Potere, essere e sembrare... (long)

Riccardo Roversi rroversi a SLA.IT
Ven 31 Ago 2001 22:50:34 CEST


Caro Direttore,

la mia uscita, secondo te, è "ridicola", ma come definisci il fatto che -
soltanto dopo la mia uscita (e qualche altro messaggio, cui tu fai
riferimento, ma che in realtà mi pare soltanto il messaggio di Bertola) - ti
sei dato la briga di comunicare alla lista lo stato delle valutazioni che il
CE sta conducendo.

Proprio il tuo messaggio, peraltro, conferma alcune delle mie perplessità:
forse non sono in corso contatti con l'attuale governo per negoziare una
soluzione legislativa / regolamentare di soddisfazione, ma certo è che state
discutendo questioni che - a mio parere - non possono essere discusse e,
successivamente, decise senza passare per una ampia ed approfondita
valutazione del'intera lista.

In questo momento la natura giuridica di NA non è chiarissima.  Ipotizziamo
che si tratti di una associazione non riconosciuta, i cui componenti
eleggono un comitato esecutivo, cui sono delegati alcuni poteri.  Ebbene,
nel momento in cui si discute della modifica della natura giuridica
dell'associazione, della eventuale istituzione di nuovi organi, della
sottoscrizione di accordi estremamente rilevanti per la vita
dell'associazione (o del nuovo ente che risulterà dalla trasformazione), in
quel momento - dicevo - il comitato esecutivo ha il dovere (giuridico,
probabilmente, morale, di sicuro) di consultare tutti gli iscritti,
consentendo loro la massima partecipazione al processo decisionale.

D'altro canto, i prestigiosi colleghi che siedono nel comitato esecutivo ti
potranno confermare che nelle società per azioni la trasformazione è
deliberata dall'assemblea straordinaria e attribuisce a tutti i soci il
diritto di recedere dalla società (cioè di uscire, ottenendo la liquidazione
della propria quota).

Inoltre nel tuo messaggio, e questo acuisce le mie perplessità, tu fai
riferimento ad un modello che avresti in mente.  Ma nel messaggio
immediatamente successivo Vittorio Bertola sembra descrivere una situazione
ancora da precisare e fa espresso riferimento (molto correttamente, a mio
parere) alla necessità di ascoltare tutti gli "input".

Tutto quanto sopra per replicare alla tua accusa di "ridicolaggine" del mio
messaggio: ho pazientemente sollecitato informazioni dal CE per molto tempo,
non ho mai ottenuto risposta, alla fine - come in altre occasioni - ho
deciso di inviare un messaggio volutamente molto duro e provocatorio per
vedere se qualcuno si sarebbe degnato di rispondere.

Ed ora, se me lo consentite (mi scuso della lunghezza del messaggio), vorrei
individuare alcuni punti per una futura, auspicabile discussione sulla lista
di quello che il CE pretende invece di decidere autonomamente:

1. in primo luogo, occorre che ci chiariamo una volta per tutte quale è
l'assetto che intendiamo (tentare di ) dare ai rapporti tra NA e RA: se NA
deve scrivere le regole e RA deve applicarle allora è evidente che RA
manterrà un certo grado di discrezionalità nella applicazione (si tratta pur
sempre di norme da interpretare), ma è anche vero che non può chiedere di
introdurre nelle regole medesime dei veri e propri "gradi di giudizio" per
bloccare l'operatività di regole scritte ed approvate.  Se decidiamo di
muoverci su questa base, allora sarebbe opportuna la stipula di un accordo
tra NA e RA, che potrebbe disciplinare anche l'allocazione della
responsabilità derivante dall'applicazione delle regole (che mi pare un
argomento divenuto improvvisamente molto caldo): non possiamo impedire che
qualcuno faccia causa a RA, ma NA potrebbe obbligarsi a tenere indenne RA
dalle conseguenze economiche di queste cause (credo che le conseguenze
economiche siano le uniche che ci possiamo attendere, dato che non mi pare
ci sia la possibilità di procedimenti penali), NA - poi - potrebbe
assicurare il rischio in questione ed il cerchio si chiuderebbe.

