Naming Authority: la mossa del gambero

Renato Romano r.romano a AMALFINET.IT
Mer 13 Giu 2001 06:41:41 CEST


13/06/01 - Stand By - Web - La scorsa assemblea della Naming Authority del
16 marzo 2001 si è chiusa con l'elezione di un comitato esecutivo incaricato
di predisporre la proposta del nuovo statuto; quello statuto che negli
auspici dell'assemblea dovrebbe dimostrare ai politici (che a più riprese
hanno tentato di istituzionalizzare e statalizzare il governo della rete)
che la Naming Authority è un ente serio, attivo, rappresentativo, etc. etc..

Per far fronte a tale importante e gravoso compito, l'assemblea aveva dato
istruzioni al Comitato Esecutivo di nominare un comitato di esperti esterni
che aiutassero, per i settori di loro competenza, a formulare la proposta da
sottoporre all'assemblea. Infine, per rendere più rapide e trasparenti le
operazioni di rilevamento della volontà dell'assemblea, al Comitato
Esecutivo era stato dato mandato di studiare l'introduzione del voto
elettronico per i membri della Naming Authority.

A due mesi e mezzo dall'assemblea può farsi un primo bilancio del lavoro
svolto dalla dirigenza della Naming Authority per dimostrare ai politici e
al mondo di non essere una "assemblea studentesca", come il senatore
Passigli l'aveva spregevolmente definita.

Il risultato è senz'altro positivo. I dirigenti della Naming Authority, più
che chiassosi studentelli, si sono rivelati seri e fini politici; dei veri
esperti nell'applicazione del principio gattopardiano per cui tutto deve
cambiare perché tutto rimanga come prima.

Leggendo i verbali delle riunioni del Comitato Esecutivo, non si ha certo
l'impressione che i suoi componenti si stiano ammazzando di lavoro per
preparare il nuovo statuto. Nelle due sole riunioni svolte finora dal nuovo
CE, il futuro statuto è stato utilizzato unicamente per respingere qualsiasi
proposta di innovazione sostanziale alle regole di naming, dicendo, in
sostanza, che è prima necessario stabilire le linee guida dello statuto e
poi por mano alle modifiche delle regole. Ma quali siano queste linee guida
dello statuto non è dato saperlo, in quanto il Comitato Esecutivo - stando
ai verbali in linea su http://www.nic.it/NA/exec/index.html - ha parlato di
tutto meno che del nuovo statuto.

Qualcuno potrebbe pensare che ciò non sia stato fatto perché sul nuovo
statuto erano già al lavoro i consulenti esterni che il CE aveva il potere
di nominare. Niente di tutto questo. Nonostante molte persone si siano
offerte per tale opera, il CE non ha minimamente discusso l'argomento o
nominato alcun esperto esterno, sicchè la situazione attuale è esattamente
quella che era due mesi e mezzo fa.

L'unica cosa che il CE in due mesi è riuscito a chiarirsi sul nuovo statuto
è che per esso è necessaria una stretta collaborazione con la RA. Si legge
infatti nel verbale dell'ultima riunione: "Il CE, dopo aver discusso su come
proseguire l'attività di revisione dello statuto, giunge alla conclusione
che non sia possibile procedere immediatamente all'istituzione del gruppo di
lavoro per il quale sono state richieste le candidature, ma che sia
necessario in precedenza giungere alla condivisione almeno di alcuni punti
base riguardanti la nuova struttura e le nuove caratteristiche della NA.
Visto che la RA ha più volte espresso idee e suggerimenti sul nuovo assetto
della NA, si ritiene opportuno organizzare durante la prossima riunione del
CE un incontro diretto con i vertici della RA e della NA".

