Risposta a F.Orlando

Griffini Giorgio grunz a TIN.IT
Gio 10 Maggio 2001 14:52:00 CEST


Commento il passaggio:

>
> Se faccio una PDR/MAP per un dominio, tento di dimostrare che l'attuale
> assegnatario dello stesso non ne ha titolo, per vari motivi. Documentati
> opportunamente questi motivi, nel momento in cui questa PDR/MAP la vinco,
> NON HA SENSO che IO lasci libero il dominio. La PDR/MAP non serve solo (e
> correggetemi se sbaglio) a dimostrare la Malafede di altri, ma a
> confermare il MIO DIRITTO/TITOLO alla registrazione stessa.
>

Una MAP dovrebbe solo stabilire se la registrazione contestata e' "abusiva"
perche' viziata da malafede (con i criteri che sono ormai consolidati anche in
campo internazionale).  Attenzione che non si tratta solo di far revocare i
nomi che interessano ma anche di far revocare quelli lesivi o che procurano
danno in virtu' della malafede altrui. Se il resistente e' in buona fede e ha i
titoli minimi per effettuare la registrazione non importa se chi gli oppone la
MAP ha piu' titolo. La MAP non serve a stabilire se il ricorrente ha piu' titolo
del resistente ma serve per stabilire se il resistente non ha affatto titolo
perche' in malafede. Nel caso in cui due soggetti abbiano parimenti titolo
(omonimie etc..) non e' una MAP che deve stabilire chi ha "piu'" titolo e la
contesa deve essere risolta con altri strumenti.

> Mi sembrerebbe "corretto e logico" che, vinta la PDR/MAP, il dominio MI
> venga intestato, anche se poi non lo utilizzerò per niente (cosa che
> rimane mio diritto, dato che ne DOVRO' pagare la registrazione ed il
> mantenimento)
>

Questo significa che se uno registra in malafede un nome lesivo o che crea
confusione a danno di un soggetto costui dovra' sostenere i costi per
mantenerlo registrato a suo nome... Secondo me la logica presupporrebbe
invece che il danneggiato da registrazione altrui attivi una MAP e che con il
supporto di un esito positivo (che conferma la malafede) citi il registrante per
danni (in cui sono inclusi i costi della MAP).
Nel caso gli episodi si ripetessero da parte altri soggetti sempre nei confronti
dello stesso resistente credo basterebbe una lettera dell'avvocato che
enumera le risoluzioni positive gia' avvenute in passato (con l'entita' dei danni
risarciti) per far desistere i nuovi arrivati.

> A meno che, con buona pace di tutti, ci fosse qualcuno che abbia tempo e
> voglia (e soldi), per contestare agli attuali cybersquatters i domini che
> hanno registrato, solo per il gusto di vederli LIBERATI, non avendo egli
> stesso diritto a registrarli.
>

Non e' questione di "liberare" un nome a dominio ma di rimuovere le
registrazioni in malafede. Non mi sembra assurdo pensare che in un futuro
molto prossimo, quando qualche associazione di consumatori sara' piu'
sensibile all'ambito internet, trovando delle registrazioni che confondono e
traggono in inganno ed in malafede i consumatori , si adoperi per evitare che
la situazione si protragga nel tempo e attivi una MAP per rimuovere la
registrazione. In questo caso la sola riassegnazione non proprio nessun
senso e anzi diventa persino un ostacolo.

Ora pero' non insisto piu' sull'argomento perche' sebbene a me sembri
decisamente semplice e lineare, vedo che gli orientamenti "lassu' in alto"
sono diversi, e considerato che con statuto e prassi attuale come "armi da
combattimento" a disposizione dei singoli membri  ci sono solo forchettine di
plastica per le olive (con i numeri attuali devono arrivare almeno 20 richieste
di veto al giorno perche'  il presidente si senta di esprimerlo) pur dissentendo
decisamente mi adeguo.

Cordiali saluti.
Giorgio Griffini



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