Commento a I.Guerrieri (Ex R: hysteron proteron)

Griffini Giorgio grunz a TIN.IT
Ven 6 Apr 2001 03:53:01 CEST


> Secondo il mio modesto parere, qui si sta facendo un po' troppa confusione
> tra attivita' giurisdizionale e MAP: una MAP non e' e non deve nemmeno
> lontanamente diventare il surrogato di un processo ordinario.

Trovo una contraddizione (o compromesso virtuoso)  rispetto a questa
proposizione e una parte delle successive affermazioni...
Spiego meglio quando arrivo al punto giusto.

> [..omissis..]
> siamo arrivati a introdurre tanto tranquillamente (si fa per dire :-) le
> MAP; ripeto, saranno sicuramente di derivazione ICANN (tanto di cappello),
> ma s'innestano nel NOSTRO ordinamento, e questo non puo' essere bellamente
> ignorato come invece in molti sembrano volere.

Il punto e' esattamente questo.... ovvero da un lato si dice che le MAP non
devono essere paragonate nemmeno lontanamente a forme di giudizio...
pero' le si intende collocar, pur facendo gli opportuni 'distinguo', esattamente
in quell'ambito di influenza...

> Allora, insisto, il discorso ci porterebbe troppo lontani, per cui mi limito
> a rilevare due punti che ritengo di una certa importanza:
> 1) che piaccia o che non piaccia, la cancellazione tout court del dominio
> rientra nell'ambito della tutela inibitoria, che per legge e' riservata ai
> giudici dello stato;

Idem come sopra... chiedo scusa e faccio una domanda per capire dove sta
la differenza... il caso di una squalifica comminata da un giudice sportivo ad
un giocatore (che mi sembra possa tranquillamente essere qualificata come
azione di tutela inibitoria) non e' simile ?

> 2) ricordiamoci che il nostro e' un organo tecnico normatore, che stabilisce
> le regole per il soggetto che materialmente cura il processo di
> REGISTRAZIONE dei nomi a dominio; all'origine di tutto, in altri termini,
> c'e' sempre una richiesta di assegnazione di un nome a dominio.

Non solo per il soggetto che 'materialmente' cura il processo ma anche per i
soggetti che intendono accedere a tale possibilita'  e che allo stato attuale e'
un rapporto di tipo 'privato' e comprende anche le richieste di cessazione di
assegnazioni di eventuali nomi cui un soggetto e' titolare. (che e' argomento
meno interessante e critico, ovviamente)
Pero' allo stato attuale, a pensarci bene, con soli 400 euro (senza essere un
Grauso quindi) posso piantare un casino bestiale (un loop irresolvibile con le
attuali norme) e senza coinvolgere altri soggetti...(Registro un nome e poi mi
contesto)

> Hai capito dove voglio arrivare? Voglio arrivare al concetto per cui chi si
> vuole avvalere, a qualsiasi titolo, di uno strumento previsto dalle regole
> di naming, non puo' non avere un interesse diretto ed immediato a registrare
> QUEL nome a dominio, e a registrarlo LUI.
> Se invece ha motivo di ritenere che da un nome a dominio registrato da terzi
> (ma che a lui non interessa) possa derivargli qualche danno, o che anche la
> registrazione sia semplicemente illegittima, e' un'altra la sede tipica
> presso la quale tutelare le proprie ragioni: l'Autorita' giudiziaria

Attenzione che pensandola in questo modo si torna indietro di qualche
annetto......le UDRP (MAP) nascono proprio per stabilire un 'Alternate
Dispute Resolution' rispetto a quello SACROSANTO del ricorso al giudizio
ordinario. Mentre il giudizio ordinario si puo' permettere di stabilire "chi ha
piu' diritto", le MAP invece, che sono una procedura 'amministrativa' (vedasi
esempio della squalifica), non intendono arrogarsi tale prerogativa ma solo far
fronte alle registrazioni "abusive" con il proposito di poterle arginare gia' sul
fronte 'amministrativo' prima che quello 'giudiziario'.
Non dimentichiamoci che le lungaggini del sistema giudiziario sono
esttamente la leva principale su cui fanno conto i cybersquatters ed i reverse
domain-name hijackers...

> Ripeto, e' un discorso MOLTO piu' complesso di quanto non sembri, e secondo
> me con queste MAP noi stiamo giocando con il fuoco.

Esatto, ma forse il problema sta nel voler 'personalizzare' le MAP per farle
entrare a viva forza nel nostro ordinamento quando non e' opportuno (perche'
si rischia di inficiarne l'efficacia) o pratico (perche' le approssimazioni
possibili, in carenza di estensioni normative, sono impraticabili senza
snaturare l'uso corrente ed universalmente accettato)
Attenzione pero'.... se vogliamo dare una interpretazione prettamente
'italiana' della risoluzione delle dispute non dobbiamo poi lamentarci se altri
danno una interpretazione altrettanto 'italiana' su chi deve fare le regole,
come sono le regole, chi puo' e chi non puo'  etc....  (vedasi Passigli, o la
definizione di  'prodotto editoriale'  della Legge 62 / 2001 ad esempio...)

Cordiali saluti
Giorgio Griffini



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