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Cosimo Comella comella a CCD.UNIROMA2.IT
Gio 19 Dic 2002 12:17:30 CET


Tullio Andreatta wrote:

> Cosimo Comella <comella a ccd.uniroma2.it>:
[...]

>>Negli anni, in tanti partecipanti alla vita del gruppo si e' invece
>>radicata la convinzione di essere qualcosa che non si e' mai stati ne'
>>si e' mai diventati, ovvero un organismo di normazione con una sua
>>autonoma identita'.
>>Il sintomo piu' evidente di questo equivoco e' stato l'adozione della
>>denominazione "Naming Authority", come se un'associazione non
>>riconosciuta potesse diventare, per autopromozione, un'autorita'
>>amministrativa indipendente entrando cosi' a far parte, motu proprio,
>>del sistema istituzionale del nostro Paese.


> Sistema istituzionale? Qui e' qualcun altro che sta equivocando.
> Internet non e' regolabile dal sistema istituzionale del nostro paese,
> perche' e' e resta in fin dei conti una rete privata.


Nessun equivoco, basta rileggere quello che ho scritto.  E' ovvio che
Internet non e' "istituzionale", meno ovvio e' che la NA abbia aspirato
a essere interlocutore istituzionale.  Ma anche le reti private possono
(e sono, in effetti) soggette a regole di varia natura.  La qualifica di
"privato" non estranea un soggetto da responsabilita' e doveri anche
giuridicamente rilevanti.

> Il fatto che oggi sia difficile costruirne un'altra non vuol dire che,
> se le pressioni "istituzionali" saranno troppo forti, non succedera' di
> vederla nascere. Anzi, per quanto riguarda i nomi a dominio, la cosa e'
> gia' successa innumerevoli volte: new.net ha gia' creato per esempio, una
> sua gerarchia "estesa" di nomi a dominio, e oltre 100 milioni di utenti
> la usa - e new.net e' un'iniziativa puramente commerciale. Se la gestione
> di .it diventasse invisa alla rete, forse il sig. Claudio Rossi potrebbe
> aprire la nuova rete DNS new.it e farsi il suo registro, indipendente da
> CNR, RA, Governo, giudici e mondo.
> (Le posso assicurare che non e' tecnicamente complicato farlo: basterebbe
> inserire poche righe nei file di configurazione dei DNS dei principali
> provider italiani, per far sparire RA e il suo cctld.it ...)


Tutto e' possibile... Cosi' come basterebbe rimuovere *una* riga dal DB
DNS del ccTLD "it" per far sparire il signor Claudio Rossi e il suo
new.it... Ma scherziamo?


>>D'altra parte, la cosiddetta "Registration Authority" non e' altro che
>>un istituto di ricerca pubblico, con ben piu' solide basi istituzionali,
>>cui solo una certa indolenza, ma anche forse benevolenza, nei confronti
>>di un gruppo di entusiasti riuniti sotto l'egida, appunto, della "Naming
>>Authority", ha consentito di ritagliarsi un ruolo, uno spazio di azione,
>>un angolino in cui esprimere il frutto di discussioni appassionate
>>quanto sgangherate nel corso di assemblee che oggettivamente nulla hanno
>>avuto da invidiare, nel bene come nel male, alle tanto evocate
>>assemblee di classe.
>>
>
> D'altra parte, la "Registration Authority" potrebbe essere soppiantata in
> qualunque momento da un'altro ente; magari ICANN ci metterebbe un po', ma
> non e' detto che non possa riassegnare la delega di .it (e anche questo e'
> gia' successo con qualche ccTLD).


Ma e' improbabile che succeda in Italia, dove il servizio funziona bene
e soddisfa la stragrande maggioranza dell'utenza. E in piu' e' condotto
da un ente che ha riconsocimento scientifico internazionale ed
esperienza pluridecennale sul campo...

