R: Natura PDR, giurisprudenza e 2o grado

Riccardo Roversi rroversi a SLA.IT
Mar 20 Ago 2002 21:48:59 CEST


NATURA DELLE PDR

Sono quasi d'accordo.  E' certo che l'enfasi deve essere posta sulla rapidità e sulla economicità, ferma una garanzia di qualità tranquillizzante.

Diciamoci la verità, non dovrebbe essere difficile raggiungere un livello quantitativo decente, dato che i casi non sono poi così complicati

GIURISPRUDENZA

Sono in totale disaccordo.

Questo è il solito scontro tra la cultura dei tecnici di "cose tecniche" e quelli (io sono tra questi secondi) che si autodefiniscono "tecnici del diritto".

Ora, caro Giannini, magari tu hai ragione, ma sono circa duemila anni che il nostro modo di gestire gli affari giuridici si fonda, espressamente o implicitamente, sulla possibilità per i giudici di generare, con il susseguirsi di decisioni simili su casi simili, nuove regole, o comunque interpretazioni di determinate regole.

Questo sistema, con difetti e limiti, funziona e ti invito a notare che i sistemi legali più celebrati e, tutto sommato, imitati, cioè quelli anglosassoni si fondano su una estremizzazione del principio di cui sopra.

Allora, vi prego, non pensate nemmeno ad utilizzare il CE come fonte delle interpretazioni autentiche delle norme sulle PDR. Sarebbe un errore grave.

R. Roversi

-----Messaggio originale-----
Da: Enrico Giannini [mailto:giannini a altalex.com]
Inviato: martedì 20 agosto 2002 11.01
A: ita-pe a NIC.IT
Oggetto: Natura PDR, giurisprudenza e 2o grado

NATURA DELLE PDR:
Le PDR, per come la vedo io, non dovrebbero essere una giurisdizione
supplementare -come alcuni guidati da mania di onnipotenza vorrebbero-,
 ma "procedure" (il più possibile "tecniche", "peritali" ed "algoritimiche")
per risolvere con velocità e certezza casi patologici.
Quindi:

LA GIURISPRUDENZA:
Il consolidamento di "giurisprudenza" (inteso quindi come orientamento che
diventa di fatto "fonte" integrativa del regolamento) NON è cosa positiva.
Affidare la soluzione di questioni scottanti solo ad un orientamento -seppur
maggioritario- dei saggi non esclude la proponibilità di altri orientamenti,
con conseguente perdita di "certezza".
I punti cruciali (es.: contumacia del resistente - valutazione d'ufficio
della
sussistenza del "legittimo uso") sui quali si sono pronunciati
e si pronunceranno i saggi debbono essere rilevati e chiariti direttamente e
prontamente dal CE, recependo ed integrando i regolamenti od attraverso
comunicati ufficiali per rettificare interpretazioni fuorvianti.
I saggi debbono avere un unico e certo organo di riferimento per l'
"interpretazione
autentica" dei regolamenti, e tale riferimento non può essere al momento che
il CE stesso.
Il saggio deve essere messo nella condizione di svolgere il suo lavoro il
più possibile
nella veste di "tecnico" (seppur giuridico) ed il meno possibile in quella
di "arbitro".

Potrebbe essere da valutare anche la possibilità per il saggio di formulare
interpelli
ufficiali al CE durante lo svolgimento della procedura per questioni di
interpretazione
regolamentare.


SECONDO GRADO:
E' contro la natura non-giurisdizionale e lo spirito delle PDR. (Velocità -
certezza)
Se l'esito non è quello atteso ci si rivolga alla giustizia ordinaria (o ad
arbitrato).
Se si ritiene che il saggio sia incompetente e/o si siano verificate
illegittimità procedurali è corretto prevedere la possibilità di presentare
un esposto
al CE o ad organo preposto alla nomina/valutazione/revoca dei saggi e/o
degli
enti conduttori.
E' invece di fondamentale importanza prevedere una più seria verifica della
competenza
dei saggi e degli enti conduttori.


Dove sbaglio?

Enrico Giannini



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