proposta in discussione nella task force

Stefano Trumpy Stefano.Trumpy a IAT.CNR.IT
Mar 6 Feb 2001 14:27:11 CET


At 7:10 pm +0100 5/2/01, Enzo Fogliani wrote:
>Rispondo al messaggio di Stefano Trumpy, per contestarne innanzitutto
>l'oggetto. Quello postato da Stefano non e' affatto la proposta "in
>discussione nella task force", ma semmai una proposta "di discussione"
>formulata da Stefano Trumpy. Il che e' cosa ben diversa.
>
>Se invece  una proposta effettivamente in discussione nella task force,
>evidentemente lo e' entro un gruppo elitario ristretto al suo interno,
>nel quale evidentemente n io n Ignazio Guerrieri, seppur eletti
>dall'assemblea, siamo stati mai chiamati a far parte.

Tralascio ogni sottile polemica e vengo al sodo; l'argomento di fondo
e' quello del criterio delle constituencies da me avanzato come
strumento per assicurare la rappresentativita' degli interessi della
Local Internet Community (LIC); su questo si erano fatti vivi i
membri della task force Bertola, in senso positivo, e Bini, con
alcuni dubbi relativi alla implementazione del modello proposto.
Adesso arriva un parere critico. Dico benvenuto, cosi' si puo' aprire
un dibattito su  un problema di sostanza su cui sinora il
contraddittorio non vi era stato. Colgo quindi la occasione delle
argomentazioni di Fogliani per fare l'avvocato difensore dello
spirito della proposta.

>Detto questo, osservo che la proposta delle costituencies sia quanto di
>meno democratico e di piu' antiquato si possa immaginare. Ricorda tanto
>l'Italia dei Comuni, nei quali le Corporazioni avevano la loro fettina
>di potere che mantenevano cristallizzata incuranti del progresso e degli
>sviluppi sociali.

Peccato che l'Internet si sia sviluppata e funzioni proprio cosi', in
questo modo definito antiquato e corporativo. Mi si potra' dire che
il modello proposto e' una ipocrisia o utopia e che i poteri forti
finiranno sempre per prevalere ma Internet e' un ambiente fortemente
democratico (agli inizi quasi apparentemente anarchico) ove tutti
devono avere voce in capitolo. Affinche' questo possa accadere, e'
normale che i "gruppi di interesse" non solo economico ma anche per
esempio quelli che sostengono il "free Internet" si organizzino in
maniera da poter canalizzare la loro voce negli organi consultivi e/o
deliberanti. Nella vita sociale, non funzionano cosi' i partiti
politici ?
E poi, chi ha detto che le constituencies debbano essere sancite e
restare immodificabili ? Il mondo Internet e' cosi' fortemente
evolutivo che i gruppi di interesse dovranno adeguarsi, di
necessita', con continuazione (per essere pratici, con verifiche
periodiche).

>La vera democrazia e' quella in cui ognuno ha un voto ed il medesimo
>peso, indipendentemente da quello che e' o quello che fa; ossia e' una
>persona con i propri diritti.

Il senso di quello che ho proposto e' che ciascun membro della LIC
possa votare ed essere votato; chi viene eletto, diventa il portavoce
della constituency che lo ha votato. Quindi, negli organismi
consultivi e/o deliberanti, l'eletto portera' le istanze della
constituency che lo ha eletto.

>Ricorderete come, dopo una lunga e dura battaglia, la Task Force che
>propose il primo statuto respinse le proposte di chi voleva nella NA un
>voto "pesato", ossia tanti voti quanti domini registrati. E cio' fu una
>grande vittoria per la democrazia in Internet.

Nulla da dire; condivido; ma adesso, con l'interesse che si e'
destato dulla "internet governance", bisogna fare un passo avanti che
dia spazio anche a delle componenti nuove che sono magari timorose ad
entrare in un ambiente di eletti e di superesperti, ma che sono
pronte anche a lamentarsi con i politici per il fatto di non avere
voce in capitolo, e ne vediamo le conseguenze;

>Le costiuencies sono esattamente l'opposto. Uno deve per forza essere
>classificato, inserito in una di queste "scatole", che hanno dimensioni
>prefissate indipendentemente da quanti poi ci debbano o vogliano
>entrare. Dimensioni (e potere) che rimarranno quindi fisse a tempo
>indefinito.

