Stop alla giungla dei domini

Roberto Fantini Perullo - Agenzia ANSA roberto.fantini a ANSA.IT
Gio 22 Mar 2001 03:35:21 CET


Io mi domando e dico:
Se l'accordo RA-Infocamere e' quello descritto "di suo pugno" dal direttore
Denoth, dove e ribadisco DOVE hanno trovato argomentazioni per costruire un
simile castello giornalistico...
Ipotizzo uno scenario: hanno male interpretato l'accordo, avranno (sulla
base del misunderstanding) intervistato soggetti che - con mandato dalle
loro associazioni o peggio arbitrariamente - avranno espresso giudizi in
merito, si e' passati alla confezione del pacchettino et voila'...

Eppure ci lavoro, in questo ambiente, e non mi sono ancora abituato?

Roberto Fantini Perullo - ANSA.

----- Original Message -----
From: "Renato Romano" <r.romano a amalfinet.it>
To: <ita-pe a NIC.IT>
Sent: Wednesday, March 21, 2001 8:39 PM
Subject: Stop alla giungla dei domini


Articolo da "Il sole 24 ore"

Stop alla giungla dei domini
Accordo tra Authority e Infocamere sugli indirizzi Web assegnati alle
imprese
di Carmine Fotina
Un accordo per mettere fine allo "scippo" dei domini Internet. L'intesa è
stata firmata dall'Istituto per le applicazioni telematiche (la Registration
Authority italiana) e Infocamere (la società consortile che gestisce i
servizi informatici del sistema camerale): i dati di chi richiede un dominio
aziendale «.it» saranno confrontati con quelli contenuti nel Registro delle
imprese; se non corrisponderanno l'Authority boccerà la domanda di
assegnazione.

L'Istituto per le applicazioni telematiche è un organismo che fa capo al Cnr
di Pisa: fino a ieri ha accolto 503.335 domande di assegnazione, con una
media mensile che nel 2000 ha raggiunto quota 20mila. In pratica 645
registrazioni al giorno, molte delle quali finiscono in tribunale, oggetto
di contenziosi tra titolari legittimi e "accaparratori".

Il protocollo d'intesa firmato dal direttore dello Iat, Franco Denoth, e dal
presidente di Infocamere, Angelo Mancusi, prevede che «Infocamere metta a
disposizione dello Iat l'accesso ai propri sistemi informativi per la
determinazione delle priorità sull'uso dei nomi - siano essi ragioni sociali
di imprese, marchi o brevetti, ove se ne presentasse la necessità - e per la
sicura identificazione delle imprese che intendono registrare i nomi a
dominio». Contemporaneamente, Infocamere registrerà nel Repertorio economico
e amministrativo i nomi a dominio assegnati alle singole imprese.

L'accordo punta a impedire le speculazioni di chi registra un dominio altrui
per poi "rivenderlo" all'azienda che ne è titolare, "sopperendo" alla
mancata approvazione del disegno di legge Passigli contro gli
"accapparratori", naufragato con la fine della legislatura. Il Ddl mira a
impedire ogni forma di accaparramento: non solo quella dei domini aziendali,
ma anche quella di indirizzi Internet intestati a persone fisiche.

I contenuti del testo, tuttavia, sembrano recuperabili: è probabile che
siano recepiti dal Consiglio dei ministri e convertiti in un apposito
decreto legge che renderebbe più completa l'intesa Iat-Infocamere, impedendo
l'utilizzo di tutti i nomi identici o simili a quelli che identificano
persone fisiche, marchi d'impresa, istituzioni, enti e cariche pubbliche e
ogni segno distintivo di opere d'ingegno.

Nel primo anno di attività, il 1994, lo Iat registrò appena 153 domini
«.it». Il 2000 è stato l'anno record, con oltre 330mila registrazioni: un
boom frutto della "liberalizzazione" che dal 15 dicembre 1999 consente ad
aziende e professionisti di registrare domini «.it» senza limitazioni di
numero.

Dagli archivi dello Iat spuntano i nomi delle due società che più di tutte
hanno fatto incetta di domini: alla società Garau (intestata alla moglie
dell'imprenditore sardo Niki Grauso) e alla piccola editrice marchigiana La
Pagina risultano registrati rispettivamente 10mila e 7mila domini.

In alcuni casi, i diritti di registrazione vengono acquistati dai maintainer
(provider che fanno da intermediari tra il registrante e l'Authority) a
poche decine di migliaia di lire per essere rivenduti a prezzi superiori
alle 200mila lire.

Ma non tutto è risolto, sottolineano l'Aiip (l'associazione dei provider) e
lo stesso Iat. Entrambi chiedono al Governo che siano modificate le regole
che individuano le responsabilità di registranti, Authority e provider nei
casi di contenzioso. «Regole poco chiare - dicono - che andrebbero
riscritte».

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Renato Romano
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