Intervista di Passigli di oggi

Alessandro Del Ninno ADelninno a TONUCCI.IT
Ven 9 Mar 2001 16:08:46 CET


Intervista rilasciata da Passigli a Repubblica on-line di oggi
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ROMA - "I tempi in Parlamento sono scaduti, ma contro il cybersquatting il governo potrebbe intervenire con un decreto". Il sottosegretario all'Industria Stefano Passigli non si arrende: la legge sulla tutela dei nomi di dominio - quella che avrebbe dovuto impedire l'appropriazione indebita dei siti Internet - non è riuscita a passare all'approvazione definitiva delle Camere, ma l'esecutivo sta pensando comunque di regolare la materia con un provvedimento d'urgenza. Soprattutto per evitare che in campagna elettorale Internet si trasformi in una giungla. "Provate a immaginare cosa potrebbe accadere fra qualche settimana: i candidati nei collegi apriranno probabilmente loro siti web. E potrebbero avere la sgradita sorpresa di trovare quei domini già occupati, magari dai loro avversari. Vista la delicatezza del momento mi pare che non possiamo correre il rischio di alementare altre polemiche. E quindi potremmo decidere di intervenire con un provvedimento urgente".

Questo è vero. Però sul disegno di legge sono piovute, durante le discussione nelle commissioni, una serie di critiche. Non le sembra pericoloso intervenire con un decreto, per di più a Camere sciolte?

"E infatti il decreto non riproporrebbe il disegno di legge nella sua interezza. La questione controversa, e cioè l'istituzione di una commissione che definisca e faccia applicare le regole sui domini, rimarrebbe fuori dal provvedimento. Che riguarderebbe a questo punto solo la repressione del cybersquatting. In sostanza si attribuirebbe alla Registration Authority il potere di cancellare immediatamente, e in via amministrativa, i domini registrati illegittimamente. Semplificando al massimo le lunghe procedure attualmente esistenti".

Ma scusi, visto che la questione è così importante, perché ci avete messo più di un anno per approvare il disegno di legge?

"Guardi, lo vada a chiedere ai parlamentari dell'opposizione. Nelle ultime settimane non hanno fatto altro che ostruzionismo. Sulla Mucca pazza, sul federalismo, sul pacchetto sicurezza. Se non avessero cercato di bloccare i lavori del Parlamento, oggi probabilmente la legge contro il cybersquatting sarebbe operativa. D'altronde è stato il quarto argomento eliminato dall'ordine del giorno: significa che sarebbero bastati altri tre giorni per farlo votare in aula. Ma questo non è tutto. Sa qual è il paradosso?"

No, qual è?

"Che i relatori di quelle leggi sono entrambi di Alleanza nazionale. E che in commissione c'era stato il consenso unanime dei partiti. Alla fine ha prevalso la semplice volontà distruttiva dei vertici del centrodestra. Comunque c'è un accordo tra maggioranza e opposizione per ripresentare il disegno di legge all'inizio della prossima legislatura, chiunque vinca le elezioni".

Consenso unanime fra le forze politiche ma non tra gli addetti ai lavori. Lei è stato più volte accusato di voler burocratizzare la Rete. Come mai?

"Non è proprio così. Sulla necessità di regolare il fenomeno erano d'accordo tutti. Sull'idea di una commissione centrale invece ci sono state obiezioni. Che però partivano tutte da soggetti interessati a lasciare più o meno le cose come stanno".

Chi, può fare i nomi?

"Numerose società che gestiscono l'assegnazione dei domini, tanto per cominciare. Che incassano per le registrazioni dei siti un canone annuo. E hanno tutto l'interesse a mantenere in vita migliaia di domini, magari fasulli, purché qualcuno paghi. Una normativa severa lo impedirebbe, e quindi avrebbero minori introiti".

Sì, ma poi le rimproverano anche di voler considerare il mantainer responsabile anche di quello che si pubblica sul sito.

"Ma non è vero. Vogliamo solo garantire che ogni sito Internet abbia un padrone certo. Una volta che è chiara l'identità del possessore del dominio è ovvio che il mantainer non è responsabile di quello che fa l'assegnatario".

L'Ufficio di registrazione dei domini finirebbe però per soppiantare la Naming Authority. Perché?

Perché si tratta di un organismo che non può assolvere a un compito così importante. E' composto da 300 persone che si cooptano a vicenda, come una sorta di assemblea studentesca. E soprattutto non ha l'autorità per dirimere le controversie, di applicare le regole in modo rapido. E poi al suo interno prevalgono comunque le stesse società di cui sopra, cioè quelli che gestiscono l'assegnazione dei domini.

E allora lei preferisce centralizzare tutto.

"Accade così dovunque. Anche negli Stati Uniti: l'Icann, per esempio, è una organizzazione non profit, ma è sottoposta al controllo del governo che detta regole molto più severe di quelle suggerite da noi. E poi nella mia proposta solo 4 membri sui 25 della commissione rappresenterebbero i ministri. Gli altri sarebbero comunque esperti della materia e addetti ai lavori".

Ultima questione. Un altro disegno di legge importante per Internet è stato accantonato in questi giorni: quello cosiddetto salva-provider. Pensate di intervenire anche in questo caso con decreto?

"Direi proprio di no. Ripeto: a Camere sciolte le ragioni di urgenza devono essere particolarmente stringenti. E non mi pare che questo sia il caso. È vero che i piccoli provider sono in difficoltà e aspettano da tempo. Ma credo che possano sopravvivere ancora qualche mese. E comunque la cosa mi dispiace: avrei davvero voluto che la legge fosse approvata. Ma anche in questo caso l'ostruzionismo ce lo ha impedito".



Avv. Alessandro del Ninno
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