Legge editoria: una possibile via d'uscita?

Griffini Giorgio grunz a TIN.IT
Mar 10 Apr 2001 23:33:44 CEST


Riprendo una parte del messaggio di Rosanna per provare a fare una ipotesi
su come ci possa essere una possibile via d'uscita che dia qualche certezza
in piu' rispetto ad una dichiarazione di tipo 'generale' alla Chiti.

>
> Direi che un bel "servizio" sarebbe invece registrare il maggior
> numero possibile di "testate" (profit e non profit) ed immediatamente dopo
> fare il maggior numero di richieste di contributi possibili a sostegno di
> tutti i giornali di classe che ci si puņ immaginare... roba da affossare
> gli uffici. Scommetti che in tal caso scatterebbe una correzione della
> legge ? ;)
>

Il discorso che si potrebbe fare non e' tanto il puntare ad una correzione
della legge (nessuno ammettera' di aver fatto cavolate) che andrebbe
assolutamente cambiata laddove identifica il 'prodotto editoriale' , ma quanto
al poter avere in mano (per ciascuno degli interessati) una qualche forma di
'certezza' che attesti che il sito non e' sottoposto alla azione della legge
corrente. In tutta onesta' le dichiarazioni di Chiti sono troppo poco per avere
la garanzia che il giudice di turno non adotti un metro diverso nel giudicare
se un sito e' o meno assimilabile ad una testata.
In pratica cosa si puo' fare? Credo che, con la collaborazione dei direttori di
Vita, se ciascuna testata o presunta tale si registra e richiede
contestualmente i contributi (che vengono assegnati con procedura
automatica o valutativa) ci sara' sicuramente qualcuno che prendera' in
esame la richiesta ed essendo tutti i requisiti 'oggettivi' soddisfatti, dovra
entrare nel merito nello stabilire se la presunta testata ha titolo o meno per i
finanziamenti ovvero se rientra nell'ambito di applicazione della legge in
oggetto..
E dovra' rispondere nero su bianco o che non si ha titolo (opponendo come
unica motivazione possibile che non si e' soggetti a tale legge in quanto non
assimilabili a 'testata') oppure con il finanziamento (il che consente di
mantenere i requisiti richiesti).
Ci sara' sicuramente una selezione perche'  quando le fette cominceranno a
diventare molto piccole qualcuno che adesso e' contento poi storcera' il naso.

In questo modo si avra' o il finanziamento (difficile) o un pezzo di carta, nero
su bianco, che dice che non e' possibile procedere al finanziamento in
quanto non si e' soggetti alla legge in questione. Ed e' un qualcosa che un
giudice puo' valutare con maggiore considerazione rispetto a dichiarazioni di
tipo 'generalistico' ancorche'  "ufficiali" ma che non traspaiono dal testo di
legge.

Che ne pensate ? Puo' reggere?

Cordiali saluti
Giorgio Griffini



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