziali (o accordi) che a quanto mi risulta del colloquio con
> diversi avvocati e soggetti privati che si occupano di queste istanze
> rappresentano la maggior parte delle conclusioni delle liti.
>
> In parole povere, prima di pagare almeno Lit. 1.400.000 (il costo minimo
> della procedura) si offre 1 milione al registrante per la rinuncia spontanea
> il quale nella maggior parte dei casi accetta (il suo guadagno del 90% l'ha
> fatto a meno che non creda di poter spuntare di pi¨).
>

Certo, ma davo per gia' per scontato che le risoluzioni extra-giudiziali
comunque esistono e continueranno ad esistere indipendentemente da
qualunque regola noi si possa mettere in essere.
Per altro l'introduzione di una MAP a costi 'certi' e ragionevolmente bassi
contribuisce in maniera significativa a rendere il fenomeno del cybersquatting
meno appetibile. In assenza di tale possibilita' le pretese econominche
potrebbero essere ben superiori al milione di lire cui tu fai riferimento.
Inoltre, non credo che le 400.000 lire di differenza possano in qualche modo
invogliare particolarmente ad una soluzione stragiudiziale per quelle societa'
che sono sottoposte ad azioni di cybersquatting visto che questo puo'
essere visto come sintomo di 'debolezza'. Per gli 'individui' puo' essere un
discorso diverso, ma una classe di costo di questo tipo rende sicuramente
ben piu' accessibile la propria tutela rispetto a ricorrere in giudizio.
Purtroppo, invece, esistono anche realta' , come le Poste Italiane ad
esempio, che pur di far vedere i muscoli vuole risolvere le sue pretese solo
per via giudiziale, magari citando decisamente inopportunamente anche la
NA, e cio' e' perlomeno indice di ristrettezza di vedute su come affrontare e
risolvere al meglio eventuali problemi.

> E' triste e va in barba a tutti i principi di concessione del dominio
> anzichŔ di proprietÓ, ma mi dicono che la realtÓ Ŕ questa e come spesso
> succede Ŕ assai lontana da certe discussioni accademiche (non questa,
> fortunatamente) che ho potuto leggere su ita-pe.
>
Nel momento in cui il 'nome a dominio' diventa materia prima di un business
credo che ci sia poco da fare...sopratutto quando, nelle regole attuali, e' una
fonte illimitatamente rinnovabile. Ho tentato di proporre accorgimenti che
potessero in qualche misura tenere sotto controllo il fenomeno degli
accaparramenti (che e' il preludio al cybersquatting) ma con scarso riscontro
in sede di assemblea...

> In poche parole si pu˛ essere convinti che un nome a dominio sia un mero
> indirizzo e non capire come si possa arrivare al commercio dei nomi a
> dominio, ma si deve anche accettare che una grande parte di chi investe in
> internet non la pensi nello stesso modo ed esista chi arriva ad offrire 9,5
> milioni di dollari per business.com (non faccio esempi italiani ma so che ce
> ne sono...).
>
Certo, l'importante e' pero' non perdere di vista la funzione che deve avere un
organo come la NA ovvero di regolazione per un uso efficace ed efficiente del
namespace. Questo obiettivo si puo' ottenere solo passando per una
diversificazioni degli interessi rappresentati al momento di stendere le regole
e spero che in quel di Pisa si possa finalmente dare questa svolta.

> Non sono assolutamente d'accordo, le spese per coordinare i saggi e per
> tutti gli adempimenti richietsi dalla NA in materia di comunicazione alle
> parti sono notevoli.
>  [..omissis..]
> Concordo invece sui saggi che ricevono il ricorso giÓ istruito e dunque il
> loro intervento Ŕ limitato, sebbene il loro compenso sia la parte pi¨
> importante del costo della procedura.
>
Mi rimane comunque qualche dubbio sulla onerosita' per l'ente (visto anche
che le responsabilita' dirette nel giudizio - che possono essere considerate il
vero rischio d'impresa - sono davvero minime) ma ovviamente non entro
ulteriormente nel merito perche' non ho il 'mood'  necessario per fare un
business plan per un ente :-).

> Spero di incontrarti a Pisa il 25 per proseguire la discussione, anche se,
> da novizio, non conosco personalmente nessuno di voi e dunque non saprei
> come riconoscervi, a meno che la NA non pensi a fornire i partecipanti di un
> cartellino o qualcosa di simile (ripeto, non ho mai visto un'Assemblea).
>
Non c'e mai stato un cartellino per i partecipanti e non sarebbe davvero male
cosi' si puo' anche avviare una rissa fisica con i giusti contendenti invece che
le solite verbali o epistolari. (sto scherzando ovviamente...:-)
Credo che avremo sicuramente modo di incontrarci.

Cordiali saluti
Giorgio Griffini



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