Ri: Quale tutela per gli utenti?

Griffini Giorgio grunz a TIN.IT
Dom 22 Ott 2000 18:51:00 CEST


Rispondo con un inconsueto ritardo alla mail di Caterina Bruno Corbaz in
risposta ai commenti di Alessandro Nosenzo per via di una idiosincrasia del
mio client di posta....

>...[Omissis]
> Sotto il primo aspetto, il fatto che la pagina sia per lungo tempo in
> costruzione e' ritenuta dalla giurisprudenza sviluppatasi con le MAP di
> ICANN un sintomo di malafede, se al nome a dominio non sono associati
> altri servizi attivi (e nel caso pergamar non lo erano).
> ...[Omissis]....

Aldila' dello specifico (web page o meno) ritengo sia il caso di precisare che
e' probabilmente inopportuno riferirsi, come base di giudizio, alla
giurisprudenza gia' sviluppata con le MAP ICANN in quanto c'e' il facile
rischio che si possano 'selezionare' gli esiti opportuni tralasciando di
menzionare quelli di segno diverso.
Ogni decisione va presa singolarmente e sulla base del principio della buona
fede che sta alla base della MAP ed in maniera congruente al percorso di
opinioni che in sede di studio WIPO ha portato alla individuazione della MAP
come strumento utile alla risoluzione delle dispute recepita, con ulteriori
integrazioni a favore del resistente in buona fede, da ICANN.
In quest'ottica, la sola registrazione di un nome a dominio senza un
successivo uso (qualunque uso, non solo web) non costituisce in se stessa
una 'evidenza di malafede' ma diventa elemento pertinente e aggravante nel
momento in cui il non-uso e' in congiunzione ad altri elementi (registrazione
di nomi di pertinenza altrui, tentativo di rivendita etc..) (Par.91..94 Final
Report WIPO)
Detto questo, un conto sono i principi e un conto sono le decisioni.
In ambito internazionale la corrente UDRP (MAP) sta avendo forti critiche
non tanto per il tipo di principio che assolve quanto per alcune decisioni
prese da taluni 'arbitrators' in pieno ed evidente contrasto con le finalita' dello
strumento. In questo scenario riferirsi alle decisioni gia' effettuate per
avallarne di successive 'per analogia' e' perlomeno rischioso perche'
semplifica il necessario sforzo di giudizio che, nel caso si debba determinare
la buona fede, non puo' essere disatteso.
Come gia' si avverte in ambito internazionale (WIPO ha gia' aperto un second-
process sui nomi a dominio a fronte di segnalazioni di alcuni stati membri) si
dovra' in qualche modo perseguire una unitarieta' di giudizio e, in assenza di
un soggetto che possa governare il processo in maniera significativa il rischio
di effetti a valanga non e' trascurabile.
Questo potra' suonare forse prematuro per l'ambito italiano, ma essere
previdenti non guasta mai.

Cordiali saluti
Giorgio Griffini

PS. Detto questo, giusto per citarlo, a mio personale parere non credo si
possano opporre particolari obiezioni alla decisione in oggetto.



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