articolo su interlex- bis

chiari mario chiari.hm a FLASHNET.IT
Gio 19 Dic 2002 11:45:55 CET


hi
qualche commento al corsivo dell'ex-membro della NA:

-------testo Manlio [Commenti Mario]

1. L'internet è un servizio di telecomunicazioni con milioni di utenti,
come la telefonia. Non è uno strumento che interessa un numero limitato di
soggetti, un'associazione o un club, che possa darsi delle regole interne
(che, comunque, non potrebbero essere contrarie alla legge). La Naming
Authority è una libera associazione, i cui componenti possono dire quello
che vogliono, ma non ha alcun potere normativo riconosciuto dall'ordinamento.

[una ricostruzione molto di parte della storia e legittimità della NA,
purtroppo involontariamente suffragata da alcune delle nostre difese della
democraticità della NA]

                      2. L'ente di registrazione è una pubblica
amministrazione italiana che rende un servizio a cittadini italiani o
dell'Unione europea.

[Si, anche se le attività di gestione di un servizio di telecomunicazione
sono estranee, a questo punto dello sviluppo tecnologico compiuto, ai sfini
istituzionali del CNR]

Dunque il suo funzionamento è soggetto alle leggi dello Stato italiano, che
attuano anche le disposizioni
comunitarie. Secondo l'opinione prevalente, il rapporto che si instaura tra
il titolare del nome, l'intermediario e l'ente è un rapporto di diritto
privato, quindi regolato dal codice civile (vedi anche Perché la Naming
Authority "non esiste" di Daniele Coliva).

[NI, questione difficile, se si considera il registro di .it come pubblico,
vedi sotto]


3. Le normative nazionale e comunitaria, in perfetto accordo, identificano
nelle autorità indipendenti di controllo o negli organi di governo i
soggetti che dettano le regole per i servizi di telecomunicazioni. In
Italia questo compito è svolto dal Ministero delle comunicazioni.

[il quale Min. a suo tempo, ha (permesso la) costituzione di una Naming
Authority ritendo così, per il carattere innovativo e internazionale di
Internet, di assolvere al meglio questo compito, e a prova dei fatti avendo
ben deciso]

In tutto questo il ruolo più delicato è appunto quello dell'ente di
registrazione, del quale si devono definire esattamente le competenze, gli
obblighi e gli eventuali poteri regolamentari.

[ovviamente, una possibile soluzione è distinguere tra compiti strettamente
operativi, e quelli regolamentari, tenendo separate RA e NA]

Ma deve essere chiaro che si tratta di un pubblico registro,

[quindi la questione non è solo di codice civile!]

del gestore di una base di dati, il cui compito principale consiste
nell'associare un "nome" a un numero.

Questo nome "appartiene" a chi è titolare dei relativi diritti, perché si
tratta di un nome di persona, di un marchio o di un segno distintivo, o
semplicemente di un prodotto dell'ingegno.

[NI, a chi appartiene 'mario chiari', a i molti mario chiari, a nessuno? e
come applicare in .it i limiti sul settore merceologico, ecc. ecc.. Qui una
sbandata di Manlio verso le posizioni più oltranziste dei 'difensori' dei
marchi]

Quindi l'ente non può "assegnarlo in uso" o "revocarlo": può accettare o
rifiutare l'iscrizione, o cancellare un'iscrizione già fatta, secondo
regole che non possono non derivare dalle leggi vigenti, che riguardano
appunto i nomi delle persone, i marchi e i segni distintivi e le opere
dell'ingegno.

[qui Manlio, vedi anche altri articoli su Interlex, gioca di retorica sulla
difficile distinzione tra leggi, regolamenti, norme tecniche. Ovviamente la
NA ha sempre rispettato le leggi, ma come per ogni attività
amministrativo-regolamentare vi sono margini di interpretazione, ambiguità,
ecc. (basti pensare a quante ordinanze ministeriali sono censurate da i
TAR).  Il compito della NA è quello di predisporre un regolamento per le
attività di registrazione, che sia conforme alle leggi italiane, e faccia
girare le macchine. Se vogliamo il compito è quello di interfacciare leggi
e macchine, e quindi - da qui le difficoltà di qualificare quel che fa la
NA - non è solo diritto nè sola tecnica]

L'ente non può essere
legibus solutus, cioè svincolato dal rispetto delle leggi.

[solo una frase ad effetto]

Sono appunto queste le regole del funzionamento dell'ente che devono essere
definite dall'autorità competente. E il
Ministero delle comunicazioni, l'autorità competente in Italia, fa bene ad
ascoltare le associazioni delle categorie
interessate prima di emanare le regole.

[non credo che il Min. sia fuori legge se prevede un commissione regole
nomi e numeri Internet che ampie possibilità di autoregolamentazione,
riservandosi solo un potere di controllo, veto e supervisione]

Ma il ruolo delle associazioni, in questa fase, finisce qui.
Possono formulare proposte, produrre istanze, elevare proteste se ritengono
che qualcosa vada contro gli interessi dei loro iscritti. In molti casi
possono anche comparire davanti al giudice. Ma non possono pretendere di
dettare regole alle quali debba attenersi una pubblica amministrazione.
[Ovviamente mai preteso]

Questo vale anche per un aspetto importante del regime dei nomi a dominio:
la definizione delle controversie in sede
stragiudiziale. Nel nostro ordinamento c'è l'arbitrato, uno strumento
perfettamente adeguato allo scopo. Non c'è motivo di
ricorrere a figure e procedure tipiche di altri sistemi giuridici, con il
forte rischio che le decisioni di questi "saggi" vengano annullate da un
giudice. Tutto quello che si deve fare è prevedere la possibilità del
ricorso all'arbitrato nelle condizioni generali dei contratti che hanno per
oggetto la registrazione dei nomi a dominio.

[NI, questione delicata, qui si sta parlando male dei saggi/MAP o dei
giudici italiani?]

E' dunque evidente che la NA non serve a nulla e non si capisce quale ruolo
possa avere una fondazione che, secondo
una proposta alternativa, dovrebbe sostituirla. Forse per scrivere norme
sgangherate e spesso in contrasto con la legge,
come quelle attuali?

[quali specifiche norme di Naming attuali sarebbero in contrasto con la
legge?]

alla prossima
mario



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