Commenti a proposta V.Bertola

Griffini Giorgio grunz a TIN.IT
Mer 7 Nov 2001 02:22:47 CET


Ho letto la proposta di Vittorio Bertola (proposta-na-20.rtf) ed intendo in prima
istanza esprimere una opinione  una generale 'a corpo'  sull'intero testo e
solo in seconda battuta affrontare, anche a fronte di eventuali richieste di
chiarimenti, qualche commento su punti piu' di dettaglio.

Francamente sono perplesso.
L'introduzione e la premessa iniziale sono il preambolo al punto chiave ovvero
il cambio della 'mission'. Una volta data per assodata la nuova 'mission' (il
punto 2.3 e' molto esplicito) il resto scorre di conseguenza e non ci
sarebbero particolari eccezioni da sollevare se non fosse che sembra non si
tenga conto che l'interlocutore (la RA) non e' un soggetto di mercato.
Il paradosso di base della situazione attuale  e' che mentre si desidera che
tutto cio' che ruota intorno ad Internet sia basato su autoregolamentazione e
che sia affidato al 'private sector' in Italia la situazione e' esattamente
l'opposta.
La RA quindi IAT quindi CNR e' un ente nazionale di diritto pubblico
economico e ha precisi limiti, tanto precisi che la sua 'mission' e' recitata in
Gazzetta Ufficiale e RA/IAT/CNR non puo' affatto deviare 'autonomamente' da
questa mission anche se la situazione del 'mercato' lo dovesse richiedere.
Aldila' del 'vago sentore governativo' di cui puo' essere permeata la RA (che
in assenza di altri soggetti che diano sufficienti garanzie di equo
comportamento rispetto agli 'utenti' rimane comunque la soluzione che
offre,da questo punto di vista, maggiori garanzie) la situazione del 'mercato'
dei nomi a dominio in cui si trova ora la RA non le consente piu' di 'fare
accademia e sperimentazione' (ricordo che sempre di CNR e della sua
mission stiamo parlando) perche' il tipo di servizio che ora fornisce non e' piu'
'giustificabile' (pur corredandolo con acrobazie burocratico formali tipo il
'comitato contributori' ) come servizio reso alla comunita' scientifica
nazionale (come era in passato).
Se uno si prende la briga di dare anche una breve occhiata al piano triennale
del CNR non trova particolari riferimenti alla gestione del registro .it
nonostante almeno mezzo milione di individui abbia dovuto scrivere una
lettera di intenti e recapitarla presso uno sperduto indirizzo di un ufficio del
CNR in una localita' piu' famosa per la torre pendente che per essere la sede
del registro .it.
In questo scenario,  la proposta della RA assume piu' un ruolo di 'limitare
ulteriori difficolta' nel dover essere costretti ad operare in un ambito senza
possedere gli strumenti necessari per farlo in maniera opportuna' rispetto a
'guadagnare una posizione monopolistica e fare cio' che vuole'.
Il numero di possibili assunzioni e' contingentato e pianificato, tali assunzioni
devono avvenire per concorso pubblico (e quindi bandi, selezioni ed esami e
quindi tempi molto piu' lunghi rispetto al settore privato), il budget a
disposizione per i 'progetti ufficiali'  (e la gestione del registro non e' uno di
questi) e' ulteriormente ridotto e fare della registrazione dei nomi un business
e' in maniera sin troppo evidente fuori dalla 'mission istituzionale' per solo
pensare di provarci.
A questo punto qualcuono pensera'... beh ma visto che la situazione e'
questa perche' non affidare la gestione del registro ad altri?
Allo stato attuale non mi pare che vi siano evidenti e credibili alternative nel
breve termine e portare in seno ad RA il policy board  ha almeno l'effetto di
mitigare gli effetti delle incomprensioni di ruoli e reali possibilita' di adempiere
questi ruoli (sia da parte NA che RA) e che nel recente passato hanno reso
le cose piu' difficili per tutti, utenti compresi.
L' assetto proposto da Vittorio non e' sbagliato in se' (anche se ricalca
fortemente l'impianto strutturale ICANN che non mi sembra possa essere a
cuor leggero preso come fulgido modello da seguire) ma e' probabilmente
prematuro ed inapplicabile nel breve termine (considerando tra l'altro che c'e'
chi mantiene ancora viva in se la pretesa di assoggettare l'operato della RA
ad una assemblea che si e' dimostrata spesso volte un po' troppo altezzosa)
e per diventare applicabile deve avere come controparte un soggetto che
abbia mano piu' libera.
Se teniamo fermo il punto che la delega di ICANN del .it e' allo IAT allora
dobbiamo forzatamente darci qualche residua speranza cercando di illuderci
che la polverizzazione ed il decentramento amministrativo del CNR porti a
preconfigurare lo IAT come soggetto anche finanziariamente autonomo e
libero di fare le proprie scelte senza i legacci derivanti dallo status di 'ente'.
La strada e' pero piu' lunga di quello che si vorrebbe ma altrettanto lunga e' la
possibilita'  che si costituisca un soggetto altrettanto autonomo, capace di
'adempiere' alla mission di 'registro' e che offra altrettante garanzie
per diventare una alternativa credibile per ICANN per affrontare una possibile
ridelegazione. In Australia, aldila delle polemiche ancora in corso questo e'
stato fatto....ma qui siamo in Italia e non sono sicuro che ci sia tutta la
agilita' mentale ed il proposito di voler di offrire un servizio invece che di farne
un mero business che sono i presupposti necessari per imbarcarsi in una
cosa simile.
Venendo al concreto, si sta di fatto verificando lo scenario di cui parlavo
qualche anno fa in cui se la NA non teneva in debito conto le esigenze della
RA (espresse in virtu' della consapevolezza dei propri limiti soprattutto
operativi e non come desiderio di prevaricazione) al primo rinnovo utile la RA
avrebbe tolto la frasettina che ci delegava alla mission originale della NA.
Noi (mi ci metto dentro anche io nonostante sia sempre stato di parere
diverso) abbiamo per giunta pure 'reinterpretato' la mission (piccola licenza
eufemistica) ritagliandocela addosso in funzione della platea e degli umori
del momento.
Che cosa altro avrebbe potuto fare la RA per riprendere il controllo
'consapevole' della propria operativita' ? (in termini di causa/effetto delle
proprie azioni)

Il policy board in seno ad RA (pur con tutti i limiti di elegenza che cio'
comporta) e' l'ultima occasione per avere il tempo 'tecnico' di creare una LIC
rappresentativa e nel frattempo continuare a far funzionare il registro.
A seguire rimane solo l'intervento legislativo diretto e viste le premesse
storiche non credo sia - al momento - la soluzione migliore a cui aspirare.

Cordiali saluti
Giorgio Griffini



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