Commenti a proposta V.Bertola

Griffini Giorgio grunz a TIN.IT
Gio 8 Nov 2001 02:57:35 CET


Ho escluso dalla risposta forum a isoc.it perche' non avendo fatto il post del
messaggio originale in quella lista il thread risultante potrebbe risultare
ulteriormente poco comprensibile.
Se lo ritieni opportuno eventualmente riposta tu il messaggio originale su
forum a isoc.it.

> At 02.22 07/11/01 +0100, Griffini Giorgio wrote:
> .............
>
> > portare in seno ad RA il policy board  ha almeno l'effetto di
> >mitigare gli effetti delle incomprensioni di ruoli e reali possibilita' di
> adempiere
> >questi ruoli (sia da parte NA che RA) e che nel recente passato hanno reso
> >le cose piu' difficili per tutti, utenti compresi.
>
> NI, questo è da considerare molto meglio. Rimane da valutare se -in
> prospettiva media - sia saggio che lo IAT compia un atto la cui legittimità
> è dubbia, sia rispetto ad una corretta comprensione della delega IANA, sia
> rispetto alla propria configurazione istituzionale, sia rispetto alle
> modalità storicamente operative datisi, benchè molto informalmente, dalla
> comunità Internet nazionale.
>

Sulla legittimita' dell'atto avrei pochissimi dubbi. La responsabilita' della
delega del ccTLD .it e' affidata da ICANN/IANA allo IAT e vale sia per
l'operativita' tecnica che per la definizione delle policy locali. (Se dai una
occhiata ai requirement ICANN/IANA per la gestione di un ccTLD il tutto ti
risultera' assolutamente evidente)  L'anomalia del caso italiano , se cosi'
vogliamo definirla, e' che lo IAT abbia affidato in maniera 'forte' (citazione in
un contratto commerciale) la definizione delle policy ad un organismo
esterno pur mantenendo su di se la responsabilita' delle conseguenze che
tali policy hanno sia nei confronti dell'utenza che di ICANN senza averne il
controllo.
Dal punto di vista storico le regole le ha sempre 'controllate' la RA dando
ascolto in forma assembleare diretta agli interessati dei tempi. La NA e' nata
con la struttura corrente con le intenzioni iniziali di sveltire i tempi decisionali
ed e' finita per diventare quello che ora e' sotto gli occhi di tutti.

> >L' assetto proposto da Vittorio non e' sbagliato in se' (anche se ricalca
> >fortemente l'impianto strutturale ICANN che non mi sembra possa essere a
> >cuor leggero preso come fulgido modello da seguire)
>
>
> non abbastanza, ma di questo a una prossima volta :-)
>

Quello che intendo dire e' che il modello decisionale di ICANN non e'
particolarmente consolidato e collaudato nel tempo per cui derivarne ora un
modello equivalente espone al rischio di ripercorrere gli stessi inghippi che
sono al momento in discussione in quella sede.

> >ma e' probabilmente
> >prematuro ed inapplicabile nel breve termine
>
> ..........
> forse, ma non bisogna pregiudicare ora possibili evoluzioni nel medio termine.
>

Non intendo pregiudicare possibili evoluzioni dico solo che la situazione in
questo momento non consente di intraprendere percorsi di ampio respiro
senza doversi preoccupare di mantenere sufficientemente operativo il registro
(dove per operativo si intende anche  'in grado di far evolvere le policy ')

>
> >Se teniamo fermo il punto che la delega di ICANN del .it e' allo IAT
>
> Ma il significato di tale delega, nella presente discussione,  è in
> discussione :-)
>

Vedi sopra

> allora
> >dobbiamo forzatamente darci qualche residua speranza cercando di illuderci
> >che la polverizzazione ed il decentramento amministrativo del CNR porti a
> >preconfigurare lo IAT come soggetto anche finanziariamente autonomo e
> >libero di fare le proprie scelte senza i legacci derivanti dallo status di
> 'ente'.
>
> NO, lo sviluppo del CNR è irrilevante per le nostre questioni
>

Fino ad un certo punto. La delega e' allo IAT quindi CNR.  Ottenere una
ridelegazione non e' cosa ne' semplice ne' rapida per cui fintanto che non ci
sara' una alternativa presentabile per ottenere una ridelegazione dobbiamo
rassegnarci a convivere con i limiti tecnico/burocratico/amministrativi del
soggetto che questa delega ha. Nel caso specifico possiamo sperare che il
decentramento amministrativo e l'input governativo per il CNR di rivolgersi
maggiormente al 'mercato'  per raccogliere le risorse possa in qualche modo
svincolare piu' rapidamente i limiti in cui volente o nolente lo IAT e' costretto
a muoversi. Avendo vissuto in prima persona un simile passaggio in Enel che
da ente nazionale e' ora diventato un gruppo di una trentina di societa' posso
assicurare che la trasformazione non e' ne' rapida e nemmeno indolore
(rispetto alla qualita' del risultato).