2. risolta la prima questione, occorre stabilire quale debba essere la
natura giuridica di NA: associazione, società, ONLUS, consorzio ?
personalmente credo che NA sia una associazione

3. soltanto dopo aver dato una risposta ai primi due punti si dovrebbe
passare alla discussione sullo statuto, dato che lo statuto non può che
essere il frutto delle decisioni assunte sui punti 1 e 2

Da quello che ho letto oggi, non mi pare che il CE abbia già compiuto tutti
i passi di cui sopra e auspico che la lista sia effettivamente coinvolta

R. Roversi







----- Original Message -----
From: "Pierfranco Bini" <bini a fashionweb.net>
To: "Ita-Pe" <ita-pe a NIC.IT>
Sent: Friday, August 31, 2001 3:09 PM
Subject: R: Potere, essere e sembrare... (long)


> Cari colleghi,
> colgo al balzo il messaggio di Vittorio per dire la mia su quanto sta
> succedendo.
> Ho atteso qualche altro messaggio dopo la ridicola boutade di Roversi (da
> cui francamente non mi aspettavo una caduta di tono di questo tipo) per
non
> cedere alla tentazione di polemizzare inutilmente, anche se questa "-
> evidentemente -" e' l'attivita' prediletta da taluni contributori a questa
> lista.
>
> Innanzitutto vorrei chiarire che la diminuzione dei miei interventi in
lista
> da quando sono direttore del CE non e' legata a trame oscure, quanto
> piuttosto alla consapevolezza di rivestire un ruolo in qualche modo
> rappresentativo: siccome non e' passato tanto tempo dal gustosissimo
thread
> in cui si obiettava all'allora direttore che avrebbe dovuto distinguere
piu'
> chiaramente il proprio pensiero dalla propria funzione di portavoce del
CE,
> preferisco mordermi la lingua una volta di piu' e scrivere solo in veste
di
> direttore, salvo casi particolari come questo.
>
> Ribadisco quindi che ora sto esprimendo solo opinioni personali.
>
> Vittorio ha esposto perfettamente tanto il suo proposito, quanto la
> situazione all'interno del CE (compresa il mio coordinamento lacunoso,
> dovuto per lo piu' ad evoluzioni impreviste della mia attivita'
lavorativa).
>
> Il CE si e' preso l'impegno di rivedere lo statuto, ragione per cui, dopo
> una serie di riunioni spese a rispondere a svariate richieste formali, ho
> chiesto ed ottenuto (grazie a tutti!) di non avere altre richieste se non
> per questioni di gravita' estrema.
>
> In ogni caso, come avete visto dall'ultimo comunicato, non manca certo
> l'ordinaria amministrazione, e quindi non siamo mai riusciti a parlare de
> visu per un'intera giornata della cosa piu' importante.
> Certamente abbiamo dibattuto su alcune questioni, anche in lista exec, ma
la
> definizione delle linee guida dello statuto sembra oggi una questione un
po'
> diversa rispetto alla data della costituzione del presente CE, soprattutto
> per le difficolta' derivanti da alcune azioni legali intentate nei
confronti
> della RA, che hanno avviato tutta una serie di riflessioni.
>
> Cosi', per quanto mi piaccia la proposta di Vittorio su un piano puramente
> teorico, da un punto di vista pratico vedo alcune difficolta' oggettive
> nell'avere un policy board non solo completamente staccato dal registro,
ma
> anche sostanzialmente non responsabile per le conseguenze che il registro
> puo' incontrare dall'applicazione pedissequa delle regole.
>
> Siccome non mi interessa la polemica da quattro soldi prevengo quelli che
> vorrebbero interloquire circa la precisione nell'applicazione delle regole
> da parte della RA: io ho sempre sostenuto la necessita' di una certa
> discrezionalita' da parte della RA e sono ben lieto che si siano decisi a
> prendersene la responsabilita'.