Cosa che lascia piuttosto stupiti. La RA conta nel Comitato Esecutivo ben
due persone che, verrebbe da pensare, dovrebbero esprimere il punto di vista
della RA stessa. Ma, evidentemente, per sapere il parere della RA al CE non
bastano Daniele Vannozzi o Stefano Trumpy (egli stesso ex direttore dello
IAT), ma è necessario udirlo personalmente dalla bocca dell'attuale
direttore! Quanto poi al "vertice della NA", visto che è il Comitato
Esecutivo che prende le decisioni, dovrebbe intendersi la presidenza e la
vicepresidenza (Giovanni Battista Frontera e Claudio Allocchio); che non si
capisce però bene a che titolo siano ascoltati, visto che secondo lo statuto
non hanno ufficialmente alcun potere decisionale, ma solo rappresentativo e,
quanto al presidente, di controllo.

Volendo pensare male, qualcuno potrebbe insinuare che la dirigenza della NA
e la RA si stiano più che altro dando da fare per traghettarsi (la
dirigenza, non la NA) in quella commissione per l'accesso ad internet che
nei disegni di legge preelettorali avrebbe avuto potere di vita e di morte
sulla registrazione dei domini in Italia.

Sbaglierebbe comunque il lettore se ritenesse che l'attività del nuovo CE
sia stata volta soltanto all'insabbiamento del nuovo statuto. Dato che lo
spunto alle iniziali proposte di legge Passigli era stato dato dall'asserita
incapacità della Naming Authority a combattere il cybersquatting, il nuovo
Comitato Esecutivo si è dato da fare per ripristinare a favore dei politici
il pretesto originario sui cui Passigli aveva giustificato le sue proposte
di legge.

Il Comitato Esecutivo 1999/2000, diretto da Maurizio Codogno aveva
introdotto, verso la fine del mandato, le procedure di riassegnazione (MAP),
strumento già adottato da ICANN per i domini.com.net.org. Le procedure hanno
avuto un certo successo (una cinquantina sino ad oggi i nomi a dominio
sottoposti alle MAP) e hanno comunque reso molto meno conveniente e
appetibile l'accaparramento dei nomi a dominio. Ecco quindi che il nuovo CE
ha pensato bene di intervenire per spuntare il più possibile questa arma
contro il cyber squatting; e lo ha fatto in ben tre modi: 1) escludendo i
soggetti extracomunitari dalla possibilità di ricorrere alle procedure di
riassegnazione (prima, chiunque poteva farlo indipendentemente dalla sua
nazionalità); 2) escludendo la sola revoca del nome a dominio come possibile
esito della procedura (con ciò discostandosi dai principi sanciti da ICANN e
obbligando il ricorrente a registrare anche nomi a domini non desiderati);
3) triplicando i tempi nei quali chi abbia perso una procedura di
riassegnazione può bloccarne l'efficacia ricorrendo al giudice ordinario.

Per la verità qualcuno, in lista NA, ha criticato tali decisioni; ma essendo
il veto presidenziale questione discrezionale, ovviamente non è stato posto,
anche se il numero di chi lo chiedeva era maggiore di quelli che si sono
espressi a favore della modifica introdotta dal CE.

Dopo di che, il vuoto. Nessuna notizia di ulteriori lavori del CE, che dopo
esser partito di gran carriera riunendosi una prima volta appena 5 giorni
dopo l'assemblea, si è poi riunito a Bologna oltre un mese dopo (27 aprile
2001) e poi non ha più dato notizie di sè. Maggio e la prima settimana di
giugno sono trascorsi, e nessuna convocazione del CE è ancora apparsa sulla
lista.

Di questa allegra corsa all'insabbiamento con cui la dirigenza della NA
conta di finire nelle braccia della RA prima, in seno alla commissione per
l'accesso ad internet poi, sembra rendersi conto soltanto il buon Sergio
Griffini, di cui lucide quanto inascoltate analisi sulla lista ITA-PE gli
hanno valso a buon diritto il titolo di Cassandra della Naming Authority.

Ma il resto della NA sembra ormai disinteressato. Del nuovo statuto, delle
nuove regole senza lettera di AR di cui si discuteva in lista mesi fa non
parla più nessuno. Anche gli avvocati ultimi entrati che si erano gettati in
disquisizioni su marchi, procedure di riassegnazione e via dicendo tacciono.
Che sia la quiete prima della tempesta?

Staremo a vedere, anzi ad osservare.

The Observer

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Renato Romano
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