Ancora su CORSERA.IT (ma questa è l'ultima volta...)

Riccardo Roversi rroversi a SLA.IT
Lun 23 Apr 2001 15:22:54 CEST


Buongiorno a tutti,

torno sull'argomento per un'ultima volta, per prendere posizione sulle argomentazioni proposte a difesa della decisione da me criticata.

L'Avv. Buonpensiere e l'Avv. Fogliani hanno entrambi citato l'art. 16.6 delle regole di naming, laddove si dispone che il resistente ha diritto a rimanere titolare del dominio se prova che  "prima di avere avuto notizia della contestazione ha usato o si è preparato oggettivamente ad usare il nome a dominio o un nome ad esso corrispondente per offerta al pubblico di beni e servizi"

Molti di voi sapranno che questo articolo delle regole è stato tratto, pari pari, dalle analoghe norme ICANN e che nelle norme ICANN si parla di "bona fide offer", cioè si pone una enorme enfasi sulla necessità che l'offerta al pubblico di beni e servizi avvenga in buona fede.

La traduzione italiana è sbagliata, ma rimane pur sempre una traduzione (anche se adottata formalmente dalla NA) e, a mio parere, deve essere intepretata tenendo conto anche della norma di partenza.  Se il saggio avesse tenuto conto del testo delle regole ICANN, allora avrebbe dovuto affermare che la norma italiana va intepretata nel senso che l'offerta deve essere fatta in buona fede.

D'altro canto, se così non fosse, si giungerebbe a sostenere che ogni cybersquatter deve limitarsi ad attivare un sito per dimostrare di avere diritto all'uso del dominio, il che è chiaramente inaccettabile.

A mio parere esiste poi un ulteriore argomento per arrivare a dichiarare la illegittimità della registrazione.  Tale argomento fa leva sulla circostanza che la tanto bistrattata LAR, che tutti coloro che registrano un dominio devono sottoscrivere, pone a carico del registrante la responsabilità relativa alla seguente dichiarazione:

"d) di avere titolo all'uso e/o disponibilità giuridica del nome a dominio richiesto e 
di non ledere con tale richiesta di registrazione diritti di terzi"

Allora, come è possibile che sia legittimo l'uso di un dominio fatto in violazione di una dichiarazione (che ha probabilmente natura contrattuale) rilasciata dallo stesso titolare del dominio ?

Tenuto conto del problema emerso, comunque, auspico che l'art. 16.6 sia modificato nel senso di ricondurlo alla originaria (e voluta) uniformità con la corrispondente regola ICANN.

A presto

Riccardo Roversi



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