Risposta: Re: Nomi geografici riservati

Alessandro Del Ninno ADelninno a TONUCCI.IT
Mer 28 Ago 2002 17:34:14 CEST


se invece il nome geografico fosse immediatamente riconducibile al comune, pur nella sua estensione generica e non riservata, sarebbe più "facile" desumere la mala fede, ma secondo me - proprio per la difficoltà (di assimilazione nome comune/marchio - sarebbe arduo ritenere verificato il presupposto ex art. 16.6 , comma 1, lett a) delle regole di Naming:

a) il nome a dominio contestato sia identico o tale da indurre confusione rispetto ad un marchio su cui egli vanta diritti, o al proprio nome e cognome.

Dalla lettura di questa norma, sembra che la Procedura di riassegnazione si fondi - tra gli altri - sul presupposto della confusione tra nome a dominio contestato e marchi o nome e cognome del ricorrente. Le ipotesi sembrano tassative.

Ad una più attenta lettura (ed interpretazione) delle norme del Documento Procedura di riassegnazione, si legge però che il ricorrente deve specificare i motivi di reclamo ivi inclusi, in particolare:

a) i motivi per cui il nome di dominio (o i nomi di dominio) sono identici
o si possono confondere con un segno distintivo, un nome o un marchio
rispetto al quale il ricorrente vanta diritti di esclusiva.

La norma è redatta in via più generale, e non sembra contestabile che il riferimento generico al "nome" (laddove le regole di Naming specificano "nome e cognome", dunque riferendosi chiaramente solo alle persone fisiche), possa includere anche il nome di una località quando questo venga fatto oggetto di accaparramento da parte di soggetti privi dei relativi diritti.

Dunque il comune xyz, ritengo, potrebbe attivare la procedura per il nome generico xyz.it, ma non sull'assunto dell'assimilazione nome comune/marchio (il chè è giuridicamente davvero opinabile), ma sulla base dell'articolo 3 del regolamento sopra citato, che menziona genericamente il "nome".

Le difficoltà, secondo me sono altre, e cioè la dimostrazione del diritto del comune sul nome con estensione generica (che in via di logica sembra self-evident, ma giuridicamente non lo è). Tra l'altro, l'Ente territoriale pubblico comune ha, già nelle Regole di Naming, la riserva del nome geografico nella sua qualità di Amministrazione Pubblica.

Tuttavia, sono dell'idea che l'utente semplice dell'Internet, quando cerca il sito di un comune, è portato d'istinto a digitare nomecomune.it. Intendo cioè dire che le estensioni geografiche riservate (spesso articolate e farraginose), secondo me tutelano di meno gli enti interessati, perché chi è meno pratico delle regole dell'Internet sarà portato a digitare la forma più semplice, e magari si imbatte in portali (tipo quello della Vaionline srl) dove è difficile capire che non si è sul sito del comune che si ricercava.

E' pur vero, però, che se si aprisse la strada al riconoscimento dei diritti esclusivi dei comuni interessati anche alle estensioni generiche nomecomune.it, potrebbero in astratto venir meno, all'esito di contestazioni degli enti territoriali interessati (ovviamente fondate), iniziative interessanti portate avanti da soggeti privati (es: www.yesmilano.it, www.viviroma.it,  etc). E dunque, forse quella che sembra essere una lacuna normativa (mancata tutela in capo al comune dell'estensione generica del nome), alla fine non risulta essere tale.


Un caro saluto a tutti.



Avv. Alessandro del Ninno
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