> A coloro che vorrebbero sostituire la RA con un algoritmo posso solo dire
> che cio' aumenterebbe solo le contestazioni (a meno che questa non sia
> l'intenzione di qualcuno, ma di certo nessuno l'ha mai dichiarato
> apertamente).
> Se un vigile vede passare un automobilista con il rosso ci sono buone
> possibilita' che elevi contravvenzione: ma se supera la linea con il
> semaforo rosso per far passare un'ambulanza, un vigile probabilmente
> comprenderebbe, una macchina fotografica no. Questo e' il tipo di
> discrezionalita' che ci vuole nell'applicazione delle regole e, se ho ben
> capito, questo e' anche il senso dell'interpretazione delle norme che
viene
> invocato dagli avvocati quando noi poveri tecnici veniamo presi dalla
smania
> di formulare una casistica completa.
> Peccato pero' che il buon senso venga invocato a corrente alternata.
>
> Concordo con Roversi quando dice che le PDR sono uno strumento che porta
> l'Italia all'avanguardia nella lotta al cybersquatting (e se cosi' non
fosse
> perche' le avremmo introdotte?), ma penso che proprio questa lotta
richieda
> tutti gli strumenti possibili e non solo le PDR.
>
> Tornando alla questione di fondo, mi sto convincendo che un policy board
non
> puo' essere completamente disgiunto dal registro, a meno che quest'ultimo
> non venga sollevato dalle responsabilita' relative all'esecuzione delle
> regole di naming, e delle decisioni dei saggi scelti dagli enti
conduttori.
> Certo non si puo' impedire a un soggetto di citare il registro, ma se il
> policy board domani decidesse, che ne so, di sanare la questione q8
> deliberando che le regole attuali sono retroattive (e' un esempio
qualunque,
> non apriamoci un thread, per favore...) deve esistere un modo per evitare
> che la q8 porti in tribunale la RA, altrimenti credo si commetta una
palese
> ingiustizia nei confronti del gestore del registro.
>
> Penso che la NA, nelle sue funzioni di policy board, ad oggi si sia
assunta
> ben poche responsabilita' in merito alle conseguenze delle regole di
naming,
> e la ragione per cui i vertici della RA sembravano favorevoli ai modelli
> proposti da svariati onorevoli della scosa legislatura, credo risieda
> essenzialmente in questa situazione.
>
> Il modello che si va delineando nella mia testa, peraltro non ancora
> formalizzato in punti espliciti, prevede un policy board e un registry
> funzionalmente indipendenti ma emanazione di uno stesso ente (un ente
> costituito ad hoc? una futuribile Authority per Internet? Murst? Ministero
> delle Comunicazioni? CNR? ...?) con una forte rappresentanza della LIC
> all'interno del policy board.
> L'attuale NA andrebbe verso un modello tipo ISOC o @large di ICANN, con
> espressione di alcuni membri all'interno del policy board.
>
> Credo che questo sia uno dei pochi modelli che sarebbe accettabile anche
dai
> nostri ineffabili legislatori, ma naturalente ad oggi non e' che un parere
> come un altro.
> Senza contare che non tutti condividono la necessita' di presentare un
> modello "accettabile" a chi ci governa.
>
> Il mio personale cruccio nei lavori per la revisione dello statuto e'
> questo: se il modello che a me sembra piu' convincente risultasse
> genericamente condiviso, avrebbe senso rivedere lo statuto alla luce della
> situazione attuale? Forse no.
>
> In ogni caso il nostro mandato e' chiaro: noi andremo avanti, cercando di
> stringere i tempi, ma credo non sia inutile riflettere su scenari
> radicalmente diversi.
>
> Ora mi rimetto il cappellino da direttore e vado a sondare il terreno per
la
> prossima riunione.
>
> Saluti a tutti,
>
> Pierfranco Bini



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