Natura PDR, giurisprudenza e 2o grado

Enrico Giannini giannini a ALTALEX.COM
Mer 21 Ago 2002 10:53:14 CEST


----- Original Message -----
From: "Riccardo Roversi" <rroversi a sla.it>
To: "Enrico Giannini" <giannini a ALTALEX.COM>; <ita-pe a NIC.IT>
Sent: Tuesday, August 20, 2002 9:48 PM
Subject: R: Natura PDR, giurisprudenza e 2o grado


>
> GIURISPRUDENZA
>
> Sono in totale disaccordo.
>
> Questo è il solito scontro tra la cultura dei tecnici di "cose tecniche" e
quelli (io sono tra questi secondi) che si autodefiniscono "tecnici del
diritto".
>
> Ora, caro Giannini, magari tu hai ragione, ma sono circa duemila anni che
il nostro modo di gestire gli affari giuridici si fonda, espressamente o
implicitamente, sulla possibilità per i giudici di generare, con il
susseguirsi di decisioni simili su casi simili, nuove regole, o comunque
interpretazioni di determinate regole.

Caro Roversi,

Hai detto la parola magica: "giudici".
Ora bisogna chiarire se si vogliono considerare le PDR come nuova
giurisdizione o come
procedura "amministrativa".
Io la vedo come verifica (il più fredda, "amministrativa" ed imparziale
possibile) di determinate
circostanze per ottenere un certo provvedimento, alla pari del rilascio di
una concessione o di
un nullaosta.
E' fuori di ogni dubbio che l'elemento umano è comunque influente anche
nelle verifiche più
tecniche (basta vedere le comiche di CTP e CTU in un qualunque
processo.......).

Se lo spirito è quello delle procedure dico che se si ravvisa un aspetto
particolarmente controverso
in diverse PDR (pensavo proprio alla contumacia del resistente ed alla
valutazione del legittimo uso),
il CE -DEVE- coglierlo tempestivamente ed integrare le procedure (in un
senso o in un altro) per
dare certezza allo strumento.

Utopisticamente, chiunque in grado di leggere le regole (e di comprenderne
il significato) dovrebbe
essere in grado di predire l'esito di una procedura con un minimo margine di
errore, senza doversi
chiedere a quale orientamento farà capo il saggio su quella determinata
questione.

>
> Questo sistema, con difetti e limiti, funziona e ti invito a notare che i
sistemi legali più celebrati e, tutto sommato, imitati, cioè quelli
anglosassoni si fondano su una estremizzazione del principio di cui sopra.

Sure, I'm a "common law" enthusiast too.

Ma, al solito, vogliamo andare verso un microsistema legale autarchico od un
più modesto e
pratico strumento di verifica.

Mi ripeto: vogliamo un "saggio" o un "arbitro" ?

(A prop., mi sembra che in alcuni stati americani certe controversie - credo
incidenti stradali
di modesta entità - siano risolte in via sperimentale da alcuni programmi
rispondendo ad una serie
di precise domande (Y/N). La sentenza viene stampata e firmata on-the-fly
:-) )


>
> Allora, vi prego, non pensate nemmeno ad utilizzare il CE come fonte delle
interpretazioni autentiche delle norme sulle PDR. Sarebbe un errore grave.

Potere ai saggi? Utilizzare il CE come fonte interpretativa è l'estrema
ratio.
Dovrebbe essere il CE ad azionarsi in tal senso e a chiudere autonomamente
le situazioni
di stallo con più tempestive integrazioni alle regole.

Il saggio per me è un tecnico (del diritto, ma sempre tecnico) competente
demandato a decidere se
una certa cosa è bianca o nera.
L'iter ed i criteri per stabile se la cosa è bianca o nera sono nelle
regole.
Se una stessa cosa può essere bianca o nera a seconda di come la si guardi
vuol dire che le regole non
sono chiare sul punto e vanno integrate.

>
> R. Roversi
>

Enrico Giannini



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