sui domini aperti e chiusi

Stefano Trumpy stefano.trumpy a IAT.CNR.IT
Gio 12 Apr 2001 12:25:44 CEST


At 12:27 +0200 7-04-2001, Control C wrote:
>Estraggo due citazioni cruciali dai tuoi msg sul tema:
>
>Trumpy scrive (CITAZIONE A)
>
>" ... Il problema semmai e' di discriminare come si intenderebbe
>promuovere
>nel mondo il .it; provo ad immaginare le seguenti possibilita':
>        - aprire e basta, senza fare alcuna operazione di marketing
>        - aprire e promuovere il .it come espressione del "prodotto
>italia" incluso turismo cultura, commercio, etc., sia per gli
>operatori che per i fruitori, ovunque si trovino;
>        - promuovere aggressivamente il .it, sia per gli aspetti di
>cui sopra, sia per qualunque altro significato, come Information
>Technology, do it, e simili; inoltre per la qualita' dei servizi, per
>il costo, etc.
>
>Delle tre ipotesi, propenderei decisamente per la seconda ipotesi,
>con un inizio prudente, vicino alla prima ipotesi. Escluderei la
>terza che porterebbe il .it a somigliare ai vari .tv, .nu, etc, cioe'
>a quei ccTLD un poco avventurieri che alla fine sono equiparati a
>veri e propri gTLD..."
>
>Trumpy scrive (CITAZIONE B)
>
>"... 2 - registri aperti che non fanno campagna per acquisire utenza
>in tutto il mondo.
>Un caso di questo tipo e' il ".uk", per quanto riguarda gli SLD ".co"
>e ".org"' e questo e' anche il caso per molti altri registri europei.
>In sostanza il ccTLD  lascia all'utente, ovunque esso si trovi, di
>registrare sotto il ccTLD. Un altro modo di vedere questo approccio
>e' quello di puntare ad attrarre tutti coloro che, per varie ragioni,
>in qualunque parte del mondo si trovino, preferiscono adottare un
>particolare TLD; per nazioni come l'Italia, la Francia,la Spagna,
>etc. la motivazione potrebbe essere quella di attirare tutti coloro
>che parlano italiano o sono legati al prodotto Italia, per motivi
>culturali o commerciali. In questi casi, a parte la necessaria
>adozione dell'inglese, considerato la lingua franca dell'Internet, la
>sola lingua utilizzata e' quella della nazione corrispondente al
>ccTLD. In generale aggiungo che a questa categoria sono interessati
>particolarmente nazioni che hanno una consistente "diaspora" e che
>comunque il registro necessita di una stuttura piu complessa rispetto
>a quella di un registro chiuso...
>... mettendo una opportuna premessa nelle regole di naming che definisca
>la utenza obiettivo ed il tipo di servizi garantiti a chi non vive in
>Italia; ho scarato la idea di sfruttare il fatto che  .it sta per
>Information Technology o per pronome indicativo attaccato a verbi
>in inglese..."
>
>FINE CITAZIONI
>
>...............
>
>
>Stefano, ti chiedo:
>
>Visto che noi facciamo le regole ma poi il marketing lo fanno
>gli imprenditori delle Societa' di registrazione (Grauso insegna)
>cosa possiamo fare CONCRETAMENTE per non trovarci una situazione
>DI FATTO come.TV?

Il .TV fa una pubblicita' molto aggressiava e per di piu' si e' messo sotto la potente ala protettrice di Verisign; vedi annuncio che segue

"VeriSign GRS recently announced an agreement with dotTV to provide registry services for .tv registrations.  As a result, anyone interested in becoming a registrar for .tv will soon be able to "ramp-up" through VeriSign GRS." Non credo che da noi una soluzione simile sarebbe replicabile.

>1. Possiamo redigere una "Dichiarazione di Principi" del
>Registro .IT

Le regole di naming dovrebbero stabilire quale e' il pubblico al quale il registro stesso si rivolge.

>2. Possiamo definire dei "criteri semantici" e lasciarne alla RA
>l' "interpretazione autentica" di volta in volta (scusami Daniele:
>so che sarebbe una gatta da pelare...)

No, i principi di cui sopra non sono concepiti per essere verificati; chiunque potrebbe registrare nomi; piuttosto, in termini di protezione di determinate categorie di nomi, l'utente non vicino agli scopi del registro potrebbe trovare meno garanzie.

Stefano Trumpy

>3. Possiamo sancire degli universi (inclusivi/esclusivi) di
>nomi (ammessi /riservati) pero' con tutte le difficolta' inerenti alle
>formalizzazioni semantiche.
>
>P.S. E a proposito di Grauso (e per non ricascarci)
>E' vero che contro il cybersquatting c'e' poco da fare A PRIORI al
>di la' del nostro ufficio e' senz' altro garantire le procedure di
>RIASSEGNAZIONE.
>
>Ma contro l' ACCAPARRAMENTO (anche Daniele ha risollevato il problema)
>ABBIAMO SBAGLIATO con la liberalizzazione e ABBIAMO SBAGLIATO a non
>reagire subito, ma abbiamo sempre facolta' (e' il nostro "lavoro"...)
>di porre dei paletti.
>Numero massimo di registrazioni nell' unita' temporale ovvero numero
>massimo di registrazioni per ORG/ADMIN-C.
>Basta che non mi si dica che tanto ci sono i prestanome, perche' sulla
>base di questo argomento un po' troppo furbo non esisterebbero
>NEL MONDO le norme ANTITRUST.
>
>(Sto seriamente pensando di fare sul punto un Art. 16 all'Esecutivo,
>e anche su questo chiedo un tuo parere istruttorio)
>
>Giorgio Giunchi
>
>P.S. (metto in c.c. -per "conoscenza e competenza" a Bruno)



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