R: Potere, essere e sembrare... (long)

Pierfranco Bini bini a FASHIONWEB.NET
Ven 31 Ago 2001 15:09:24 CEST


Cari colleghi,
colgo al balzo il messaggio di Vittorio per dire la mia su quanto sta
succedendo.
Ho atteso qualche altro messaggio dopo la ridicola boutade di Roversi (da
cui francamente non mi aspettavo una caduta di tono di questo tipo) per non
cedere alla tentazione di polemizzare inutilmente, anche se questa "-
evidentemente -" e' l'attivita' prediletta da taluni contributori a questa
lista.

Innanzitutto vorrei chiarire che la diminuzione dei miei interventi in lista
da quando sono direttore del CE non e' legata a trame oscure, quanto
piuttosto alla consapevolezza di rivestire un ruolo in qualche modo
rappresentativo: siccome non e' passato tanto tempo dal gustosissimo thread
in cui si obiettava all'allora direttore che avrebbe dovuto distinguere piu'
chiaramente il proprio pensiero dalla propria funzione di portavoce del CE,
preferisco mordermi la lingua una volta di piu' e scrivere solo in veste di
direttore, salvo casi particolari come questo.

Ribadisco quindi che ora sto esprimendo solo opinioni personali.

Vittorio ha esposto perfettamente tanto il suo proposito, quanto la
situazione all'interno del CE (compresa il mio coordinamento lacunoso,
dovuto per lo piu' ad evoluzioni impreviste della mia attivita' lavorativa).

Il CE si e' preso l'impegno di rivedere lo statuto, ragione per cui, dopo
una serie di riunioni spese a rispondere a svariate richieste formali, ho
chiesto ed ottenuto (grazie a tutti!) di non avere altre richieste se non
per questioni di gravita' estrema.

In ogni caso, come avete visto dall'ultimo comunicato, non manca certo
l'ordinaria amministrazione, e quindi non siamo mai riusciti a parlare de
visu per un'intera giornata della cosa piu' importante.
Certamente abbiamo dibattuto su alcune questioni, anche in lista exec, ma la
definizione delle linee guida dello statuto sembra oggi una questione un po'
diversa rispetto alla data della costituzione del presente CE, soprattutto
per le difficolta' derivanti da alcune azioni legali intentate nei confronti
della RA, che hanno avviato tutta una serie di riflessioni.

Cosi', per quanto mi piaccia la proposta di Vittorio su un piano puramente
teorico, da un punto di vista pratico vedo alcune difficolta' oggettive
nell'avere un policy board non solo completamente staccato dal registro, ma
anche sostanzialmente non responsabile per le conseguenze che il registro
puo' incontrare dall'applicazione pedissequa delle regole.

Siccome non mi interessa la polemica da quattro soldi prevengo quelli che
vorrebbero interloquire circa la precisione nell'applicazione delle regole
da parte della RA: io ho sempre sostenuto la necessita' di una certa
discrezionalita' da parte della RA e sono ben lieto che si siano decisi a
prendersene la responsabilita'.
A coloro che vorrebbero sostituire la RA con un algoritmo posso solo dire
che cio' aumenterebbe solo le contestazioni (a meno che questa non sia
l'intenzione di qualcuno, ma di certo nessuno l'ha mai dichiarato
apertamente).
Se un vigile vede passare un automobilista con il rosso ci sono buone
possibilita' che elevi contravvenzione: ma se supera la linea con il
semaforo rosso per far passare un'ambulanza, un vigile probabilmente
comprenderebbe, una macchina fotografica no. Questo e' il tipo di
discrezionalita' che ci vuole nell'applicazione delle regole e, se ho ben
capito, questo e' anche il senso dell'interpretazione delle norme che viene
invocato dagli avvocati quando noi poveri tecnici veniamo presi dalla smania
di formulare una casistica completa.
Peccato pero' che il buon senso venga invocato a corrente alternata.

Concordo con Roversi quando dice che le PDR sono uno strumento che porta
l'Italia all'avanguardia nella lotta al cybersquatting (e se cosi' non fosse
perche' le avremmo introdotte?), ma penso che proprio questa lotta richieda
tutti gli strumenti possibili e non solo le PDR.

Tornando alla questione di fondo, mi sto convincendo che un policy board non
puo' essere completamente disgiunto dal registro, a meno che quest'ultimo
non venga sollevato dalle responsabilita' relative all'esecuzione delle
regole di naming, e delle decisioni dei saggi scelti dagli enti conduttori.
Certo non si puo' impedire a un soggetto di citare il registro, ma se il
policy board domani decidesse, che ne so, di sanare la questione q8
deliberando che le regole attuali sono retroattive (e' un esempio qualunque,
non apriamoci un thread, per favore...) deve esistere un modo per evitare
che la q8 porti in tribunale la RA, altrimenti credo si commetta una palese
ingiustizia nei confronti del gestore del registro.

Penso che la NA, nelle sue funzioni di policy board, ad oggi si sia assunta
ben poche responsabilita' in merito alle conseguenze delle regole di naming,
e la ragione per cui i vertici della RA sembravano favorevoli ai modelli
proposti da svariati onorevoli della scosa legislatura, credo risieda
essenzialmente in questa situazione.

Il modello che si va delineando nella mia testa, peraltro non ancora
formalizzato in punti espliciti, prevede un policy board e un registry
funzionalmente indipendenti ma emanazione di uno stesso ente (un ente
costituito ad hoc? una futuribile Authority per Internet? Murst? Ministero
delle Comunicazioni? CNR? ...?) con una forte rappresentanza della LIC
all'interno del policy board.
L'attuale NA andrebbe verso un modello tipo ISOC o @large di ICANN, con
espressione di alcuni membri all'interno del policy board.

Credo che questo sia uno dei pochi modelli che sarebbe accettabile anche dai
nostri ineffabili legislatori, ma naturalente ad oggi non e' che un parere
come un altro.
Senza contare che non tutti condividono la necessita' di presentare un
modello "accettabile" a chi ci governa.

Il mio personale cruccio nei lavori per la revisione dello statuto e'
questo: se il modello che a me sembra piu' convincente risultasse
genericamente condiviso, avrebbe senso rivedere lo statuto alla luce della
situazione attuale? Forse no.

In ogni caso il nostro mandato e' chiaro: noi andremo avanti, cercando di
stringere i tempi, ma credo non sia inutile riflettere su scenari
radicalmente diversi.

Ora mi rimetto il cappellino da direttore e vado a sondare il terreno per la
prossima riunione.

Saluti a tutti,

Pierfranco Bini



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