marchi e domini [ESTREMISMO]

Griffini Giorgio grunz a TIN.IT
Mer 15 Ago 2001 00:26:49 CEST


Dopo parecchie lune di silenzio....
...mi permetto di commentare il msg di S.Borali

> concordo pienamente a meta' :)
> e' una questione che non mi sembra del tutto risolta.
> Premettendo che sarebbe sempre bene registrare un marchio.
> E' vero il mondo <> internet ma in quali termini? In termine territoriale e di classe
> di appartenenza.
>
> Territoriale: perche' la registrazione e' relativa ad un paese diappartenenza, ma lo posso estendere agli altri paesi, basta pagare.
>
> Classe di appartenenza: lo prevede la legge sui marchi ed in quasi tutti i paesi e' cosi', nella registrazione a dominio, pur essendo "territoriale" non e' prevista. Cosa vuol dire
> classi di appartenenza: ci sono 42 classi (www.marchi-brevetti.it) almeno in Italia. Quando registro un marchio DEVO specificare in quali classi lo voglio registrare (sempre che
> non sia preesistente un'altro marchio simile nella classe che mi interessa), ma posso registrarlo anche su tutte. Quindi due marchi uguale appartenenti a soggetti diversi
> registrati in classi differenti possono coesistere.
>

Concordo perche' il tutto assolutamente corrisponde a cio' che conosco ma
mi permetto di far rilevare che la 'classe di appartenenza' non e' null'altro che
l'uso che si intende fare del marchio, e piu' precisamente per quale ambito
d'uso se ne richiede la protezione.
Volendo fare un parallelo su internet le classi corrisponderebbero alla
tipologia reale o presunta del 'TLD'  in cui si registra il nome ed il problema in
realta' e' che sono pochine ripetto alla 'classificazione' che viene fatta
nell'ambito dei marchi.
Da questo punto di vista i ccTLDs 'piatti' (come il nostro .it) sono ancora
peggio rispetto ad esempio a quello Inglese (con in vari co.uk etc) piuttosto
che quello dell'Argentina ed altri.

> Poi a volte sono i tribunali a decidere che se non c'e' rischio di "confusione" non c'e' diritto, anche
> se questo e' opinabile.
>
> Nel caso dei domini questo assolutamente non puo' succedere, perche' nel nome a dominio non c'e' distinzione di classe di appartenenza, ma a mio avviso questa differenza potrebbe
> generarlo il contenuto del sito.
>

Infatti essendo delle 'classi' allargate (o catch-all per gli anglofili) e' il
contenuto (nei caso di siti web) e in conseguenza l'uso che ne delinea
meglio le caratteristiche. Se uno da' anche una sommaria occhiata alla legge
italiana sui marchi vedra' inoltre che ci sono diverse 'tipologie' di marchi e
modelli e ciascun ambito e' sottoposto a vincoli ben precisi sia in termini di
registrabilita' che d'uso che di diritto a relativa protezione (-inciso per i
refrattari ai  'limiti': per i modelli ornamentali esiste anche un numero
massimo di registrazioni) .
Il problema in ambito internet e' che non c'e' 'charterizzazione' (per digerire
questo termine bisogna proprio essere tecnofilologi) perche' presupporrebbe
che ci sia un qualcuno che si prenda la briga di esaminare una richiesta di
registrazione e stabilire se e' accettabile per il xxTLD in cui vuole essere
inserita.

> "Bressan, Franco" wrote:
> >
> > il mondo internet ha le sue regole
> > i marchi le proprie regole che non vanno estese a internet per molte ragioni
> > gia' emerse in lista, in caso contrario si creano i presupposti per
> > un'internet monopolistica
> > f.b.
>
> Ma anche il marchio puo' risultare monopolistico! Eccome!!!
>
> Prova ad usare IBM e vendere qualcosa in un contesto informatico e vedi se non ti trovi una citazione.
> Il tutto dipende da come IBM ha registrato il marchio.
> Ma comunque se la legge sui marchi non prevede la contestualita' (pena l'annullamento) di due marchi uguali o simili nella stessa classe, se "acquisto" la registrazione in tutte le
> classi automaticamente ho il monopolio del marchio.
> Difatti il marchio e' un valore, pensate che c'e' chi lo valuta tanto quanto il fatturato.
>

Sul monopolio del marchio ne l mondo reale, aldila' del famoso/famigerato
'diritto di preuso' , mi sembra che sia evidente e deriva da norma di legge ed
altrettanto evidente e' che - per ragioni invece puramente tecniche , al
momento,  la registrazione di un nome possiede le stesse caratteristiche.
La differenza sostanziale e' che mentre nel primo caso la registrazione di un
marchio e' una azione di 'protezione legale' rispetto ad un metodo di
identificazione di un prodotto/servizio che puo' comunque essere usato
anche senza che sia stato protetto nel secondo caso non e' possibile
utilizzare l'identificazione nel dominio di competenza (dominio in senso
matematico) senza che questo sia automaticamente un impedimento a chi
ritenga di volere 'proteggere legalmente' tale metodo di identificazione perche'
lo ritiene opportuno o quant'altro.

