"Domini italiani: tutti i poteri alla R.A."

Enrico Giannini giannini a ALTALEX.COM
Gio 27 Set 2001 13:24:10 CEST


Da Punto-informatico.it del 27/09/2001
http://punto-informatico.it/p.asp?i=37420

Enrico Giannini
giannini a altalex.com
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Domini italiani: tutti i poteri alla R.A.

Dal prossimo primo gennaio può cambiare tutto: cancellata l'autorità
democratica di normazione, tutte le responsabilità passano nelle mani di
chi gestisce un business miliardario. A rischio la partecipazione della
comunità internet Stampa
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27/09/01 - News - Roma - Il primo gennaio 2002 per i domini ".it" cambia
tutto. Si entra in una nuova stagione, quella in cui la Registration
Authority (R.A.) - che oggi si occupa delle registrazioni dei nuovi domini
- non avrà più nuove indicazioni normative sui domini messe in campo dalla
Naming Authority (N.A.), assemblea che fino ad oggi si è dedicata proprio
alla creazione delle "regole dei domini".

Le due funzioni, fino ad oggi separate, dal prossimo gennaio dovrebbero
essere entrambe "in mano" alla R.A., che potrà così avere mano libera nel
decidere le norme che lei stessa dovrà applicare. Si tratta per ora "solo"
di una proposta avanzata dalla R.A. stessa, ma che non sembra trovare
un'opposizione coordinata in ambito N.A., e che dunque con ogni probabilità
è destinata a passare.

C'erano d'altra parte tutte le avvisaglie che prima o poi si sarebbe
tentato il "colpo di mano". Nella R.A. guidata da Franco Denoth, che in
questi anni grazie alla liberalizzazione della registrazione dei domini
posta in essere dalla N.A. ha visto crescere a dismisura la "sua" creatura,
ora girano miliardi. Il "giochino" di una volta è diventato il "giocone" di
oggi.

Tutto era già scritto nel famigerato decreto Passigli, quel testo che nella
scorsa legislatura ha rischiato di burocratizzare l'intera gestione dei
domini con il varo di una sorta di "Anagrafe nazionale" dei domini. Ora il
decreto viene in qualche modo resuscitato. Nella proposta presentata da
Denoth si fa peraltro esplicito riferimento a quelle proposte: "Certi
fenomeni, come quello del cybersquatting, hanno poi acceso l'interesse
della classe politica che ha elaborato proposte di legge che andavano nella
direzione di modificare l'equilibrio a suo tempo stabilito, ed in
particolare di non riconoscere un ruolo alla NA". Il destino della Naming
Authority era insomma già stato scritto da Passigli...

La N.A. evidentemente non serve più; anzi la democraticità della sua
partecipazione, le eccezioni sollevate dai partecipanti, ovvero dagli
operatori di internet e dagli utenti, i difficili dibattiti sulle nuove
ipotesi regolamentari, il contrastato varo dello strumento per la
risoluzione delle dispute sui domini, sono ormai un ostacolo sulla lucrosa
strada dei domini italiani.

Lo spiega chiarissimamente anche lo stesso Denoth, quando scrive, in una
lettera alla N.A.: "Che poi l'organizzazione di fatto si sia distinta in
due funzioni chiamate rispettivamente NA e RA è un fatto che deve
inquadrarsi nel particolare periodo storico, quando (…) le problematiche
relative alla gestione dei nomi a dominio erano prettamente tecniche."

Come a dire, dunque, che quando i giochi si fan duri, o miliardari, non c'è
più spazio per chi non può garantire certi risultati. Denoth sostiene
infatti che l'attuale organizzazione non è efficiente e che tutto risulta
più facile quando le due funzioni, normativa ed "esecutiva", "sono ospitate
nella stessa struttura e possono operare con il minimo numero di passi
intermedi."

La cancellazione della N.A. trova d'accordo il principale operatore nel
business di registrazione dei domini, Register.it, che per bocca del suo
boss Bruno Piarulli ha già fatto sapere alla N.A., parlando proprio della
N.A., che oggi dell'autorità normativa esterna e democratica "c'è "meno
bisogno"." Piarulli spiega i motivi con lampante sincerità: "Tra gli ISP o
i grossi maintainer si sente l'esigenza di una controparte (passatemi il
termine) reale e a cui poter chiedere rispetto di contratti e a cui poter
far fronte in caso di contenziosi o contestazioni. Penso di non
scandalizzare nessuno nel sottolineare che il "potere contrattuale" di un
ISP in caso di errori o problemi ha una qualche possibilità di essere usato
nei confronti della RA, ma è praticamente **zero** nei confronti della NA."

La soluzione di Piarulli, a caccia di "ribilanciamenti" nei "rapporti" con
la R.A., apparentemente sposa in toto quella di Denoth. Scrive Piarulli
nella sua lettera: "Credo sia il momento che il Policy Board torni
all'interno del Registro, e che il Registro se ne assuma la piena
responsabilità (nel bene e nel male), senza più poter utilizzare
l'esistenza stessa della NA come giustificazione per azioni (o spesso..
non-azioni:-) davanti ai clienti-maintainer e/o davanti ai politici di turno."

Ci sarà una policy board interna alla R.A., un gruppo "normativo" i cui
membri saranno o scelti direttamente dalla R.A. o approvati dalla stessa.
Alla policy board viene dunque delegato l'importante compito di non far
credere al mondo della rete che sia cancellato ogni controllo e potere di
intervento su un bene comune, anche se chi controlla sono i controllati. Un
compito tutt'altro che facile.

Tutto questo, dunque, perché invece di puntare a definire un rapporto
chiaro tra le due parti, chiaro abbastanza anche per le "terze parti", e
per difendere i domini.it dagli assalti degli squatters, si decide di
"semplificare", costi quel che costi, cancellando il ruolo della N.A.

Un'operazione che ricorda da vicino quanto sta accadendo all'ICANN, la cui
board guidata dal grande Vint Cerf sta da mesi cercando in tutti i modi di
togliere poteri e rappresentanza agli unici membri della board eletti
democraticamente "dalla rete". D'altra parte sono membri rissosi, che la
pensano in modo "diverso", che disturbano. Un po' come la N.A. italiana, un
rompiscatole da mandare in soffitta cercando di non sollevare troppa
polvere. Tanto chi se ne accorge?

Paolo De Andreis



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