Innovazione

Giorgio Lacourt glacourt a SINET.IT
Lun 8 Lug 2002 18:47:09 CEST


Marco d'Itri wrote:
>
> On Jul 05, Giorgio Lacourt <glacourt a sinet.it> wrote:
>
>  >Tornando al discorso sullo spamming, che non vedo come possa non essere
>  >ricondotto nell'alveo della netiquette, per ribadire come il problema
>  >sia piu' di chiarimento e diffusione delle regole che di strumenti di
>  >repressione,
> Ridicolo. Gli spammer professionisti sono perfettamente consapevoli di
> quello che fanno.

Piu' che altro sono consapevoli del fatto che funziona; funziona per il
fatto che non vengono filtrati, funziona per il fatto che una componente
non trascurabile dell'utenza e' impreparata e rischia di "cascarci"
(dialler, virus, disinformazione etc.).
Mi pare che affrontiamo il problema da due prospettive diverse. Il
motivo per cui io raggiungo sempre i miei obiettivi e' perche' mi pongo
degli obiettivi modesti ed alla mia portata, altrimenti non farei altro
che battere craniate contro i muri.
Se noi cominciamo ad eliminare il problema degli spammer dilettanti e
degli utenti sprovveduti, risolviamo gran parte dei problemi e facciamo
terra bruciata attorno ai professionisti che nel "tutti colpevoli,
nessuno colpevole" trovano un'ottima scusa per continuare.

 In questo momento c'è un maintainer che invia spam per
> posta e in usenet direttamente attraverso i propri sistemi e usando
> dialup di altri provider e sta attivamente facendo in modo di sfuggire
> ai provvedimenti del garante per la privacy.

Bene, cominciamo la lista da questo, anche se le soluzioni adottate non
devono certo essere "ad personam" visto che non c'e' un monopolio dello
spamming ed anzi il fenomeno e' quanto mai distribuito.
Posso solo dire (ma il mio puo' sembrare un ragionamento di parte) che
lo spamming e' figlio del free-internet e dei grandi Olo, poiche' i
piccoli Isp degli anni 95-98 conoscevano uno per uno i loro utenti
(quanto meno perche' venivano a pagare l'abbonamento) ed ogni iniziativa
di spamming sarebbe stata stroncata sul nascere (perche' consumava parte
di quella piccola preziosa "banda domestica")

> Si tratta di criminali abituali e recidivi, e quindi non mi faccio
> nessuna illusione di poterli "educare".

Se il loro ritorno economico fosse nullo, stai certo che non
manderebbero una sola mail. Non vorrei essere frainteso... io non faccio
parte dell' Esercito della Salvezza o di qualche gruppo di Boy Scout,
non sto dicendo "poverini, illuminiamoli di verita' e conoscenza", sto
dicendo che bisogna trovare il bandolo della matassa... arresta pure un
pusher, ma se la droga rende, verra' sostituito da altri dieci in barba
ad ogni authority e magari diventa anche piu' scaltro.

> Provider come interbusiness sono perfettamente informati del fatto che
> ospitano spammer o che le loro reti sono strapiene di proxy insicuri ed
> abusati, rifiuto di credere che si tratti di semplice ignoranza (quando
> si fattura a traffico ai clienti...).

Oh, bene, un nome, quindi possiamo discutere di casi reali. Come dicevi
prima? Ridicolo! Appunto... parlando di Interbusiness ti preoccupi dello
spamming? Ci sono troppi avvocati in lista perche' possa esprimere
"compiutamente" il mio pensiero ;-) La frase e' un po' abusata, ma lo
spamming e' un sintomo, non la
vera malattia.

>  >penso siamo tutti d'accordo che l'analisi dello spamming,
>  >avulsa dal suo contenuto pubblicitario o truffaldino non abbia senso
> Invece no. La definizione di spam è "unsolicited bulk email", e quindi
> il suo contenuto è irrilevante.

Anche la definizione di "sparo" e' "colpo d'arma da fuoco" ma fa una
bella differenza se sei in un poligono con una sagoma davanti (e magari
sei un poliziotto) o se hai una calzamaglia in testa e davanti hai un
cassiere di banca.
Se interpretiamo alla lettera che facciamo? Togliamo il porto di mail a
tutti quelli che sbagliano indirizzo tre volte di seguito? Il contenuto
ti fa capire "cui prodest" e da dove arriva il sostegno per un'attivita'
che, ricordiamoci bene, ha un costo e quindi deve avere dei ritorni.
Scusa se mi dilungo con gli esempi, ma tempo fa un amico Isp fu
bersagliato dai colleghi perche' si era prestato a registrare "un po' di
domini" per conto terzi. La difesa era che "tanto lo avrebbe fatto
qualcun altro, ed anzi la fila dei pretendenti era piuttosto lunga" ed
io non potei che dargli ragione, si trattava di un falso bersaglio. Non
voglio dire che con certe azioni finiremmo solo per togliere lavoro ad
Isp italiani per darlo ad Isp stranieri, ma la soluzione del problema
non sta certo nel definire cosa e' spamming e come sanzionarlo, a meno
che riteniamo irrilevante il fatto che la soluzione ci trovi o meno
"viventi" :)
>  >dialler su 709 o numeri internazionali), che non il fastidio di premere

>  >un delete in piu' per cancellare una mail non
>  >desiderata.
> Se per te non è un fastidio posso mandarti anche il mio spam, a che
> indirizzo vuoi riceverlo?

Per me non e' un fastidio ma un lavoro, puoi rigirarlo su mc a sinet.it,
grazie.

ciao
giorgio


> --
> ciao,
> Marco



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