R: dominio regione campania

avv. gianluca navarrini g.navarrini a GALACTICA.IT
Lun 26 Mar 2001 16:20:02 CEST


On 23 Mar 2001, at 19:58, Bressan, Franco wrote:
> At 18.46 23/03/01 +0100, you wrote:
> sono perfettamente della stessa opinione su tutto il concetto,
> in particolare concordo che le leggi retroattive non devono esistere
> non si capisce perche' si vorrebbero applicare a internet,
> altrimenti possiamo cominciare a proporre
> in modo retroattivo di togliere le pensioni baby, di togliere i
> privilegi dei politici in termini di soldi, benefits etc.
> ( per citare due dei tanti esempi....talmente anomali )

26.3.2001 Alessandro Nosenzo ha risposto:
>Allora vediamo di chiarire.
>Le regole sono retroattive cosi' come retroattivi sono i software.
>....
>Quindi le regole non sono retroattive ma si applicano ai nomi a
>dominio quelle in vigore al momento della richiesta dell'operazione
>sul nome a dominio oppure se sono regole tassative tecniche (i.e. "-
>-") allora si applicheranno dal momento in cui per tali ragioni
>tecniche il nome a dominio non possa piu' essere gestito dai DNS.


sono iscritto alla m.l. ITA-PE solo dal 22.3 e - seguendo le regole di
netiquette - dovrei limitarmi a leggere i messaggi, senza postare alcunchè,
per almeno un paio di settimane. Sto quindi violando tale regola e me ne
scuso in anticipo.
tuttavia, sulla retroatività delle regole di naming mi pare ci sia una certa
confusione, sicchè non mi pare del tutto inopportuno aggiungere un altro
piccolissimo contributo al caos esistente, esprimendo - senza alcuna pretesa
di avere risposte - qualche dubbio di ordine metodologico.

1) quale natura giuridica hanno le regole di naming?

- escludo si tratti di leggi o di atti normativi equiparati, visto che sono
adottate da un ente (la NA) che non ha potestà normativa.
tale esclusione mi porta a ritenere che non si possa fare applicazione
dell'art. 11 delle Disposizioni sulla Legge in Generale (La legge non
dispone che per l'avvenire: essa non ha effetto retroattivo), che è l'unica
norma (da notare: di rango non costituzionale, quindi derogabile!)
nell'ordinamento italiano a far riferimento all'irretroattività della legge
in generale.

- più verosimile mi appare la possibilità di vedere le regole di naming come
un Contratto Normativo, sul genere - per intendersi - dei contratti
collettivi di lavoro. La NA, cioè, fissa un regolamento che è applicabile
solo in quanto accettato dagli assegnatari dei nomi a dominio, come
qualsiasi formulario di condizioni generali di contratto (valga per tutti il
richiamo esemplificativo ai regolamenti ABI, applicabili ai contratti
bancari, solo in quanto richiamati espressamente nel formulario sottoscritto
dal cliente).

- il parlare di legge, con riferimento alle regole di naming (come fa
Bressan), è pertanto improprio, anche se giustificato dal fatto che tali
regole hanno formulazione generale ed astratta (come qualsiasi altra legge
che si rispetti) e che si applicano indifferentemente a tutti i titolari di
un nome a dominio .it. Ma tale applicabilità generale è la conseguenza
dell'adesione prestata a tali regole, al momento della sottoscrizione e
dell'invio della LAR (in ogni modello della quale, infatti, è inserita una
dichiarazione di presa conoscenza e di accettazioe delle regole di naming).

2) Cosa si deve intendere per efficacia retroattiva?

- com'è noto, una norma - sia essa statale, sia essa privata (come nel caso
delle regole di naming) - ha la funzione di regolare le attività dell'uomo.
e la sua funzione influenza la sua struttura: la norma descrive in
astratto - sulla base di previsioni futture o di precedenti esperienze - una
attività (tale descrizione è detta fattispecie), al ricorrere della quale
ricollega alcune conseguenze (dette effetti).

- è chiaro così che, normalmente, gli effetti di una norma non possono
dispiegarsi se non in virtù di fatti verificatisi successivamente alla sua
nascita. gli eventi anteriori, infatti, non potevano determinare gli effetti
in essa previsti, per la semplice constatazione che la causalità giuridica
(cioè la capacità di un fatto di far scaturire un effetto) non esiste in
natura, ma è posta dalla norma e può operare solo dal momento in cui tale
norma viene ad esistenza.

- l'efficacia retroattiva di una norma è, pertanto, una finzione.
Si finge, cioè, che la norma fosse già vigente all'epoca in cui si è
verificato il fatto anteriore da disciplinare; ovvero si finge che
l'episodio della vita preso in esame e disciplinato della norma si sia
verificato dopo l'entrata in vigore della stessa norma, rendendola così
applicabile anche ad esso.

- la retorattività, in ogni caso, determina il dispiegarsi di effetti nel
futuro (non va dimenticato mai).

