Nominet, Policy Advisory Board & CoM

Enrico Giannini giannini a ALTALEX.COM
Mar 25 Set 2001 17:02:03 CEST


Mi scuso in anticipo per le imprecisioni e le "ingenuità" che affolleranno questo post.

Purtroppo, occupandomi soprattutto del settore legale/giornalistico della questione ed essendo
membro cadetto della NA, la mia conoscenza dei retroscena e degli "equilibri di potere"
tra NA, RA e mantainers/providers è piuttosto confusa, anche se cerco di ricostruire il
dedalo dai post e dalle contumelie che arrivano in lista.

Quando ho letto "Policy Advisory Board" di Piarulli sono rimasto deluso: in sostanza
la NA (ben lungi da essere uno Steering Committee all'inglese) diventerebbe una rimpatriata
di buontemponi che si riunirà solo per celebrare la sua esistenza ed eleggere delle c.d.
"teste di legno".

In tal senso la proposta del prof.Denoth mi sembra molto più equilibrata e magnanima
nei confronti di una NA (o LIC?) che verrebbe destinata ad una sorta di "coma vigile".


Ok, veniamo alle utopie ed ai vaneggiamenti.

Mi riferisco appunto al modello inglese di Nominet (www.nic.uk).
E gli inglesi, per quanto riguarda equilibri e divisione dei poteri, credo non siano secondi a nessuno.
Un Council of Management ("CdA") snello con 2 Executive directors non-elettivi + 4 Non-Executive
directors elettivi con funzioni  e responsabilità SIA regolamentari per il ccTLD SIA strategiche per
quanto riguarda il lato operativo della registrazione.
Un Policy Advisory Board (veramente advisory) completamente elettivo che formuli proposte
organiche regolamentari da sottoporre al CoM.
Una membership completamente libera - senza "nicchie" -, dietro pagamento di una fee di
iscrizione+annuale (non simbolica), che rappresenti VERAMENTE e dinamicamente chi in ogni
modo ha un seppur minimo interesse nella Internet Community.
- Nominet ha c.a. 2000 members che formano lo Steering Committee (Assemblea) -

Una vera non-profit company - ma comunque e sempre una company -
dove l'assemblea incide SIA sulla vita "di policy" che su quella "strategica".



Ritorniamo alla realtà.

Dal documento del prof. Denoth: "Com'e' noto, il CNR, prima attraverso il CNUCE, e
successivamente attraverso lo IAT, e' stato delegato da IANA per la gestione del ccTLD "it".
Questo avvenne nel dicembre 1987, contestualmente alla costituzione del ccTLD "it" e la
situazione, da allora, non e' stata modificata. Di norma IANA e, dal 1998, ICANN non fanno
verifiche e non mettono in discussione le deleghe ai registri dei ccTLD, a meno che non
intervengano situazioni di malfunzionamenti o di disagi gravi per la Local Internet Community
(di seguito LIC)".

Il fatto che la LIC sia *di fatto* estromessa dalla gestione del ccTLD .it lo qualificherei come
 "malfunzionamento o disagio grave" (malori del server whois a parte).
In assenza di una proposta equilibrata, credo che vada lasciata la responsabilità di ogni azione
alla RA stessa, costringendola ad estromettere unilateralmente la NA. "Le
sporadiche lamentele che talvolta sono arrivate  ad ICANN da "utenti" del ccTLD "it"
assimilabili a fisiologici rumori di fondo comuni agli altri ccTLD" potrebbero allora  non rimanere
così  sporadiche ma diventere una organizzata, unitaria ed ufficiale denuncia da parte della ex-NA
e della LIC tutta.
Ci sarà il coraggio di fare ciò?
Ho sentito parlare in lista di transumanza di poltrone. Spero non sia vero.

Il fatto che la RA debba rispondere de facto dei regolamenti fatti dalla NA non è una
ragione sufficiente per estromettere la LIC dai processi decisionali.
Il mio timore è che l'accentramento di fatto della funzione normativa da parte della
RA (CNR( PA)) porterà probabilmente burocratizzazioni e regole protezionistiche
"sensibili" a venti politici e d'opinione, con l'unico risultato di allontanare ulteriormente le regole
da quelle dei gTLD e degli altri ccTLD, emarginando e minando valore e diffusione del nostro ccTLD.


Enrico Giannini
giannini a altalex.com



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