No, come detto, le constituencies non devono assolutamente rimanere
fisse a tempo indefinito;

> Basta vedere le costituencies proposte da Stefano Trumpy. I
>maintainer (che sono oltre un migliaio) avrebbero due rappresentanti
>contro 1 della RA, che e' una sola;

Qui devo osservare che, nella quasi totalita' dei casi relativi ai
ccTLD, la policy function (leggi Naming Authority) e' parte
integrante del registro e che non si pone il problema di "ente
controllore - ente controllato", come si rischia di affermare per il
caso del ".it"; in buona sostanza, i provider /maintainer o
registrar, secondo la nomenclatura ricorrente in ICANN, sono
partecipi alla policy function del registro e non si pone il problema
della rappresentativita' numerica delle componenti in base al numero
degli attori; alcuni registri hanno la struttura di fondazioni od
enti senza fini di lucro, nell'ambito dei quali i provider hanno una
parte importante ma sempre piu' tendono ad avere una parte importante
anche le associazioni dei consumatori;

> gli utenti, che sono milioni,
>avrebbero solo due rappresentanti. Ma che razza di democrazia e' questa?

Come da me proposto, e raccomandato da Bertola, ci vorrebbe un
opportuno bilanciamento, in una logica di concertazione e non di
contrapposizione di gruppi di interesse; vogliamo provare a dare la
prova di essere capaci di una autoregolamentazione, oppure ?

>In Italia, se Dio vuole, modelli come questi (nati appena dopo il
>feudalesimo) li abbiamo superati da qualche secolo. Il fatto che lo
>adottino gli americani non e' affatto sintomo di democraticita' o
>funzionamento. (o vogliamo importare il loro sistema elettorale
>presidenziale, tanto per dirne una)?

Riporto qui una situazione che ho gia' richiamato in lista, quella
relativa alla Australia.


*********************
* AUSTRALIAN DOMAIN NAME BODY GETS GOVERNMENT THUMBS UP
The au Domain Administration (auDA), a nonprofit company set up in
April 1999, has received official recognition and endorsement from
the Australian Government. Created for the purpose of becoming the
first industry self-regulatory body for the .au domain name space,
auDA was required to meet a certain criteria before receiving
governmental approval:
--that it be self-funding and not-for-profit;
--be accountable to members of the Internet community on both the
supply     and demand sides;
--adopt open, transparent and consultative processes;
--aim to enhance benefits to Internet users through the promotion
of competition, fair trading and provisions for consumer
protection and support;
--establish domain name dispute resolution mechanisms; and
--represent Australian Internet industry interests in the Internet
domain name system at national and international forums.
Further information about auDA can be found on the Web at
http://www.auda.org.au.
******************************
ove si afferma che il gestore del registro deve poter soddisfare gli
interessi della Internet Community locale sia per quanto riguarda il
settore dell'offerta che della domanda e che deve essere messo in
piedi un meccanismo aperto e trasparente di consultazione; si cita il
termine autoregolamentazione ed il tutto e' organizzato all'interno
della stessa struttura. Il governo, soddisfatto, avalla.
Attenzione: non ho proposto che la struttura che gestisce il registro
dovrebbe in Italia inglobare la "policy function"; ho solo citato un
esempio di funzionamento che mi pare snello e funzionale.


>Meditate, gente... meditate..    :-))

continuiamo a meditare,
Stefano Trumpy

>    Enzo Fogliani.
>
>-------------------------->>>  <<<--------------------------
>Avv. Enzo Fogliani, via Prisciano 42, 00136 Roma
>Tel.:  +39-06-35346935; Fax:  +39-06-35453501
>http://www.fog.it/enzo - E-Mail: fog a fog.it

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 Istituto per le Applicazioni Telematiche (IAT)
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