- va precisato che l'ordinamento costituzionale italiano vieta la
retroattività della sola legge penale (art. 25 cost.: nessuno può essere
punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del
fatto commesso).

3) possono le regole di naming includere disposizioni retroattive?

- a mio giudizio, in via del tutto teorica, si. se, infatti, si concorda
sulla natura giuridica delle regole di naming, non è possibile in alcun modo
escludere che la NA, possa disporre che fatti già verificatisi producano
certe conseguenze, in virtù di una nuova formulazione delle regole medesime.

- per essere chiari: poniamo che in futuro si riformi il §4 reg. ass.,
ammettendosi l'assegnazione di un nome a dominio anche a favore di soggetti
extracomunitari. le nuove regole, in tal caso, potrebbero benissimo disporre
che le richieste (invalidamente) presentate prima dell'entrata in vigore
della riforma, ma non ancora vagliata dalla RA, siano disciplinate dalla
nuova norma. in una simile ipotesi si finge che la domanda sia stata
presentata dopo la riforma.

- il discorso, nonostante tutto, non è semplice come possa sembrare, per due
ordini di ragioni:
a) in primo luogo si deve sottolineare che la di registrazione di un nome a
dominio non è un atto singolo (a meno che non si prenda in considerazione
solo l'inserimento nel RNA), ma un procedimento, cioè una sequenza di atti
legati da uno scopo, ciascuno dei quali è condizione di validità del
successivo e presuppone quello precedente (ad esclusione della domanda di
assegnazione, che non presuppone nulla). Questa struttura procedimentale ha
un tempo di svolgimento, durante il quale possono intervenire mutamenti
della disciplina di registrazione. A mio avviso, in tal caso, si applica la
regola generale: tempus regit actum. in altre parole, il singolo atto del
procedimento è retto dalla norma che ne disciplina presupposti, forma,
contenuto ed efficacia, vigente al momento del suo compimento. un esempio:
la domanda di assegnazione avanzata da soggetto extracomunitario dovrà
essere respinta, anche se - nelle more tra il suo inoltro e l'esame da parte
della RA - è stato cambiato il §4 reg. ass. (a meno che, come abbiamo visto,
la NA non introduca una norma retroattiva).
b) in secondo luogo, gioca un ruolo fondamentale il problema dell'equilibrio
tra le scelte di valore sottese alle regole di naming (una delle quali
riguarda, appunto, l'esistenza e la latitudine di un elenco di nomi a
dominio riservati) e i diritti di libertà di cui sono inalienabilmente
portatori tutti i soggetti dell'ordinamento. in questa ottica, ammessa la
possibilità di scrivere regole retroattive, il problema si sposta su altra
questione: quando è opportuno che la regola sia retroattiva.

4) Quando è opportuno che le regole (di naming) siano retroattive?

- l'esigenza delle regole retroattive si impone nei periodi di passaggio da
una vecchia ad una nuova disciplina. sono le ipotesi di diritto transitorio
(da non confondersi - come ben sanno i giuristi - con il diritto
intertemporale). per chiarire: l'esempio fatto in precedenza, con riguardo
al §4 reg. ass., è da incasellare tra le ipotesi di norma transitoria
retroattiva.

- non ritengo sia opportuno (per analogia con l'art. 25 cost., ma anche con
l'art. 1 della l. 689/1981) che vi siano disposizioni sanzionatorie
retroattive. ad esempio, nel caso di incremento dei casi di revoca d'ufficio
previsti dal §11.2 reg. ass., sarei restio ad operare una applicazione
retroattiva della riforma, revocando l'assegnazione sulla base di un fatto
pregresso, che prima della riforma era neutro (cioè non idoneo a produrre
effetti giuridici). Quanto meno, farei precedere l'applicazione della novità
da un periodo di vacatio entro il quale provvedere alle eventuali
regolarizzazioni. è - per intenderci - quanto accade, in caso di successivo
inserimento di nomi a dominio già registrati nella lista dei nomi riservati
(cfr. §7, ultimo comma, reg. ass.).

- è, più che opportuno, necessario il mutamento delle regole giuridiche
quando questo sia imposto dal mutare delle regole tecniche. ma, è mia ferma
opinione, il mutamento dello standard tecnico non implica automaticamente il
mutamento delle regole giuridiche. queste dovranno essere mutate solo a
patto che i nuovi standard tecnici siano in grado di incidere (in senso
ampliativo come in senso restrittivo) sull'esercizio dei diritti di libertà,
ovvero sulla possibilità di delinquere. la circostanza che un testo scritto
dieci anni fa possa essere letto oggi con un programma nuovo non è
riconducibile a nessuna idea di retroattività, ma solo a quella di
compatibilità di standard. la retroattività - lo ribadisco - è una finzione
introdotta non per disciplinare il passato, ma - tutto il contrario - per
regolare l'efficacia di un fatto passato nel futuro.

saluti a tutti

Gianluca

E-mail: g.navarrini a galactica.it



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