>
> >La strada e' pero piu' lunga di quello che si vorrebbe ma altrettanto
> lunga e' la
> >possibilita'  che si costituisca un soggetto altrettanto autonomo, capace di
> >'adempiere' alla mission di 'registro' e che offra altrettante garanzie
> >per diventare una alternativa credibile per ICANN per affrontare una
> possibile
> >ridelegazione.
>
>
> Ovviamente il Registry, nel senso operativo, lo continuerà a fare Vannozzi
> :-), sperabilmente per sempre.
>

Abbi pieta' per Daniele.. :) dagli almeno la speranza di poter andare in
pensione al momento opportuno  :)

> Nel momento che l'attuale c.d. delega IANA - un istituto universitario -,
> dal carattere informale proprio dello stile dei rapporti tra centri di
> ricerca tesi allo sviluppo di una comune ricerca/prototipo sperimentale,
> dovesse evolversi in un accordo formale con una corporation non-for-profit
> della CA, USA, allora si porrebbe il problema di quale entità italiana
> potrebbe essere la più adatta a contro-firmarla.
>
> .............

Non sono sicuro di aver compreso pienamente cio' che intendi dire ma
che mi risulti tra ICANN e IANA esiste un vero e proprio contratto che e'
stato rinnovato quasi in extremis proprio per il prolungarsi del processo di
passaggio delle competenze che adesso sta espletando IANA in ICANN
come previsto dai vari MoU dei tempi.
Sembrero' esterofilo e potrei anche sbagliarmi ma credo che la liberta'
d'azione di un istituto universitario statunitense sia di gran lunga piu' ampia di
quella che puo' avere una istituto che fa parte di un ente nazionale italiano.

> >Venendo al concreto, si sta di fatto verificando lo scenario di cui parlavo
> >qualche anno fa in cui se la NA non teneva in debito conto le esigenze della
> >RA (espresse in virtu' della consapevolezza dei propri limiti soprattutto
> >operativi e non come desiderio di prevaricazione) al primo rinnovo utile
> la RA
> >avrebbe tolto la frasettina che ci delegava alla mission originale della NA.
> >Noi (mi ci metto dentro anche io nonostante sia sempre stato di parere
> >diverso) abbiamo per giunta pure 'reinterpretato' la mission (piccola licenza
> >eufemistica) ritagliandocela addosso in funzione della platea e degli umori
> >del momento.
> >Che cosa altro avrebbe potuto fare la RA per riprendere il controllo
> >'consapevole' della propria operativita' ? (in termini di causa/effetto delle
> >proprie azioni)
>
> Rispetto la tua ricostruzione, ma credo che qui sei ingeneroso verso la NA.
> In tutte le Assemblee, si litiga. Quello che ha recentemente deluso è
> semmai la mancata di uno schema di proposte di modifica  dello Statuto (o
> anche di scioglimento della NA) da parte dell'attuale CE.
>

Stai sbagliando il soggetto che ha subito la delusione. E' deludendo le
legittime aspettative della RA che la situazione e' evoluta in questo modo.
Non credo assolutamente alla favoletta ricorrente che vuole la RA desiderosa
di acquisire una posizione dominante , di fare il bello e cattivo tempo in
funzione della direzione del vento e quant'altro. Credo che la RA ambisse e
ambisca tuttora a poter lavorare in 'tranquillita' rendendosi conto che il
servizio prestato e' progressivamente mutato nel tempo da supporto
tecnologico di integrazione e comunicazione per le varie realta' tecnico
scientifiche del nostro paese ad un servizio che ha assunto il carattere piu'
prettamente commerciale finanche speculativo (vedasi caso Polis). In questo
scneario non solo la RA non e' stata aiutata dalla NA ma ha anche dovuto
subire alcune pietose tragedie greche ella NA (una per tutte il caso
Mastercard).

> >
> >Il policy board in seno ad RA (pur con tutti i limiti di elegenza che cio'
> >comporta) e' l'ultima occasione per avere il tempo 'tecnico' di creare una
> LIC
> >rappresentativa e nel frattempo continuare a far funzionare il registro.
>
> NI (btw: non si crea una LIC rappresentativa, ma una entità o istituto con
> particolari poteri e che sia rappresentativo della LIC)
>

Ok. Con LIC intendevo dire 'il soggetto (associazione, gruppo etc.) che
rappresenta formalmente la comunita' Internet locale'  e per 'LIC
rappresentativa intendo dire un soggetto che oltre ad esserlo 'formalmente' lo
e' anche 'effettivamente'.  Nel caso NA ti confesso che alcune volte il nome
'Naming Authority' strideva fortemente con il tono delle discusioni in lista.

>
> >A seguire rimane solo l'intervento legislativo diretto e viste le premesse
> >storiche non credo sia - al momento - la soluzione migliore a cui aspirare.
>
> NI

Concordo, NI sino a prova contraria.


Cordiali saluti
Giorgio Griffini



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