VERGOGNA! Fuori legge l'informazione online?

Riccardo Bagnato r.bagnato a VITA.IT
Gio 5 Apr 2001 12:40:42 CEST


dividerei la questione:

1. da un punto di vista generale:
>intervento statalista/assistenzialista su un mercato che in tanti -
>testate in testa - hanno voluto liberista (fino allo schifio...vedi
>questione "piccoli provider").

in un certo senso questa la sintesi. Siamo poi in un periodo di elezioni e
la stampa e i giornalisti sono pur sempre al servizio di qualcuno, a volte
(raramente) il lettore, essendo un servizio pubblico, altre volte il
politico, altre nessuno eccc. nella maggior parte delle volte al servizio di
tutti questi insieme.

Se quindi la teoria (il liberalismo dozzinale di cui tutti sembrano
paladini) crolla, la realtà (tenimmo tutti famigghia) dei fatti ci aiuta a
capire meglio il significato del suo crollo.

Se possibile, può in generale, è evidente che si sta consolidando il mercato
internet, come qualsiasi altro mercato. Governi e gruppi e lobby,
collaborano perché si trovino delle regole. L'informazione è una cosa
importante, se i giornalisti non l'ahhno sempre tenuto in conto, non vuol
dire che si debba buttare l'acqua sporca con il bambino, cioè l'importanza
dell'informazione inisieme a tuto coloro che la fanno.

2. da un punto di vista concreto:

>Attenzione, c'è un equivoco: non TUTTI i siti sono soggetti all'obbligo di
>iscrizione nel registro della stampa, ma SOLO quelli che sono "diffusi al
>pubblico con periodicità regolare". Quindi, se la periodicità non è
regolare...

il che stride un tantinino (con tutto il rispetto) con l'enfasi che Interlex
dedica alla faccenda. Mi sembra un po' la storia dell'"aiutino". Sul sito si
strombazza e in mailing list.. attenzione non è così. Questo capita perché
si intreccaiano, a mio avviso i due punti, quello generale, su cui è
possibile avere posizioni diverse, ma che hanno a che fare con il principio
di libertà/internet come lo vediamo noi (ma sarà poi così, veramente
internet, o non è già come la vedono i tanti governi?), e dalla'ltra la
realtà delle cose. Come nell'offline, ognuno può fare una fanzine, e non per
questo deve registrarla. Sarà, tutto normale allora?

3. emozioni

Caro Alfredo, mi è davvero dipiaciuto vedere il sito che ci hai spedito,
spero tu voglia considerare il consiglio di Manlio e dire alle ragazze
"Coraggio!"






----- Original Message -----
From: "ros" <shine a netfly.it>
To: <ita-pe a NIC.IT>
Sent: Thursday, April 05, 2001 10:48 AM
Subject: Re: VERGOGNA! Fuori legge l'informazione online?


> >At 00:54 05/04/2001 +0200, dr. Manlio Cammarata  wrote:
> >>Attenzione, c'è un equivoco: non TUTTI i siti sono soggetti all'obbligo
di
> >>iscrizione nel registro della stampa, ma SOLO quelli che sono "diffusi
al
> >>pubblico con periodicità regolare". Quindi, se la periodicità non è
> >>regolare...
> >>
>
>
> Credo che di equivoci ce ne siano più di uno. Intanto - a senso - la
> legge mi sembra soltanto un buon escamotage per regolamentare
> l'accesso ai finanziamenti pubblici per l'editoria cosiddetta
> "ufficiale".
> Vale a dire che vi possono accedere solo coloro che sono regolarmente
> registrati. Il che esclude i siti/testate non registrate, quelli
> profit etc. Fin qui nulla di nuovo...Vuol dire soltanto che:
>
> a) se vuoi i soldi devi consentire il controllo sul tuo operato
> (attraverso la registrazione)
> b) se vuoi i soldi devi prenderti la responsabilità di ciò che pubblichi.
>
> Trasferendo nell'online, il discorso potrebbe valere per una testata
> come Punto Informatico (regolarmente registrata...credo) ma potrebbe
> non falere per ZEUS (che - credo - non lo sia). Zeus potrebbe
> permettersi di bubblicare una bufala come quella del pesce d'aprile
> dello scorso anno. Punto Informatico no.
> In compenso, PI potrebbe chiedere i finanziamenti pubblici, ZEUS se
> li può sognare.
> E sono perfettamente d'accordo. La bufala di ZEUS, ricordo, mi fece
> incavolare parecchio proprio perché delegittimò l'informazione in
> rete...diminuendo ovviamente la fiducia degli utenti in Internet.
>
> Altro equivoco: l'articolo 3 recita:
>
>   "Al prodotto editoriale si applicano le disposizioni di cui all'
> articolo 2 della legge 8 febbraio 1948, n. 47. Il prodotto editoriale
> diffuso al pubblico con periodicità regolare e contraddistinto da una
> testata, costituente elemento identificativo del prodotto, è
> sottoposto, altresì, agli obblighi previsti dall'articolo 5 della
> medesima legge n. 47 del 1948. "
>
>
> Questo esclude a priori tutti quei siti la cui "testata" non è
> riconoscibile. Immagino - non lo so per certo - che le testate, come
> i marchi, se sono davvero tali prevedano una qualche forma di
> attribuzione univoca. Se così non fosse domani potrei uscire con un
> giornalino di classe (cartaceo, per evitare di incorrere nella
> problematica MAP :) dal nome "Repubblica.it".
> E qui ritorniamo al punto: la legge è fatta a posta per consentire ai
> grandi portali informativi - con budget veramente fallimentari - di
> pescare fra i fondi pubblici considerato che gestiscono
> l'informazione in rete ma non ottengono profitti dal mercato
> nonostante i forti investimenti. Tutto qui...
>
> Allora la controinformazione sarà salva finché sarà libera dai
> capitali - pubblici e privati. La sopravvivenza di testate come
> Kataweb invece dipenderanno da soldi di Papà Berluscao ed -
> eventualmente - da quelli pubblici.
>
> Ora se c'è da scandalizzarsi, lo scandalo è in questo: in un
> intervento statalista/assistenzialista su un mercato che in tanti -
> testate in testa - hanno voluto liberista (fino allo schifio...vedi
> questione "piccoli provider"). E se la politica non è
> retorica...allora cos'è?
>
> Saluti
> Rosanna
>
> ps: Alfredo continua pure a pubblicare i giornali con tutta
> tranquillità.......e se devi chiedere soldi, fa una colletta on line
> :)
>
>



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