> > >NB Fiat ha comprato anche fiat.it e quindi e' titolare anche di fiat.it
> > >in internet ma se l'avesse preso l'associazione "Fateci Incontrare A
> > >Torino"  o ??? perche' fiat (auto) dovrebbe poter dire qualcosa?
>
> Perche' se fiat ha registrato il marchio "fiat" in tutte le classi di appartenenza (e ha pagato la corrispettiva somma) ha il diritto di annullare l'esistenza e l'uso del gruppo
> "Fateci Incontrare A Torino". Che poi non lo faccia e' una pura questione di convenienza o di opportunita'.
>

Anche il gruppo "Fateci Incontrare A Torino" ha corrisposto la 'relativa
somma'  ma mentre nel caso dei marchi il costo della registrazione e'
correlato alla protezione che il marchio ne riceve, nel caso della registrazione
di nome a dominio e' grossomodo un fee meramente tecnico che come
'benefico effetto collaterale' ha quello di impedire che altri (per limiti tecnici
dello strumento) possano adottare lo stesso nome.
Se lo strumento tecnico consentisse la non univocita'  (con identificativi
opachi stile telefono e sistemi di directory) il problema non ci sarebbe proprio
e tutte le dispute verrebero condotte e risolte nel mondo reale e negli ambiti
opportuni (territoriali, giurisdizione etc.)

> Io credo che il diritto di uso e registrazione di un dominio debba essere subordinato alla pre-esistenza di un marchio, ma nel momento in cui il "contenuto" (che a mio avviso non
> puo' prescindere dal dominio in quanto automaticamente "classe di appartenenza") e' riconducibile ad una classe di appartenenza (o classi di appartenenza) nella/e quali non esiste
> alcuna registrazione di marchio, allora posso usare il dominio senza timore e fa riferimento la data di richiesta (nei confronti a registrazioni future). Sempre che non utilizzi un
> marchio che appunto sia presente in tutte le classi o nella classe in particolare che identifichi una tipologia merceologica confondibile con quella relativa al contenuto del sito.
>

La situazione che delinei e' quelle che accennavo prima pero' non e'
applicabile fintanto che non siano stabiliti rami distinti corrispondenti alle
relative classi 'merceologiche'  e sopratutto presuppone una 'analisi d'uso'
che a parere di molti esula da quelle che sono le competenze /ingerenze /
ambizione di un Registry. Ad esempio nel modello '.it' esiste una 'classe
merceologica' ovvero i rami 'geografici' dedicati alla pubblica
amministrazione. E la registry vaglia controlla e inserice solo i soggetti
corrispondenti alla classe  in oggetto.  Peraltro il resto del namespace
rimane 'piatto piatto' e qundi diventa terra di nessuno e di tutti.
(Banalmente.... in Italia, se non mi ricordo male, non e' possibile registrare
come marchio nomi di persona.... e invece nel TLD c'e chi ne ha fatto un
business...)

> Anzi, se richiedo un dominio e successivamente un'altro soggetto richiede la registrazione di marchio simile nella stessa classe o in tutte le classi, il fatto che abbia utilizzato
> un dominio rafforza il diritto di preuso in quanto strumento globale e non "locale". Non sarei sorpreso se in questo caso un giudice dovesse annullare la registrazione di un
> marchio se presistente un dominio con le stesse caratteristiche di classe.
>

Sul diritto di 'preuso' di un nome a dominio, visto che in ambito di marchi
/codice civile si parla di ambito territoriale in cui questo e' conosciuto e
utilizzato diventa un problema di difficile valutazione. Come altre volte ho
accennato... come ci si deve comportare se un utente in Nuova Zelanda
accede ad un sito in italia (manda un email usando ad una casella su un
dominio italiano) visto che quel nome puo' essere transitato attraverso i
router di (fisicamente!) mezzo mondo ?

> Scusate se vi ho tediato e annoiato, spero di aver spiegato il mio punto di vista anche se sono stato
> un po lungo. Io personalmente non mi occupo di marchi, ma e' quello che ho imparato da chi se ne occupa, purtroppo devo dire che spesso i nostri legislatori ignorano queste
> competenze
>

Anzi, scambiarsi qualche opinione un po' piu' 'alta' rispetto al litigare sul
'comunedi... comune-di- c-o-m-u-n-e-d-i...'  e' sicuramente utile...
Per brevita' ho omesso di accennare ad altre problematiche rispetto al
mettere in relazione diretta e biunivoca nome a dominio e marchio... cosa
che non e' nemmeno nelle intenzioni di WIPO  (che pero'  sta per combinare
altri tipi di guai... :))

Cordiali saluti.
Giorgio Griffini



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