UN CASO INTERESSANTE... CORSERA.IT

e-solv (clerk) clerk a E-SOLV.IT
Mer 18 Apr 2001 15:56:12 CEST


Riccardo Roversi ha scritto:
>
> Mi par di capire che l'unica accusa che il gruppo e-solv, CRDD, Studio
> Veglianti (sembra che si tratti di "soggetti che operano di concerto tra
> loro"....) consista nella circostanza che ho criticato l'operato di un
> saggio iscritto nella lista dei saggi di Arbitronline.

Dobbiamo credere in una congiura? Non mi sembra che ci siano accuse, ma
semplicemente opinioni concordanti in un senso.

> L'unico ad averlo fatto è Enzo Fogliani, il quale - però - sostiene (un po'
> apoditticamente, come dicono gli avvocati) che la decisione è giusta perchè
> la motivazione è ben strutturata...
>
> Enzo evidenzia che il ricorso è stato respinto per mancata prova della
> malafede.  Ma, suvvia, risulta dalla stessa decisione che il resistente
> utilizza il dominio corsera.it per un sito giornalistico (una sorta di
> quotidiano online).
> Ciò dimostra che il resistente è in malafede, proprio
> perchè sta utilizzando l'avviamento di Corriere della Sera per attrarre
> utenti al proprio sito (nel quale, magari, vende la pubblicità).  La mia
> argomentazione, che si basa su una interpretazione de plano delle regole di
> naming, mi pare quella corretta (ma attendo confutazioni) e l'argomentazione
> del saggio è, quindi, sbagliata.

Forse dovrebbe leggere meglio la decisione. Anzitutto, il saggio ha
affermato che "Per quanto riguarda quanto previsto dall’art. 16.6.1
delle regole di naming, risulta agli atti che la ADV ha utilizzato il
dominio corsera.it per il proprio periodico online prima che le
pervenisse notizia della contestazione."

Sul punto, le regole di naming sono chiare e testuali. Recita l'art.
16.6.1: "In relazione al precedente punto b) del presente articolo, il
resistente sarà ritenuto avere diritto o titolo al nome a dominio
contestato qualora provi
che: 1) prima di avere avuto notizia della contestazione ha usato o si è
preparato oggettivamente ad usare il nome a dominio o un nome ad esso
corrispondente per offerta al pubblico di beni e servizi"

Una volta provato documentalmente dal resistente questa circostanza,
come poteva il saggio superare questo punto e riassegnare il nome a
dominio?

Non e' una questione di malafede, ma questione di titolo, uno dei tre
requisiti in carenza del quale il nome a dominio non puo' essere
riassegnato.

E' quindi inutile discutere sull'esistenza della malafede o meno, quando
il punto centrale della decisione non e' l'art. 16.6.c, ma l'avvenuta
prova da parte del resistente della circostanza di cui all'art. 16.6.1.

Anche se il saggio avesse ritenuto la ADV in malafede, avrebbe comunque
dovuto respingere la richiesta per aver dimostrato il resistente il
proprio titolo al nome a dominio.

E su questo punto, in cosa puo' criticarsi il saggio? Di fronte ad una
prova documentale del requisito dell'art. 16.6.1 non mi sembra
null'altro potesse fare.

Lei cosa avrebbe fatto?

Cordiali saluti,

    Caterina Bruno Corbaz


----------------------------------
E-SOLV s.r.l.
Via Paisiello 27, 00198 Roma
tel.: (+39) 06-35340012; fax: 06-35429459
http://www.e-solv.it -  e-mail: clerk a e-solv.it



Maggiori informazioni sulla lista ita-pe