R: Domini riservati (gTLDs)

Bruno Piarulli piarulli a REGISTER.IT
Dom 22 Apr 2001 21:43:25 CEST


> -----Messaggio originale-----
> Da: Alessandro Ranellucci jr
> Oggetto: Re: Domini riservati (gTLDs)
>
>  Non so se tutto questo sia fattibile; scusate ancora una volta se mi sono
> immischiato in affari non di mia competenza :-)

Anzi, ben vengano le opinioni "fuori dal coro" e le prese di posizione di
chi, magari, fino ad ora si e' sentito poco!



>  Secondo me si potrebbe agire cosi': nel documento sui Nomi Riservati si
> possono mantenere tutti gli attuali TLD (funzionanti e non) con
> l'aggiunta,
> ovviamente, dei 7 approvati da ICANN.
>
>  Poi si dovrebbero revocare tutti i domini che fanno parte di
> questa lista,
> e che sono stati concessi finora. Operazione "dolorosa", ma si
> potrebbe dare
> un preavviso di 6 mesi o piu' agli attuali assegnatari.

Caso mai si dovrebbe parlare di 1 anno, visto che cosi' si e' fatto per i
domini "geografici". Ma trovo comunque che sarebbe sbagliato. I
7-forse-saranno-gTLD (quelli del CORE, per intenderci) erano stati inseriti
perche' si immaginava che potessero diventare gTLD e quindi per "riservarli"
cosi' come si era fatto per i 7 originali (.COM ecc.). Visto che **non**
sono diventati gTLD, non c'e' alcun motivo per continuare a tenerli
riservati. Altrimenti bisognerebbe tenere riservate tutte le estensioni
(sono piu' di 100!) presentate alla gara di Icann dello scorso Novembre, sai
mai che diventino gTLD :-).

Un conto e' revocare e riservare un certo dominio per "congruita'" con una
struttura geografica (ad esempio la creazione di una nuova provincia e di un
nuovo comune), un conto e' revocare un dominio e farlo diventare "riservato"
solo perche' la stessa sequenza di caratteri e' diventato un gTLD. Nonsense.
In Australia i domini sono .COM.AU, in Inghilterra .CO.UK, mentre anche loro
usano 3 lettere per i .NET.UK. Eppure sopravvivono, e piuttosto bene, pur se
non usano la **stessa** sequenza di caratteri per i domini di secondo
livello.



>  Ultimo passo, certamente un po' laborioso, sarebbe quello di assegnare
> questi domini (web.it, info.it, shop.it, ecc.) alla Registration
> Authority,
> autorizzandola a rivenderne i domini di terzo livello. E cioe',
> si potrebbe
> fare come ".co.uk", ".net.uk", ma chiaramente senza impedire le
> registrazioni dei domini di secondo livello.

Questa soluzione dei domini di terzo livello, all'inglese, non c'entra
niente con i domini riservati, nel senso che e' una decisione da prendersi
(o **non** prendersi) indipendentemente da quali saranno/sarebbero le
estensioni.





>  Potrebbe essere una soluzione per risolvere il problema in modo
> democratico. E anche per ampliare il "mercato" dei nomi a dominio
> in Italia.

Se c'e' qualcuno sensibile al "mercato" dei domini in Italia, quello sono io
:-))). Ma quello che prospetti e' un falso problema. Nel solo gTLD .COM sono
stati registrati piu' di 16 milioni di domini. E li' non ci sono domini di
terzo livello. Nel ccTLD .DE oltre 4 milioni, e neanche qui ci sono domini
di terzo livello. E il .CO.UK, per continuare l'esempio, ha consentito la
registrazione di 2,5 milioni di domini (credo :-). E in Italia, con oltre
100 domini di secondo livello disponibili (province e regioni) poco piu' di
mezzo milione.
Se dobbiamo parlare di domini di terzo livello (e io sono d'accordo) deve
essere per differenziare "chi ha diritto a registrare cosa" e quindi
accontentare "diritti diversi", non solo per presumere di aumentare la base
imponibile :-), visto che i dati dimostrano che non e' quello il problema.



> Credo che molti potranno essere contenti nel poter registrare un dominio
> come "mario-rossi.info.it".

Mah ... non ne sarei proprio convinto :-))).


Bruno Piarulli

P.S. prima che arrivi qualcuno con lo scoop del secolo :-), 2 dei 7 domini
uguali alle estensioni proposte dal CORE, e mai attivate, sono registrati da
noi. Cosi' sgombriamo il campo da sospetti di interessi diretti (nel senso
che ci sono, non sono solo sospetti! :-).

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