> Se la comunita' internet italiana smettesse per protesta di usare le risorse
> DNS di ICANN, all'improvviso i domini italiani non registrati in new.it non
> sarebbero piu' visibili - e allora le regole stabilite da IIT non avrebbero
> piu' alcun valore. E, credetemi, in questo caso ICANN non ci metterebbe poi
> molto a sconfessare RA.


La comunita' internet italiana e' interessata, credo, non avendo poteri
di divinazione di massa, a servizi efficienti e non a petizioni e
lamentazioni come quelle che si vedono in giro su alcune mailing-list.
La comunita' internet non e' la NA, ne' l'insieme delle persone che si
interessano a vario livello e titolo dei problemi dei nomi a dominio,
che sono a loro volta (i problemi) un micro-sottoinsieme nella realta'
dei servizi di rete in Italia e altrove.

>>In questo frangente dubito della esigenza di una iniziativa
>>ministeriale, in presenza di un servizio reso da un ente pubblico con
>>modalita' tecnicamente ineccepibili e livelli di servizio eccellenti, e
>>
>
> Non discuto le capacita' tecniche di RA.
> Ma dovrebbe essere Lei invece dovrebbe discutere le capacita' regolamentari:
> ha letto il nuovo contratto proposto ai maintainer? E, secondo Lei, che se
> ne intende, ritiene che sia un contratto ben fatto? E, ancora secondo Lei,
> darebbe incarico ad un'entita' che non e' capace neppure di mettere in piedi
> a regola d'arte un semplice contratto di scrivere la regolamentazione giuridica
> di una parte critica dell'Internet italiana?


Preferisco un contratto mal fatto (eventualmente, non ho letto bene il
testo) ma da un soggetto certo che delle regole aventi il sapore di
grida emanate da un soggetto evanescente e irresponsabile.
Tenga conto che qui in mailing list sono state sostanzialmente proposte
delle irrituali "richieste di accesso" a documentazione amministrativa
del CNR: non me ne voglia Claudio, ma mi e' sembrato un po' sopra le
righe pretendere che il professor Denoth potesse dare informazioni
relative a procedimenti del suo istituto sulla mailing-list, quando un
ente come il CNR ha un regolamento sul dirito di accesso che immagino
non consenta la divulgazione di informazioni, ancorche' di natura
pubblica, sulla base di una richiesta per email...
Quindi e' evidente che c'e' qualche problema da parte di NA nel
comprendere il proprio ruolo e i propri limiti.

> P.S.: le sue premesse nei riguardi di NA potrebbero essere applicate anche
>  a IETF, che e' proprio "un organismo di normazione con una sua autonoma
>  identita'" "nel quale ci si riunisce e si concorda, per "rough consensus",
>  il da fare" diventato "per autopromozione, un'autorita' amministrativa
>  indipendente".


No, non e' cosi' per vari motivi. In primo luogo, la NA nel suo
compolesso non equivale al piu' sgangherato WG IETF.  Seconda
osservazione: la IETF non ha mai immaginato di proporsi come "autorita'
amministrativa indipendente", che e' poi una locuzione che ha
significato nell'ordinamento italiano... E Lei affiderebbe al "rough
consensus" di un'assemblea autocostituitasi l'elaborazione di una legge?

>  Eppure non c'e' alcun giurista italiano che sarebbe disposto a criticare
>  la legittimita' di IETF nel definire le regole di Internet. Perche' con
>  NA e' diverso?


Veramente i giuristi non mettono il naso nelle regole tecniche
(standard, protocolli), ma nel momento in cui una IETF si "allargasse"
al di la' dell'ambito che le e' proprio tutto cambierebbe.
Ripeto comunque che mi viene poi difficile parlare di "enne-A" come di
un soggetto giuridico, "enne-A", lo ripeto, e' poco piu' che un luogo
del pensiero. L'autorevolezza di NA nel fissare "regole" e' la stessa
che potrebbe essere rivendicata da qualsiasi gruppo od organizzazione
magari avente tra i suoi scopi quello di promuovere o divulgare la
cultura scientifica nel campo delle reti o delle TLC.

Cordiali saluti

Cosimo Comella



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