sui domini aperti e chiusi

Stefano Trumpy Stefano.Trumpy a IAT.CNR.IT
Mer 4 Apr 2001 12:46:18 CEST


Vista la discussione in materia, ritengo utile per l'avanzamento dei
pareri in proposito, riportare una classificazione inventata da me a
seguito delle lunghe discussioni avvenute in ambito ICANN.
In sostanza, quello che conta e' l'utenza obiettivo (target audience)
alla quale il registro si rivolge; questo dovrebbe essere in qualche
modo stabilito nel manifesto (charter) del registro; questo concetto,
per i nuovi gTLD e' stato ben definito. Il concetto chiuso aperto,
con tutte le sue sfumature, serve appunto per inquadrare la utenza
obiettivo e quindi anche per valutare la presenza di "concorrenza"
piu' o meno leale con altri registri. Segue la classificazione, a
partire dai registri piu' spegiudicati.

        1 - registri che si comportano come gTLD
        2 - registri aperti che non fanno campagna per acquisire
utenza in tutto il mondo
        3 - registri aperti a regioni particolari
        4 - registri chiusi ad una specifica nazione, con regole liberalizzate
        5 - registri chiusi, con regole restrittive

Ho aggiunto al concetto di aperto chiuso, quello delle regole piu' o
meno restrittive, poiche' questo aspetto influisce sulla utenza
potenziale del registro; e' abbastanza comune che regole restrittive
siano applicate dai registri chiusi ma anche questo fatto non e'
senza eccezioni. Passo ad una descrizione con esempi delle 5
categorie.


        1 - registri che si comportano come gTLD
I casi piu' noti sono il ".tv" ed il ".nu" ma ve ne sono diversi
altri. In sostanza questi registri hanno strutture tecniche ed
operative dimensionate per affrontare una utenza potenziale globale,
stabiliscono accordi con registrar sparsi in tutto il mondo ed in
aggiunta sfruttano la attrattiva della sigla che detengono (ad
esempio il TV viene chiaramente commercializzato per il settore
televisione ed affini); questo tipo di registri viene tollerato da
IACNN e l'unica raccomandazione/imposizione e' che aderiscano alle
UDRP di WIPO, come tutti gli altri gTLD e cosi' questi hanno fatto;
        2 - registri aperti che non fanno campagna per acquisire
utenza in tutto il mondo
Un caso di questo tipo e' il ".uk", per quanto riguarda gli SLD ".co"
e ".org"' e questo e' anche il caso per molti altri registri europei.
In sostanza il ccTLD  lascia all'utente, ovunque esso si trovi, di
registrare sotto il ccTLD. Un altro modo di vedere questo approccio
e' quello di puntare ad attrarre tutti coloro che, per varie ragioni,
in qualunque parte del mondo si trovino, preferiscono adottare un
particolare TLD; per nazioni come l'Italia, la Francia,la Spagna,
etc. la motivazione potrebbe essere quella di attirare tutti coloro
che parlano italiano o sono legati al prodotto Italia, per motivi
culturali o commerciali. In questi casi, a parte la necessaria
adozione dell'inglese, considerato la lingua franca dell'Internet, la
sola lingua utilizzata e' quella della nazione corrispondente al
ccTLD. In generale aggiungo che a questa categoria sono interessati
particolarmente nazioni che hanno una consistente "diaspora" e che
comunque il registro necessita di una stuttura piu complessa rispetto
a quella di un registro chiuso.
        3 - registri aperti a regioni particolari
Questo e' il caso di alcune nazioni che hanno patti particolari con
altre nazioni confinanti e per questo operano una apertura parziale;
il ".it" ricade in questa categoria. Aggiungo che i ccTLD che sono in
questa categoria sono relativamente pochi.
        4 - registri chiusi ad una specifica nazione, con regole liberalizzate
Questo era il caso del ".it" sino al dicembre 1999; si puo' dire che
in realta' eravamo a cavallo tra questo caso ed il successivo in
quanto in tale data abbiamo dato un notevole impunso alla
liberalizzazione delle regole.
        5 - registri chiusi, con regole restrittive
Questo e' il caso della Francia, della Finlandia, ove sussistono
regole che limitano la registrazione ad una per organizzazione ed in
piu' impongono il vincolo che il nome sia coincidente o strettamente
collegato alla attivita' del registrante.

Oggi si assiste ad una notevole mobilita' dei ccTLD che stanno tutti
risalendo verso le categorie piu' aperte, a seguito della
introduzione dei nouvi gTLD, della introduzione del .eu in Europa e
della attenzione dei governi che vedono nella affermazione del ccTLD
uno strumento di promozione del mercato Internet locale.

Per quanto riguarda il caso del nostro registro, escludendo di voler
andare nella direzione delle categorie 1 e 5, le opzioni sono:
        a - ritornare alla categoria 4, visto che con la introduzione
del .eu, nessun europeo potra' lamentarsi di essere costretto a
registrare sotto i gTLD;
        b - restare dove siamo
        c - passare alla categoria 2 mettendo una opportuna premessa
nelle regole di naming che definisca la utenza obiettivo ed il tipo
di servizi garantiti a chi non vive in Italia; ho scarato la idea di
sfruttare il fatto che  .it sta per Information Technology o per
pronome indicativo attaccato a verbi in inglese, argomenti che ci
avrebbero portato nella categoria 1

Confido che questo modesto contributo risulti utile per la
discussione in atto. Saluti a tutti,
Stefano Trumpy
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  Stefano Trumpy
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