Diritto anglosassone e diritto romano

Enzo Fogliani fog a FOG.IT
Dom 14 Apr 2002 12:49:32 CEST


"Alfredo E. Cotroneo" ha scritto:
>
> Sempre quel qualcuno che non ricordo mi spiego' che e' tipico invece del
> diritto anglosassone il fatto che l'accusatore deve dimostrare in primis la
> sussistenza delle accuse, e non necessariamente l'accusato deve dimostare
> di essere innocente.

Calma! Qui non ci sono ne' accusatore ne' accusato. Non siamo nel
diritto penale, ma nel diritto civile. In una controversia, chi ha un
diritto deve dimostrare di averlo.

Nel caso della MAP, il ricorrente ha dimostrato di avere diritto al nome
Hotel Merano. Chi si difendeva aveva l'onere di dimostrare che anch'egli
aveva un pari diritto. Il che non era cosi' complicato. Bastava che
scrivesse al saggio quello che ha scritto in lista, supportandolo di
idonea documentazione.

Non esiste in nessun paese che chi [ritiene] di aver ragione possa
starsene del tutto inerte aspettando che la sua ragione gli sia
riconosciuta; se non altro perche' anche la controparte potrebbe [e
pensa] di aver parimenti ragione.

> Nel nostro caso il "saggio" non ha indagato a fondo, supponendo appunto
> secondo le ns norme e senza effettuare quindi indagini, che in mancanza di
> replica l'accusato ha torto. Cosa cui, personalmente, vista l'evidenza dopo
> poche e semplici indagini, non credo affatto. Alla fine il "saggio" ha
> ragione per aver applicato le regole, ma il colpevole, che non ha
> fondamentalmente torto, ne subisce il danno.

Il saggio non e' e non deve essere un detective. Deve giudicare secondo
gli "alligata et probata" dalle parti e non e' tenuto a fare, oltre che
il giudice, il difensore d'ufficio della parte che e' tanto poco educata
da non rispondere neppure alla comunicazione dell'ente conduttore che la
invita a far conoscere le sue ragioni.

Mettiamola allora cosi'. Se il ricorrente avesse ragione, per quale
motivo dovrebbe spendere dei soldi per fare un'azione (giudiziaria o
amministrativa che sia) per vedere riconoscere il suo diritto?

Il problema e' che se c'e' una contestazione, bisogna che qualcuno
decida (e svolge un lavoro per farlo) e che le parti gli sottopongano le
loro ragioni. Questo ovviamente costa tempo e sforzi, sia a chi ha
ragione che chi ha torto.

Un'ultima notazione: se il resistente che ha perso la MAP non ha neppure
ritenuto spendere il tempo necessario per mandare all'ente conduttore
uno scritto simile a quello che ha mandato alla NA, evidentemente non
deve pensare che il dominio abbia per lui un grande valore...

Cordiali saluti,

    Enzo Fogliani.


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